Lunedì 19 Novembre 2018
   
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UN PAIO DI COSETTE CHE CONVERSANO DOVREBBE SAPERE

inceneritore-brescia

Seguo con interesse ed apprensione la vicenda della discarica di Conversano. L’apprensione è giustificata non solo dai problemi direttamente legati alla discarica (evidenziati in maniera eccellente dalle associazioni ambientaliste locali), ma anche dalla possibilità che quello che a Conversano si sta ora vivendo sia una sorta di “prequel” di film già visti in altre zone d’Italia.

La sensazione si è improvvisamente concretizzata leggendo una intervista ad un consigliere comunale (Nico Mottola, Pdl, http://www.conversanoweb.com/politica/1208-mottola-la-sinistra-manifesta-contro-se-stessa.html), che riporto testualmente: “avremmo dovuto giocare d’astuzia e far scoppiare l’emergenza lo scorso anno, quando abbiamo ricevuto i rifiuti del bacino leccese. In tal modo avremmo avuto l’intervento della Protezione Civile che poteva definitivamente sistemare le cose, così come è successo a Napoli e in Campania. Ad oggi, l’unica soluzione – e di questo sono sempre più convinto – è chiudere il ciclo degli impianti complessi di Contrada Martucci con un termovalorizzatore di nuova generazione. E non si tratta di credere al consigliere Mottola, chiunque può informarsi sulla realtà bresciana, dove un termovalorizzatore fornisce, in tutta sicurezza e gratuitamente, acqua calda a 80mila famiglie”. 

Tralascio le considerazioni sul “giocare d’astuzia”, preferendo sottolineare come il meccanismo da sfruttare sia sempre il solito: quello dell’emergenza. Il palcoscenico più recente (al quale fa riferimento il consigliere del Pdl) è stato quello di Acerra. La sequenza logica è sempre la stessa: si crea il “problema rifiuti” e si fa passare come “inevitabile” la scelta di un inceneritore. Il concetto di emergenza viene utilizzato per far passare decisioni che altrimenti avrebbero enormi difficoltà a passare. Quando non basta, come è accaduto ad Acerra, si fa persino ricorso all’esercito per far accettare agli ottusi ambientalisti la decisione imposta unilateralmente.A quel punto poco conta che i responsabili della vergognosa gestione dei rifiuti siano amministratori pubblici incapaci di superare misere percentuali di differenziata o di ridurre la produzione di talquale.

La formula magica è sempre la stessa: l’inceneritore è indispensabile a “chiudere il ciclo dei rifiuti”. La menzogna è che nella maggior parte dei casi quel ciclo non si è mai neanche aperto. La legge (D.Lgs. 22 del 5 Febbraio 1997) prevede l’utilizzo degli inceneritori solo se inseriti alla fine di un percorso che inizi con una valida raccolta differenziata, nel rispetto delle percentuali previste. Ad Acerra, come a Conversano ed in buona parte della nazione, la percentuale di raccolta differenziata non raggiunge il limito minimo imposto dalla legge, essendo vergognosamente bassa. E la cosa tragica è che dove vengono costruiti inceneritori (come Brescia), la differenziata non interessa più a nessuno, perché si hanno altri obiettivi da raggiungere,  non certo riguardanti il bene comune.

Secondo ARPA Lombardia (http://ita.arpalombardia.it/ita/RSA_2008-2009/index.asp) Brescia è la città lombarda che produce più rifiuti (1.67 Kg/ab/giorno), che ha una raccolta differenziata tra le più basse della regione (penultimo posto, 35.8%), che incenerisce più rifiuti e che produce più particolato (3161 t/anno di PM10, una enormità. Persino più di Milano, che produce 3388 t/anno). Se poi analizziamo le mappe di distribuzione spaziale degli inquinanti nel nostro paese (http://www.msceast.org/countries/show_map.php4?country=Italy&pollutant=PCDD&type=emis), scopriamo che in Italia le due zone con le maggiori emissioni di diossine sono Taranto (grazie all’ILVA) e Brescia. Nelle emissioni di piombo, cadmio e mercurio, invece, Brescia non condivide primati con nessuno. Sarà per il suo inceneritore ?

mappa_inquinamento

È inoltre opportuna una domanda: considerata la legge, se negli inceneritori dovrebbe essere bruciato solo ciò che rimane dopo una adeguata raccolta differenziata (il CDR), cosa ci bruceranno per renderli economicamente vantaggiosi? Potremmo chiederlo agli abitanti di Colleferro, che sarebbero lieti di spiegarci perché il loro inceneritore è stato sequestrato. Ad Acerra sono stati più furbi, prevedendo per decreto di bruciare anche rifiuti indifferenziati, con enormi e pesanti potenziali ricadute sui livelli di inquinanti della zona. Accadrebbe la stessa cosa per Conversano?

