Venerdì 16 Novembre 2018
   
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BIOSTABILIZZAZIONE IN C.DA MARTUCCI. UNA TRUFFA?

Biocelle
Un processo industriale ha senso se innanzi tutto funziona e se i risultati che raggiunge sono quelli attesi. Se poi l’impianto industriale svolge un servizio di pubblica utilità a cui si accede attraverso una tariffa pagata dai cittadini, c’è anche da chiedersi se a quel costo pagato corrisponde un servizio efficiente. Se poi, ancora, l’utilizzo di quell’impianto industriale viene imposto da una autorità superiore, allora diventa cruciale il rapporto costi-utilità.

Stiamo parlando dell’impianto di biostabilizzazione della “Progetto Ambiente Bacino Bari Cinque S.r.l.”, società dal capitale sociale di 1.000.000 di euro detenuto al 59% dalla Lombardi Ecologia, al 40% dalla COGEAM e all’1% dalla Recuperi Pugliese S.r.l. In sostanza la “Progetto Ambiente” è Lombardi Ecologia, che ne detiene il pacchetto maggioritario; Rocco Lombardi infatti è, della Progetto Ambiente, presidente e amministratore delegato.

Detto questo, tanto per chiarire con chi i comuni del BA/5 hanno a che fare non solo per quel che riguarda la discarica privata, ma per tutto il resto, torniamo all’attacco iniziale partendo dai costi che i cittadini stanno sopportando dal 7 gennaio scorso per il passaggio dei loro rifiuti attraverso il biostabilizzatore.

Il costo effettivo che si evince dalle fatture della Progetto Ambiente e della Lombardi Ecologia è complessivamente di 94,6 €/t (Iva ed ecotassa inclusi), suddivisi in 31,2  €/t  per la biostabilizzazione e 63,4  €/t  per la discarica.
Dalle fatture in questione visionate presso due comuni del bacino, Rutigliano e Conversano, viene fuori un altro dato, molto interessante: la differenza tra la quantità di rifiuti in ingresso all’impianto di biostabilizzazione e la quantità di rifiuti che ne esce destinata alla discarica. Perchè il processo funzioni, quello che esce deve pesare significativamente meno di quella che entra.

Ora, il progetto sulla base del quale è stato costruito l’impianto parla di una “perdita di processo”, cioè di un calo in peso che i rifiuti subiscono nel biostabilizzatore, del 30%. Questo calo è scientificamente descritto nello “Schema a blocchi e bilancio di materia” contenuto nella Relazione generale di quello stesso progetto. Un dato, 30% di calo ponderale, più o meno in linea con la letteratura di settore.

L’Amiu di Bari, ad esempio, il 5 gennaio 2010 ha reso noto i risultati delle prove di collaudo del suo impianto di biostabilizzazione il cui processo ha una durata di 16 giorni, prove eseguite dell’ARPA. Il risultato è stato un “calo ponderale rifiuti 27%”, un “recupero metalli 3%”, dunque, “calo ponderale complessivo a valle dell’impianto: 30%”.

Lo schema della COGEAM citato prima descrive un processo ancora più efficiente di quello dell’Amiu di Bari. In contrada Martucci il 30% di calo ponderale lo dovrebbe fare solo la biostabilizzazione, al quale si aggiunge un ulteriore calo del 2% a causa della eliminazione dei metalli dalla massa dei rifiuti. Il calo complessivo, quindi, qui è del 32% ottenuto addirittura in 7 giorni, meno della metà del tempo che impiega il biostabilizzatore dell’Amiu. Questo dice il progetto degli impianti in contrada Martucci, la cui realizzazione Nichi Vendola ha autorizzato nel ’07 in qualità commissario.

E’ lo stesso ing. Carmine Carella, uno dei progettisti di quell’impianto, a spiegare il bilancio di materia in una intervista rilasciata al quotidiano “il Resto” del  23 maggio 2009: “Il 37 % di quello  che entra -dice l’ing. Carella-  sarà trasformato in Cdr, il 16,8 % del materiale va in discarica, questo è l’RBD (rifiuto biostabilizzato da discarica, ndr). Il 2,7 dell’umido viene raffinato in RBM e comunque va in discarica utilizzato come copertura. Poi abbiamo scarti e metalli non processabili che quantificano all’incirca il 10 %, il resto è praticamente perdita di carico”. Fatti i calcoli la perdita di carico -o di processo- di cui parla qui l’ingegnere della COGEAM è addirittura del 33,5%.

C’è da tener presente un altro dato importante. Questa perdita di peso del 32% (come da schema) il progetto la parametra su una quantità annuale di rifiuto in ingresso agli impianti di 188.705 t che fanno 517 t al giorno, l’intera quantità di rifiuto tal quale che oggi viene conferito quotidianamente in discarica.

