Lunedì 19 Novembre 2018
   
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FONDAZIONE E DISTRETTO: LA REGIONE CONCEDE LA DEROGA

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Ritorniamo a occuparci della “dolina” sita in Contrada Boschetto.

Nell’ultima intervista all’Assessore all’Urbanistica, arch. Walter Scazzetta,  avevamo sollevato le nostre perplessità sulla possibilità (e sulla convenienza economica e ambientale) di realizzare, all’interno di un’emergenza morfologica, la “Struttura socio-assistenziale diurna e residenziale per minori” della Fondazione Martino e il Distretto Socio-Sanitario.

Scazzetta, ricorderete, aveva vincolato tutto al parere del competente Ufficio regionale, cui aveva inoltrato richiesta di deroga. L’atteso responso è arrivato con Deliberazione della Giunta Regionale, la quale rilascia attestazione di compatibilità paesaggistica per entrambi i progetti.

 

DUE PROGETTI, UNA SOLA ISTRUTTORIA – Analizzando la Delibera, non tutto appare chiaro. Apprendiamo, ad esempio, che “essendo le due opere [Distretto e Fondazione Martino] contigue, il competente Ufficio del Servizio Assetto del Territorio ha proceduto all’istruttoria tecnica congiunta delle domande di deroga”.

Dalle descrizioni degli interventi proposti, si evince l’eterogeneità dei due progetti sotto il profilo della tipologia, della tecnica edificatoria e delle volumetrie; dunque è da ipotizzare che altrettanto eterogeneo sia l’impatto di dette opere sulla dolina, un territorio caratterizzato da discontinue debolezze strutturali. Non sarebbe stato più opportuno procedere a una separata disamina, piuttosto che propendere per un “effetto domino”?

 

LE MOTIVAZIONI DELLA DEROGA – Stando alla Delibera di Giunta Comunale (la numero 208 del 02/12/2010), le motivazioni che inducono a richiedere tale deroga sono:

-          la compatibilità con le finalità di tutela e valorizzazione delle risorse paesaggistico-ambientali;

-          la dimostrata assoluta necessità e utilità pubblica:

-          l’assenza di alternative localizzative.

Nulla quaestio su necessità ed utilità. Meno convincente la “compatibilità” del cemento con una dolina (zona che come dispone il PUTT/P è sottoposta a “tutela integrale”) e, soprattutto, l’assenza di “alternative localizzative”. Almeno per il Distretto Socio-Sanitario, non sfugge la presenza di numerosi locali inutilizzati dell’Ospedale dolina1“Florenzo Jaia”, recentemente ristrutturati o, in ogni caso, adeguabili con costi nettamente inferiori ad un'edificazione ex novo. La Regione ci parla di “sanità a corto di risorse”, di piani di riordino necessari a razionalizzare, salvo poi destinare 6 milioni di euro per una “struttura doppione”, che potrebbe trovare la sua più che adeguata sistemazione all’interno del Presidio Ospedaliero, idea che – tra l’altro – proponemmo in tempi non sospetti al Sindaco Lovascio, il quale conveniva sul risparmio di soldi pubblici e s’impegnava a farsene portavoce presso i vertici dell’ASL. Dobbiamo, forse, concludere che si continua ad “investire sul mattone” per poi trovarsi l’ennesima “cattedrale nel deserto”, priva di personale e attrezzature?

 

LA COMPATIBILITÀ E LE PRESCRIZIONI – Nella documentazione trasmessa dall’Amministrazione alla Regione, si “rappresenta che l’aria d’intervento è circondata da maglie quasi completamente edificate di edilizia residenziale privata”. Il tutto suonerebbe come una legittimazione alla prosecuzione della “speculazione”: poiché, in passato, si è concesso di edificare a due passi da una dolina, non si vede motivo per cui non continuare a percorrere la strada maestra. Errore legittima altro errore?

Comunque sia, preso atto che “i progetti, per quanto attiene alla loro localizzazione, interferiscono con l’area di pertinenza di una dolina, peculiarità paesaggistica degna di specifica tutela individuata nella Carta Geomorfologica della Puglia dall’Autorità di Bacino”, la Regione impone il rispetto di quattro prescrizioni utili a “perseguire un miglioramento dell’inserimento paesistico-ambientale delle opere in progetto nel contesto paesaggistico di riferimento”.

Oltre all’indicazione dell’Autorità di Bacino, che suggeriva “l’adozione di adeguati provvedimenti sotto l’aspetto sia idraulico, sia statico, sia ambientale”, si ordina che “le superfici non edificate interne ai due lotti siano non impermeabilizzate” e che la superficie dell’area d’intervento “sia lasciata libera o eventualmente sistemata a verde con essenze arboree e arbustive autoctone al fine di garantire il deflusso delle acque meteoriche”.

Ulteriore misura di mitigazione prevede che “l’assetto geomorfologico d’insieme dell’intera area d’intervento sia mantenuto”. Questo, ci fanno notare, sarebbe possibile solo se le due opere fossero costruite a mezz’aria, poiché nello stesso momento in cui s’inizia uno scavo, l’assetto geomorfologico (“la forma dei rilievi del territorio”) è inevitabilmente compromesso.