L’Italia è al terzo posto in Europa per numero di inceneritori, ma per i gruppi privati che li costruiscono e li gestiscono (sfruttando finanziamenti pubblici) non ce ne sono mai abbastanza. Per gli italiani questa non è proprio una fortuna, a giudicare dalla cronaca degli ultimi due anni di attività degli inceneritori italiani: inceneritore di Terni sequestrato a gennaio 2008 per chimici dispersi in atmosfera e nel fiume Nera; inceneritore di Maglie chiuso a marzo 2009 per contaminazione ambientale da diossina; inceneritore di Colleferro sequestrato a marzo 2009 per contaminazione ambientale da diossina e smaltimento rifiuti pericolosi; inceneritore di Montale messo sotto inchiesta a marzo 2009 per superamento limiti da diossina. Le emissioni dell'inceneritore di Acerra, quello che secondo Berlusconi "inquina meno di tre auto di media cilindrata" hanno iniziato abbondantemente a sforare i limiti di emissioni per il particolato, come comunicato dall'ARPAC il 15 maggio 2009 e riportato dal "Sole 24 ore" del 27 maggio 2009. In meno di un anno nella zona dell’inceneritore di Acerra le emissioni di particolato sono state triple rispetto a quelle consentite dalla legge.

Nonostante questo, le ecoballe campane continuano a restare lì dove sono, dopo aver fruttato un bel po’ di soldini a chi le ha prodotte (“gli eroi” di Impregilo http://www.facebook.com/note.php?note_id=65627204677), sapendo di non poterle smaltire (http://www.napolionline.org/new/ecoballe-e-diossina-la-partita-da-500-milioni), e continua ad usarle per i propri interessi (http://www.blitzquotidiano.it/ambiente/campania-ecoballe-usate-come-garanzia-per-la-costruzione-del-ponte-di-messina-231870/), mentre, nonostante tutto, la terra dei fuochi continua inesorabilmente e vergognosamente a bruciare (http://www.laterradeifuochi.it/).

inceneritore-modugnoSe poi guardiamo la cosa dal punto di vista sanitario, la costruzione di un inceneritore è un pericolo da scongiurare a qualunque costo. Nello studio di impatto ambientale dell’inceneritore Marcegaglia di Modugno, gli stessi proponenti al paragrafo 4.4.2 scrivono, riguardo agli “effluenti gassosi dal camino: sebbene l’impianto in progetto abbia adottato le migliori tecnologie di combustione e di trattamento delle emissioni, le emissioni di inquinanti determineranno un’interferenza significativa e permanente a livello locale.”

L’interferenza permanente è dovuta non tanto al fatto che questi impianti hanno una durata media di vita di circa 20 anni, quanto alle caratteristiche fisico-chimiche di alcuni degli inquinanti emessi (diossine, PCB, metalli pesanti). Questi, infatti, oltre ad essere tossici (leggasi cancerogeni), non sono biodegradabili, e dunque si accumulano progressivamente ed irreversibilmente nell’ambiente e nella catena alimentare. Di fronte alle pesanti conseguenze dell’inquinamento da inceneritori sulla salute dei residenti (dimostrate da numerosi studi epidemiologici), passano in secondo piano persino problemi come le abnormi emissioni di CO2 e l’impegno economico dei residenti. Secondo stime dello stesso proponente, l’inceneritore che il gruppo Marcegaglia vorrebbe costruire a Modugno produrrà circa 18,55 t/h di CO2, pari a circa 139.125 t/anno.

Questo è un problema da non ignorare in una nazione già incorsa in sanzioni per l’inadempienza degli impegni di Kyoto ed in una regione nella quale il 60% delle imprese inserite nel Pna (piano nazionale di allocazione quote di CO2) producono emissioni inquinanti che già superano del 16.3% la quota stabilita, e dove gli inceneritori previsti (almeno quelli non mascherati da cementifici o da centrali a biomasse) sarebbero almeno tre (esclusa Conversano). Oltre al danno, chi ha un inceneritore vicino casa subisce anche la beffa dell’aumento della tassa sui rifiuti. Come noto, la termovalorizzazione è infatti la procedura di smaltimento dei rifiuti in assoluto più impegnativa dal punto di vista economico. A questo si deve aggiungere il costo economico ed ambientale dello smaltimento delle scorie prodotte (circa il 20% del peso dei rifiuti inceneriti).