C’è, comunque, un riscontro del calo ponderale ottenuto a Conversano, ne parla il biologo dott. Angelo Silvio Polignano nella sua “Relazione conclusiva” delle ultime prove di collaudo fatte a novembre ’09 all’impianto di biostabilizzazione, prove volute dall’ex assessore Pasquale Loiacono perchè le prime prove di collaudo fatte a febbraio di quello stesso anno avevano dato risultati disastrosi, di un impianto che non  funzionava come avrebbe dovuto.

In riferimento all’avvio provvisorio dell’impianto avvenuto  in agosto ‘09 e voluto dalla regione per far fronte all’emergenza rifiuti della provincia di Lecce, il dott. Polignano scrive: “Le quantità di rifiuto tal quale conferite dal bacino LE/3 era di circa 300 t/die. Le perdite di processo registrate alla fine del trattamento, della durata di 7 giorni, risultavano mediamente pari al 27%”. Una perdita di processo straordinaria considerando che avveniva in 7 giorni, l’Amiu a Bari ha ottenuto lo stesso calo ma in 16 giorni.

Se, comunque, a quel 27% riscontrato aggiungiamo il calo del 2% dovuto alla “separazione metalli” che lo schema a blocchi del progetto antepone alla biostabilizzazione, si arriva al 29% di perdita di processo. Non è ancora il dato di cui si parla nel progetto (30% + 2%), però ci si avvicina.

Ma in concreto, oggi, dopo sette mesi di funzionamento della biostabilizzazione, che cosa sta succedendo, qual è il calo che si registra?

Dalle ultime prove di collaudo fatte dal dott. Polignano -che hanno dato un esito positivo circa il funzionamento dell’impianto- non c’è stata nessun altra verifica sia sulla qualità della biostabilizzazione, che sul calo ponderale.
Per capirci il minimo abbiamo analizzato i dati che riportano le fatture prima citate arrivate ai due comuni da gennaio a luglio 2010 (gennaio è un mese di transizione, non  lo abbiamo calcolato).
Tabelle_biostabilizzazione
shema_materia
Come si evince dalle tabelle il calo ponderale effettivo dei rifiuti dopo il processo di biostabilizzazione è molto al di sotto di quello previsto nel progetto e autorizzato.
In una determina dell’ufficio di Polizia Municipale del comune di Rutigliano, a cui fa capo l’igiene urbana, si legge quanto segue: “Il 17% è il tasso presunto di abbattimento del peso dei rifiuti al termine del processo di biostabilizzazione”. Un dettaglio tecnico che, ci dicono da quell’ufficio, è stato comunicato ai comuni dalla Progetto Ambiente con una lettera inviata subito dopo l’attivazione dell’impianto.

Come si vede dai dati, il calo è ancora più basso del presunto 17%. Per i 6 mesi presi in considerazione il dato medio effettivo è di poco più del 15% ed è uguale nei due comuni presi in considerazione, come sono uguali anche la percentuale di calo ponderale mensile al di là della insignificante differenza sui decimali.
Questo significa che il calo la società lo calcola sulla massa complessiva dei rifiuti in uscita, quindi quel 15% medio può tranquillamente essere esteso ai rifiuti di tutti i 21 comuni del BA/5 che entrano ed escono dal biostabilizzatore.

L’impianto di biostabilizzazione, dunque, non sta biostabilizzano così come dovrebbe, sta rivelando tutte le criticità che sono state segnalate da autorevoli pareri tecnici a tempo debito, 2006, in sede di valutazione di impatto ambientale (VIA).

Si ricorderà che il comune di Conversano  a novembre di quell’anno incaricò due tecnici per la redazione delle osservazioni da presentare nella procedura di VIA in corso all’epoca per gli impianti COGEAM. I tecnici incaricati furono il prof. Raffaello Cossu (ordinario di Ingegneria Ambientale all’Università di Padova) e il prof. Francesco Paolo Fanizzi (ordinario di chimica generale ed inorganica presso l’Università di Lecce).

Riguardo al processo di biostabilizzazione così come descritto nel progetto dell’impianto di Conversano, il giudizio di Cossu è stato questo: “Nel valutare le fasi progettuali adottate risulta poco adeguata l’adozione di un tempo di trattamento in tunnel per il rifiuto pari a 7 giorni perchè non assicura il raggiungimento di una adeguata stabilizzazione del materiale al di sotto del limite fissato pari a 800 mg 02/ kg SV*h. Infatti da dati sperimentali risulta che per una adeguata stabilizzazione delle componenti organiche dei rifiuti sono necessari tempi molto più lunghi di quelli considerati nel progetto, soprattutto se il materiale stabilizzato è destinato al deposito in discarica”. “Si consiglia perciò -concludeva in quel passaggio della sua relazione il prof. Cossu- di aumentare i tempi di trattamento biologico in impianto fino al raggiungimento di una completa stabilizzazione...”.

