Venerdì 16 Novembre 2018
   
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CERRONI, I NOSTRI RIFIUTI, IL GASSIFICATORE DI MALAGROTTA

Manlio_Cerroni
  
Dall’8 giugno scorso circola nel Sud-Est un nome sconosciuto ai più, ma abbastanza noto a chi si intende di spazzatura, gare d’appalto e società a scatole cinesi che ruotano intorno alla gestione dei rifiuti in Italia. E’ il nome di Manlio Cerroni, il re di Malagrotta, una contrada a pochi chilometri da Roma, tristemente famosa per il buco, cioè la discarica di rifiuti urbani, più grande d’Europa in cui sono smaltiti i rifiuti della capitale, dei suoi due aeroporti e quelli della Città del Vaticano.
  
 
«Un ridicolo monumento alla pigrizia e alla stupidità umana, al cattivo governo», così in una intervista Paul Connett -docente di chimica ambientale presso l’Università St. Lawrence di New York- ha definito la discarica “cerroniana” di Malagrotta.
Connett, una autorità internazionale in tema di rifiuti e inceneritori, di quella discarica ha detto ancora che «non dovrebbe esistere» e che Cerroni stava «peggiorando le cose con la costruzione di un inceneritore-gassificatore». «Invece di spendere tanti soldi per finanziare questo inceneritore, arricchendo ulteriormente il sig. Cerroni -ah aggiunto il professore newyorkese- Roma dovrebbe con urgenza andare verso la raccolta differenziata porta a porta in tutta la città e non soltanto in alcune zone».

GIA’, LA DIFFERENZIATA
Connett, come era prevedibile, non è stato ascoltato e Cerroni -che ha buoni amici in Vaticano, a destra e a sinistra- il gassificatore nel ’08 lo ha costruito e “sarà probabilmente a regime nel corso del 2010”, si legge nel Rapporto Rifiuti 2009 dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA, ex APAT). Mentre ad Albano Laziale, sempre Cerroni, ha già avuto l’AIA (autorizzazione integrata ambientale) per la costruzione di un altro gassificatore e, pare, abbia anche rilevato, dal locale Consorzio GAIA, l’inceneritore di Colleferro. Sta progettando la realizzazione di altre due discariche in due cave dismesse, una a Riano e l’altra a ridosso della capitale. Senza contare la sua presenza all’estero: Francia, Brasile, Norvegia, Australia.

Con un personaggio del genere che chance ha la raccolta differenziata a Roma e nel Lazio?
Nella città eterna su 1.765.958 tonnellate di rifiuti prodotti nel 2008 si è differenziato il 17,4%. La regione Lazio, che come la Puglia ha vissuto gli stessi anni di commissariamento dei rifiuti, ha una raccolta differenziata al 12,9% su una produzione di rifiuti nel ’08 di 3,34 milioni di tonnellate gran parte delle quali smaltite in discarica. “In termini assoluti -scrive ancora l’ISPRA- il Lazio si conferma la regione che smaltisce in discarica la quantità maggiore di rifiuti, oltre 2,8 milioni di tonnellate (...). La sola provincia di Roma smaltisce in discarica 2,1 milioni di tonnellate di rifiuti, quasi 1,5 milioni dei quali nel comune di Roma”, cioè a Malagrotta, nella discarica di Cerroni.

Con un divoratore di rifiuti, da seppellire o bruciare, come Manlio Cerroni nei paraggi è difficile che la raccolta differenziata raggiunga le percentuali di cui parla  la legge in Italia. Al nostro, infatti, la differenziata lo spaventa a tal punto che teme di rimanere senza rifiuti per le sue discariche e i suoi termovalorizzatori.

Il 15 giugno scorso, alla Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, Cerroni, in riferimento agli inceneritori laziali, dice: “Tuttavia, io penso che quando il cerchio sarà chiuso e, probabilmente, si farà la raccolta differenziata, non al 50/60 %, come dicono, ma solo al 35 %, noi dovremo importare i rifiuti, perché non ce li abbiamo”.
Più avanti corregge appena il tiro dicendo che “se noi riusciamo, almeno a livello di Roma, a raggiungere il 35 per cento di raccolta differenziata effettiva, ossia se posto 100, 65 chili sono di indifferenziata e 35 ritornano in ciclo, sarà un evento eccezionale”.