Così come a Conversano si stanno mettendo le cose, ed a giudicare dalla riportata volontà di “giocare d’astuzia”, la possibilità che nell’area di Conversano propongano la costruzione di un inceneritore è una evenienza altamente probabile. Per questo i residenti devono essere consapevoli che, in realtà, quando un amministratore arriva a costruire un inceneritore, certifica la propria incapacità ad utilizzare davvero i rifiuti come risorsa. E, soprattutto, devono informarsi sulle conseguenze di tale decisione, per essere pronti a far valere in ogni sede e con ogni mezzo consentito i propri diritti civili ed a pretendere la tutela del bene pubblico, perché una alternativa esiste. Basta volerla.

Commenti 

 
#12 senzapelisullalingua 2010-09-06 19:45
sempre x mottola

http://www.pupia.tv/notizie/0003372.html
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#11 senzapelisullalingua 2010-09-06 18:28
fresco fresco di giornata

http://www.unonotizie.it/9862-inceneritori-di-brescia-e-parma-impianti-talmente-tecnologici-e-moderni-che-e-severamente-vietato-tutto-nei-terreni-circostanti.php
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#10 Nicastro Gianni 2010-09-06 15:04
Vorrei spostare un attimo l'asse della discussione.

Sul fatto che gi inceneritori siano impianti deleteri per la salute e l'ambiente, ci sono in campo diverse opinioni, tutte rispettabili.
Per quel che mi riguarda condivido pienamente la tesi de dott. Di Ciaula. Sull'inceneritoe di Brescia, modello di efficienza per il consigliere Mottola, Marino Ruzzenenti, docente di italiano che da anni vive e lavora a Brescia, ha pubblicato nel '04 un illuminate libro, "L'Italia sotto i rifiuti", che -con dati e documenti uffuciali alla mano- documenta l'impatto di quell'impianto sulla gestione dei rifiuti, sulla raccolta differenziata (RD), sull'economia e sull'ambiente.

La domanda a cui bisognerebbe rispondere è, ritengo, la seguente: un inceneritore è utile al ciclo e alla gestione dei rifiuti?
Io ritengo di no, per motivi molto semplici.

1. E' un impianto che non risolve l'emergenza, ci vogliono da 2 a 3 e a volte anche 5 anni per costruirlo, se si mettono contro le popolazioni (ad Acerra l'inceneritore è stato pianificato nel '03).
2. Abbatte volume e peso dei rifiuti in ingresso del 70% se si tratta di tal quale, dell'80% circa se si tratta di CDR di qualità. La restante percentuale è cenere -sottile e pesante- altamente tossica che va messa in discarica (a valle di un inceneritore, dunque, c'è sempre una discarica). E c'è da considerare che quel 70-80% non è che scompare, viene trasferito
sottoforma di gas e polveri nella discarica più grande del mondo: il cielo.
3. Un inceneritore è una centrale di produzione di energia elettrica, anzichè bruciare carbone, metano, oliocombustibile, brcia rifiuti.
Una gestione dei rifiuti che abbia l'inceneritore a valle del ciclo può permettersi il lusso della iduzione dei rifiuti a monte (che tra l'altro è un obbligo di legge)? Credo sia difficile, perchè sarebbe come se la Federico II di Brindisi attuasse politiche di riduzione del carbone.
4. Il 26,4% dei comuni in Italia ha una RD che va dal 50 al 70%. Poi c'è un altro 4,7% che differenziano oltre il 70% (rapporto rifiuti ISPRA, ex APAT, 2008). Ci sono, poi, i comune del consorzio Priula (TV/2) che arrivano a diferrenziare l'85% dei loro rifiuti, a ridurre quindi il loro volume più di quello che farebbe un inceneritore, senza inquinare e producendo energia sottoforma di risparmio energetico che deriva dal recupero delle materie prime seconde.