Quell’impianto, dunque, già nasce con delle defaillance non da poco (come dice anche il prof. Fanizzi nell'intervista), soprattutto nei tempi alquanto ridotti di permanenza dei rifiuti nelle biocelle.
Nell’impianto dell’Amiu -come abbiamo detto prima- il processo di biostabilizzazione avviene in 16 giorni, un tempo più del doppio di quello utilizzato nell’impianto della Progetto Ambiente. Non sarà, certo, un caso che il calo ponderale complessivo a Bari -certificato dall’ARPA- è del 30%. E comunque, non si capisce perchè ad agosto ’09 il calo medio riscontrato per la sola bioastabilizzazione era del 27%, un anno dopo è del 15%.
Dello stesso tenore di quella di Cossu è la relazione di Fanizzi, che abbiamo sentito telefonicamente proprio sull’impianto di Conversano, intervista il cui audio pubblichiamo qui sotto.
Tutto porterebbe a ritenere, dunque, che il giro dei rifiuti del bacino BA/5 nell’impianto di biostabilizzazione sia un passaggio inutile, e potrebbero essere non casuali -e neanche fatali- i due fenomeni più avvertiti del degrado in contrada Martucci: la puzza e i gabbiani.

Dovrebbe essere compito dell’ATO, del suo presidente e del comitato esecutivo, chiedere spiegazioni alla società su un calo del peso dei rifiuti in uscita dal biostabilizzatore che non è quello che ci si aspettava, spiegazioni che riferiscano dell’effettivo livello di efficienza della biostabilizzazione, magari verificato da un ente terzo.

Perchè, un rifiuto abbancato ancora putrescibile procura un danno enorme all’ambiente; e perchè un processo che risultasse inutile circa l’obiettivo che lo giustifica vanificherebbe il grande sforzo economico che i cittadini stanno facendo da nove mesi per smaltire i rifiuti negli impianti della Progetto Ambiente e della Lombardi Ecologia, che poi sono la stessa cosa.

Qui, in ultimo, si potrebbe aprire un altro fronte del problema, quello di un certo conflitto di interessi intravedibile tra le due società che gestiscono biostabilizzazione e discarica. Se la società che gestisce la discarica è anche la maggior azionista della società che gestisce l’impianto di biostabilizzazione, questa potrebbe avere interesse a limitare il calo ponderale dei rifiuti perchè arrivino in discarica quante più tonnellate possibili. In sostanza meno funziona il processo di biostabilizzazione, più guadagna la discarica.

Chi paga alla fine sono i cittadini dei 21 comuni del bacino che si sono visti aumentare del 20% la TARSU (è il caso di Rutigliano) proprio a causa del passaggio dei rifiuti nell’impianto di biostabilizzazione della Lombardi Ecologia.

Commenti 

 
#4 Enzo 2011-02-06 12:13
Avrei una proposta per tutti i comuni Pugliesi e Italiani.
Perchè non fornire di una COMPOSTIERA tutte le case e condomini che hanno a disposizione un giardino?
Le persone così farebbero direttamente COMPOST da utilizzarlo nel loro giardino e il comune risparmierebbe tanti soldi di rifiuti da mandare o in discarica o negl'inceneritori o da far raccogliere alle aziende appaltatrici della raccolta differenziata dell'UMIDO.
Ma soprattutto ne beneficerebbe l'AMBIENTE da tutto ciò.
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#3 Enzo 2011-02-06 02:10
E' chiaro che ci sta un certo conflitto di interessi tra le due società che gestiscono biostabilizzazione e discarica. Sicuramente in questo le autorità e gli organi competenti dovrebbero comincaire a mettere mano per evitare che come al solito interessi economici privati abbiano la meglio sull'Ambiente.

Inoltre mi sembra anche abbastanza palese che trattenere 7 gg invece che 16 i rifiuti nelle biocelle, non vengano adeguatamente stabilizzati o trattati biologicamente.
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#2 Vincenzo 2010-09-30 21:06
Se si lasciano ad essiccare al sole di marzo per una settimana, il calo ponderale, risulterebbe superiore al 15%. Effettuare un test del genere è molto semplice, provare per credere!
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#1 MIKE 2010-09-30 00:35
Una sola ma importante precisazione.
La durata del trattamento nei biotunnel di AMIU-Bari ERA di 16 giorni ai tempi del collaudo (con un calo del 30% sempre in collaudo ).
Da qualche mese presso l'impianto di Bari confluiscono anche i rifiuti dell'ATO BA/4, di conseguenza i tempi di trattamento sono stati dimezzati!!
La "bontà" del trattamento in atto, a tempi di permanenza ridotti, è testimoniato dal puzzo insopportabile che si avverte nell'area. Ai lettori ogni commento!!
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