Martedì 20 Novembre 2018
   
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MARTUCCI E IL BUSINESS DEI RIFIUTI. VIDEOINTERVISTA.

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Ritorniamo a ragionare sui numerosi risvolti della questione Contrada Martucci attraverso l’intervista rilasciata da Gianni Nicastro, coordinatore del Comitato Salute e Ambiente del Sud-Est barese.

Il primo aspetto analizzato è il costo sostenuto per l’attuale ciclo di gestione dei rifiuti: ogni Comune dell’Ato BA 5 paga una cifra superiore agli  80 euro per tonnellata, in ragione di un passaggio alla biostabilizzazione imposto dal commissario delegato Nichi Vendola. Infatti, il 7 gennaio 2010, Vendola – autorizzando la partenza dell’impianto di biostabilizzazione – dimenticava l’avvio in parallelo della produzione di CDR (Combustibile da Rifiuto) e vanificava la prospettiva di pagare i 58 euro a tonnellata stabiliti nel contratto.

Ci si domanda poi se la chiusura della discarica, per paradosso, non possa diventare un serio problema per le finanze pubbliche. L’assessore regionale Lorenzo Nicastro è stato fin troppo chiaro: una volta raggiunte le volumetrie previste dall’A.I.A., la discarica Lombardi dovrà chiudere e, poiché gli impianti non sono in condizione di partire, i Comuni dovranno trovarsi un’altro posto dove sversare i propri rifiuti. L’unico intoppo di questo ragionamento sta in un trascurabile dettaglio: nel nostro bacino non esiste nessun’altra discarica. Se la logica non tradisce, saremo, quindi, costretti a portare i rifiuti fuori bacino o addirittura fuori Provincia, con un esborso doppio rispetto a quello sostenuto oggi. L’alternativa è il rischio di una situazione emergenziale di tipo campano o palermitano.

Questi impianti, che avrebbero dovuto risolvere i problemi dei rifiuti in base ai principi di economicità, efficienza e trasparenza, finora sono stati solo un ottimo investimento per i privati. Vi abbiamo dimostrato come di economico ed efficiente – almeno per i cittadini – ci sia molto poco; nella seconda e ultima parte dell’intervista, ricostruendo la vicenda dell’appalto e delle successive sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, metteremo in dubbio anche il principio di trasparenza. Come anticipazione basti il nome del presidente della Co.La.Ri, Manlio Cerroni.

 

 

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