Quindi, se proprio la si deve fare sta raccolta differenziata l’importante è che almeno 65 chili su 100 rimangano a lui in modo che ne seppellisca una parte nelle sue discariche e ne bruci l’altra nell’inceneritore di Colleferro e nei gassificatori di Malagrotta e Albano.

Ma uno così, che naviga in un mare di spazzatura grazie alla quale “ha creato un impero da due miliardi di euro”, che “fattura 800 milioni l'anno (L’Espresso 25 luglio ’08)”, che viene a fare in contrada Martucci a Conversano?

IL CDR PUGLIESE IN ALBANIA
C’è da dire che l’interesse di Cerroni per la Puglia risale al 2004, quando all’allora presidente della giunta regionale pugliese propose la via albanese al CDR  (combustibile derivato da rifiuti) che si sarebbe prodotto nella nostra regione.

Audito dalla Commissione parlamentare prima citata, questa volta in una seduta del 28 settembre ’04, Cerroni parla di un “termocombustore Martin da 1500 tonnellate” al giorno che lui e suo nipote stavano pensando di costruire in Albania. “Questo progetto -si legge nei verbali di quella commissione- nasce perché il nostro gruppo ha presentato alla regione Puglia la richiesta che gli siano assegnati i sette impianti di trattamento dei rifiuti che prevedono la produzione di CDR e la sua collocazione da parte dell'imprenditore”. “Potrebbe essere interessante -continua l’audito- proporre alle commissioni un combustore tra Tirana e Durazzo al quale possa essere trasferito da Bari il CDR delle Puglie”. “Realizzare un combustore ancorato al CDR delle Puglie, questa è, come risulta dagli atti, la proposta che abbiamo avanzato alla regione Puglia”.
Insomma, Cerroni voleva che gli venisse “assegnato il trattamento dei rifiuti” dell’intera Puglia, dopodichè “questa regione non avrebbe” avuto più nessuna preoccupazione circa lo smaltimento dei suoi rifiuti.

Una proposta oscena nei contenuti, questa di Cerroni, e assurda nella pratica, perchè fatta due mesi prima che fossero espletate le dieci gare d’appalto per la costruzione e la gestione del sistema impiantistico dei rifiuti in Puglia, gare bandite da Raffaele Fitto a dicembre del 2003, in cinque delle quali Cerroni sapeva di aver partecipato con la sua COLARI.
Pur volendo la regione non avrebbe potuto dargli la gestione di sette impianti di CDR che erano oggetto di gare d’appalto in via di esecuzione, questo dimostra la spregiudicatezza del soggetto. Cerroni alla fine vince solo la gara relativa al bacino BA/5, il resto della storia è noto.

LA SPAZZATURA DEL BA/5 FA GOLA
Sembrerebbe che, nonostante tutta la spazzatura laziale a disposizione, il Cerroni sia a corto di CDR, lo stesso tipo di combustibile che avrebbero prodotto la Marcegaglia e Lombardi nella piattaforma industriale costruita a Conversano.

Dai verbali della recente seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta, quella del 15 giugno citata prima, nella quale Cerroni è stato nuovamente sentito, viene fuori un quadro del ciclo dei rifiuti nel Lazio esattamente opposto a quello della Puglia. Lì ci sono i termovalorizzatori e i gassificatori (4 con diverse linee di incenerimento) ma manca il CDR che solo fornisce chilowattora pagati con i famigerati e allettanti Cip/6, cioè soldi pubblici; qui, invece, si prevede tanto CDR e nessun termovalorizzatore, se si esclude quello attivo, ma già saturo, della Marcegaglia a Massafra (TA).

Nel Lazio ci sono inceneritori che, per questioni ambientali, possono bruciare solo CDR”, è in sintesi quando ha detto a Cerroni il senatore Candido De Angelis che presiedeva quella Commissione parlamentare. «Un'altra anomalia nella nostra regione -ha aggiunto- perché abbiamo, tra l'altro, una produzione di CDR ridicola rispetto ai fabbisogni».