In conclusione, se il problema è ricavare energia dai rifiuti un incenertore potrebbe starci, anche se il bilancio energetico, come è riscontrabile nella letteratura di settore, è qui molto in perdita rispetto al recupero di materia.
Se, invece, con un inceneritore si vuole risolvere il problema dei rifiuti, credo si faccia una scelta inappropriata perchè questo problema si può tranquillamente risolvere con sistemi alternativi e molto più efficienti, sia sul piano del recupero energetico, che su quello della tutela dell'ambiente e della salute.
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#9 senzapelisullalingua 2010-09-06 13:42
qualche video del dott. Ciaula

http://www.youtube.com/watch?v=fwZIQqwqKS8
http://www.youtube.com/watch?v=9ZDgw7QmPDw
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#8 Agostino Di Ciaula 2010-09-06 02:07
@Nico Mottola.
- mi permetto di ritenere che un "amministrazione seria" debba cercare di risolvere il problema dei rifiuti iniziando da politiche mirate alla loro riduzione ed all'incremento della differenziata, portandola almeno entro i limiti richiesti dalla legge. Questa semplice esigenza di legalità è cosa possibile, come dimostrato nei fatti da numerose amministrazioni comunali italiane (per non parlare della situazione all'estero). credo che questa sia, come Lei l'ha definita, "la vera scommessa".
- i cosiddetti "termovalorizzatori" non sono impianti industriali come altri. Sono laboratori chimici in grado di sintetizzare ex novo dai rifiuti circa 200 specie chimiche diverse, la maggior parte delle quali altamente nocive per la salute.
- riguardo al nesso tra termovalorizzatori e malattie mi permetto di pensarla diversamente da Lei, questo è bene dirlo, basando la mia opinione su decine di lavori scientifici pubblicati su riviste internazionali. Sono pronto ad elencare, se Lei volesse, le referenze più significative pubblicate negli ultimi dieci anni. Le sarei grato se Lei volesse fare altrettanto con le Sue fonti scientifiche, che sono disponibile ad esaminare con attenzione. La prego di spedirmi i lavori in Suo possesso (escludendo l'opinione personale del presidente di federambiente) per mail ().
- a proposito di Brescia, se "ridurre il livello di inquinamento" significa produrre 3161 t/anno di PM10 ed essere una delle città più inquinate d'Europa, allora è evidente che qualcosa non funziona.
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#7 senzapelisullalingua 2010-09-06 01:10
"ma anche di essere responsabile e cioe' di distruggere quei rifiuti che produce."
E daglie Mottola.
NULLA SI CREA NULLA SI DISTRUGGE TUTTO SI TRASFORMA.
E' così elementare no?
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#6 senzapelisullalingua 2010-09-06 01:08
Caro Mottola come vedi ne devi fare di strada per inziare a parlare di gestione rifiuti. Lascia stare la politica (quella seria).
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#5 danielepasquale5@gmail.com 2010-09-05 23:09
Nico, scusami se mi permetto di usare un tono colloquiale così poco consono con te ma, giacchè in bene o in male, abbiamo un rapporto di rispettosa conoscenza da 20 anni, ti parlerò come ad un amico che non ho mai perso di vista.
Perchè non cogli davvero l'invito che ti ho fatto in un altro post?
Organizziamo un dibattito pubblico ed evitiamo di buttarla in polemica sterile.
Se il percorso che tu vuoi si tracci per il futuro del nostro paese è questo, dacci almeno l'occasione affinchè, io ed i cittadini interessati, si possa ascoltare e valutare i motivi per cui la tesi dell'esigenza di un inceneritore ti convince (spero solo sia supportata ed avvalorata da dati incontestabili ...).
Tu però, presta la tua "democratica" attenzione a quella tesi, opposta alla tua, che, io ed altri, riconosciamo come l'unica conciliabile con il desiderio che dovrebbe guidare tutti: garantire un futuro pulito a questo territorio.
In sintesi, io, e penso molti altri ancora, vorremmo che l'amministrazione che ti vede protagonista, promuova in maniera risoluta ed immediata la raccolta differenziata.
Del resto era pur sempre uno dei punti di forza del vostro programma ...
Le facili soluzioni, tu sai, non sono così indolori.
Le si valutino almeno .... informando i cittadini dell'improvviso cambio di direzione.
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#4 Martin Pescatore 2010-09-05 21:30
Spero vivamente che il cons. Mottola legga questo importante articolo e tragga le conclusioni. Se è vero come dice che vuole lasciare ai giovani un mondo migliore ritorni sui propri passi. Chi ammette di aver sbagliato,spesso, si rivaluta e gode di più considerazione
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#3 nico mottola 2010-09-05 21:06
Per il Dott. Agostino Di Ciaula e Pasquale Daniele:
Noi abbiamo visto dalle immagini quello che è accaduto in Campania, dove i rifiuti hanno sommerso le strade e insieme alle strade hanno sommerso la credibilità dei politici. Ora io credo che il politico abbia il dovere di ascoltare i cittadini, di confrontarsi con i cittadini. Poi arriva un momento dove il politico deve decidere. E noi dobbiamo decidere di cercare di risolvere il problema dei rifiuti per come puo' fare una Amministrazione seria. Ora e' evidente che il termovalorizzatore e' un impianto industriale e tutti gli impianti industriali vanno monitorati e verificati. Bisogna stare attenti tutte le fabbriche possono creare dei problemi. Ma il termov. in quanto tale è un normale normalissimo impianto come tutti gli altri e' come tale deve essere controllato. Con buona pace del Dott. Di Ciaula non c'e' un nesso tra malattie mortali e presenza di un termovalorizzatore. Questo e' bene dirlo. E' evidente che una sorgente di acqua fresca e' meglio che un impianto industriale. Ma e' anche vero che un impianto industriale come un termovalorizzatore e molto molto molto meno inquinante delle macchine diesel o delle macchine del traffico presente a Conversano. Allora qual'e' la vera scommessa? E' quella di controllare i termovalorizzatori, verificare che non ci siano problemi e tentare tutti insieme di fare uno sforzo per fare finalmente un passo in avanti, non una polemica. La comunità scientifica ci autorizza a fare i termovalorizzatori, bene non disperdiamo energia e proviamo a cambiare l'ambiente. Dobbiamo cercare di cambiare gli usi e i costumi dei cittadini, andare a prendere macchine meno inquinanti andare a scommettere su forme di energia rinnovabile, questa e' la vera sfida. Ripeto esiste una normativa europea che autorizza a bruciare quella parte di rifiuto che non si riesce a differenziare e a recuperarne il potere calorico. Da una ricerca risulta che autorevoli studi internazionali certificano che il livello di inquinamento di un termovalorizzatore non e' superiore a quello di un normale impianto industriale. Secondo il Presidente di Federambiente la termov. garantisce un controllo maggiore ed emissioni nettamente inferiori rispetto ad una qualunque discarica sopratutto se si pensa al traffico cittadino o al riscaldamento. A Brescia l'impianto di termov. ha consentito di ridurre il livello di inquinamento perche' grazie al calore recuperato dai rifiuti ha sostituito quello di numerose caldaie domestiche tra le maggiori responsaili delle emissioni nocive. Io personamente non voglio che questo territorio sia condannato alla emergenza io voglio che la nostra comunità sia in grado di ridurre il numero dei rifiuti sia in grado di raccogliere i rifiuti in maniera maggiormente differenziato, ma anche di essere responsabile e cioe' di distruggere quei rifiuti che produce.
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#2 p.laricchiuta 2010-09-05 18:39
@ nico mottola:

uno dei suoi ultimi interventi[ www.conversanoweb.com/politica/1235-qranieri-non-sa-quello-che-dice-il-capogruppo-dalessandroq.html#comments ], in cui affidava la "sinistra" a Beppe Grillo&co., apostrofava le posizioni di chi era contro l' inceneritore come "Pregiudizi ideologici."
Questo articolo sbugiarda le SUE(di lei, per intenderci)supposte verità. E al contempo la sua ignoranza a quel che lei scrive, ignoranza nel senso di NON CONOSCERE affatto l' argomento in questione e quindi, che nel proporre l' inceneritore Vossia o è di parte E IN MALAFEDE o difende un qualche interesse di chi per ora non ci è dato sapere! eppure Citazione:
Ecco perché a mio avviso occorre bloccare i rifiuti ad ogni costo, servono davvero iniziative pacifiche ma che creino clamore. Siamo in netto ritardo. Quando la piazza e i cittadini non si mobilitano, non vuole dire che essi non hanno interesse, significa piu’ semplicemente che sono sfiduciati dalla politica
da circolodellaliberta.myblog.it/archive/2009/07/13/schaiffo-alla-citta-di-conversano-il-caso-anno-dei-rifiuti.html vabbè.... caro Consigliere Mottola faccia1pò di riordino nelle sue idee...
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#1 danielepasquale5@gmail.com 2010-09-05 12:05
L'articolo è del dott. Agostino Di Ciaula autore del libro "La combustione dell'anima. L'Italia delle centrali e degli inceneritori."
Chiunque voglia approfondire la questione e chiedere dettagli e ragguagli circa lo spinoso argomento "inceneritori ed impatto ambientale", sappia che ho raccolto la disponibilità dello stesso ad intervenire in un dibattito pubblico informativo.
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