Il sindaco di San Vittore (FR), città che ospita un inceneritore di proprietà comunale, sentito quello stesso giorno dalla Commissione, ha detto che lì anche loro hanno problemi col CDR. “Sono fermamente convinto che oggi il CDR proveniente da Colfelice non è sufficiente a sostenere il termovalorizzatore. Se non è sufficiente oggi con un solo termovalorizzatore, si può immaginare che non lo sarà domani con due (...)”. Anche se “si adottino oggi tutti i rimedi opportuni per trovare la possibilità di produrre CDR, sicuramente -ha aggiunto il sindaco- non ne avremo a sufficienza per il termovalorizzatore di San Vittore del Lazio”. “Siamo enormemente infastiditi e preoccupati -conclude- perché bisogna comunque bruciare, non ci sono alternative; ma dove prenderanno il materiale? Proverrà da altri posti”.

Anche Cerroni ha bisogno del CDR, perchè bruciare il rifiuto tal quale -come fanno in Emilia Romagna e in Lombardia- non conviene. I suoi gassificatori possono essere alimentati “anche a rifiuto tal quale -dice il re di Malagrotta- ma la produzione di energia, cioè la centrale elettrica, anziché 40 megawatt, ne genererà 5-4. Questo è il punto”.

Mi viene da pensare che facciamo gli impianti (inceneritori, n.d.r.) col CDR solamente per i CIP6” gli fa eco il presidente De Angelis, andando dritto al nocciolo del  problema.

Nessuno in quella Commissione, tanto meno Cerroni, è riuscito a spiegare il motivo per cui con tutti quei rifiuti e 7 impianti di produzione di CDR a disposizione, questo combustibile sia così carente nel Lazio. E’ difficile, anche, comprendere il forte gap che c’è fra le potenzialità di quei 7 impianti  (1.763.830 t/anno), le quantità di rifiuto indifferenziato trattato (634.000 t, solo il 36%) e il CDR prodotto (144.600 t, dati ISPRA 2009). Tanti rifiuti, grandi potenzialità di lavorazione, bassissime quantità di CDR prodotte a fronte di 4 forni perennemente affamati di combustibile. Sembrerebbe che qualcosa non quadri in quella regione.

Cinque impianti di CDR su sette si trovano nella provincia di Roma, probabilmente sotto il diretto, o indiretto, controllo di Cerroni: perchè il sig. Manlio non si dà lui da fare a produrre CDR?
Se non si vuole pensare che quegli impianti siano tecnicamente fallimentari, ci sarebbe da ipotizzare che Cerroni e altri imprenditori come lui non vogliano sottrarre rifiuti alle loro lucrose discariche (ce ne sono 6 in provincia di Roma e altre 2 che lo stesso Cerroni starebbe per reali zzare). Mantenere inalterato il flusso dei rifiuti nelle discariche e imbarcare i lauti proventi economici dei CIP/6 bruciando il CDR di altre regioni, questo potrebbe essere l’obiettivo.
L’impianto costruito dalla Marcegaglia a Conversano è capace di produrre circa 70.000 tonnellate di CDR l’anno, molto più di quanto siano stati capaci di fare, sino ad oggi, gli impianti laziali singolarmente presi.

Uno scenario alquanto verosimile quello del CDR conversanese portato nel Lazio, scenario che farebbe schizzare verso l’alto le tariffe di conferimento dei nostri rifiuti agli impianti in contrada Martucci, a quel punto diventati di Cerroni.

Un aumento, dovuto al trasporto e allo smaltimento del CDR nel gassificatore di Malagrotta, così vertiginoso da far girare la testa ai sindaci e ai cittadini dei 21 comuni del Sud-Est barese.

Commenti 

 
#1 Lombardi Scatologia 2010-07-27 21:02
a tal proposito vedasi la puntata L'ORO DI ROMA di Report del 23.11.2008
www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243^1081106,00.html

Il 24 giugno 2008, dopo 9 anni di commissariamento straordinario, la regione Lazio è uscita finalmente dall'emergenza con un nuovo piano per i rifiuti che prevede, entro il 2011, la realizzazione di alcuni gassificatori. La commissione europea era sul punto di sanzionare l'Italia perché l'ultimo piano rifiuti che mancava era proprio quello della regione Lazio che ha un bilancio disastroso: solo il 14% di raccolta differenziata contro il 42% della Lombardia.
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