Segue uno scioglilingua, su cui ci stiamo ancora interrogando: “l’andamento orografico sia per quanto possibile coincidente con la morfologia del terreno esistente”. E infine si approda a quello che definiremmo il principe dei paradossi: “In fase esecutiva sia eseguita una adeguata campagna d’indagini geologiche/geotecniche, efficaci per individuare cavità nel sottosuolo, al fine di individuare con maggiore precisione l’area di pertinenza” della dolina.

Se ben capiamo, si concederebbe una deroga per opere finanziate con denaro pubblico senza avere certezza di quale sia la reale perimetrazione della dolina e la sua relativa area di tutela (100 metri, stando alle prescrizioni del PUTT/P). Prima s’iniziano i lavori e poi, “in fase esecutiva” ci si accerta se le distanze sono state rispettate o no. E qualora si sconfinasse, come si procederebbe?

Eppure, nella relazione geologica allegata al progetto del 2008, commissionata al geologo Pirulli dalla stessa Fondazione Martino, si parlava di calcari fratturati e fessurati – che a precisi livelli di profondità presentavano variabile cedevolezza – e di cavità/inghiottitoi ricoperte di terra rossa che incidevano sull’indice di resistività del terreno.

Buon senso prevedrebbe di attuare analisi più approfondite in fase preliminare e non già a partita iniziata. Ci rimettiamo alla sensibilità e alla lungimiranza dell’Amministrazione e degli Uffici comunali direttamente interessati.

 

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Commenti 

 
#9 A come Andromeda 2011-01-13 10:22
Ma siete cascati dal pero o avete capito lo spirito della lungimirante politica economica di questo paese ?

Han tagliato tutto agli amm.locali lasciando loro qualche margine sulle tasse e la possibilità di vendersi tutto il territorio facendo partire la cementificazione: li avete votati? mo che volete? lo scudo fiscale bis ?
Ringraziate Giulietto e non solo la peona Elvira e le mance dei decreti di fine anno (il famoso assalto alla diligenza)
Ingrati!
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#8 AZcomeeperche 2011-01-11 16:03
ed i sit-in, i forum, le raccolta di firme, le conferenze stampa in loco, i presidi permanenti, le aggressioni verbali con messa all'indice di chi la pensava diversamente? ribadisco che non mi sorprende l'assenza del solito armamentario di chi usa due pesi e due misure. il vero problema è: in cambio di cosa?
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#7 daniele pasquale 2011-01-11 15:18
F.G., quale consigliere di maggioranza, è isolato su temi fondamentali (quali ad es.,la tutela del territorio) ? Mi sembra paradossale ...
Le responsabilità di contorta e ristretta viabilità del quartiere e gli interessi speculativi sull'intera area, sono chiari a tutti.
Non mi risulta che possano certo derivare da questa amministrazione.
Qualcuno però, con un po' di attenzione (e, sfruttando le competenze dei bravi tecnici di cui giustamente ci si gloria), potrebbe cominciare ad arginarli!
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#6 franco g. cons. comunale 2011-01-10 23:13
purtroppo anche questa volta come consigliere di maggioranza mi ritrovo da solo a combattere contro il volere ed il potere di chi decide sulle teste dei cittadini e del nostro territorio...ora sono stufo! credo di non reggere piu' questa situazione.......
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#5 AZPierrel 2011-01-10 00:20
Cambia l'architetto assessore ma non la musica ?
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#4 Beppe Cacciapaglia 2011-01-09 20:37
Per Az: Legambiente Abron, coerentemente con quelle che sono le sue prerogative, ha prodotto un esposto indirizzato alla regione Puglia, col quale chiedeva che quella zona dovesse, per innumerevoli motivi, essere tutelata integralmemte. Purtroppo la regione ha risposto "suggerendo" delle prescrizioni che personalmente ritengo ridicole. Credo che Legambiente abbia fatto tutto quello che era nelle proprie possibilità; ma quando viene chiesta la deroga alle normative vigenti, adducendo come scusante l'impossibilità a reperire un altro sito per la costruzione di un distretto e di una fondazione, tutti gli esposti passano in secondo ordine, perché è prioritario l'interesse del "bene" comune. Legambiente ci ha provato. Che dire? auguri a tutti quelli che si leccheranno le dita! B.C. presidente Legambiente Abron Conversano
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#3 AZcomeeperchè 2011-01-09 16:33
dove sono finii tutti coloro che strepitavano contro la stazione di servizio? e tutti gli ambientalisti? siamo in presenza di un vero, anzi due ecomostri. Non sarà che ad alcuni è concessa la patente di benefattori e distributori di prebende con soldi pubblici e ad altri invece speculatori con soldi propri? e gli organi di stampa che tutto sanno, ora tacciono per una qualche convenienza reciproca barattata in cambio di che?
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#2 irina 2011-01-08 10:49
si potrebbe, visto che ormai questo problema è di dominio pubblico, ed il sindaco non può dire di "non sapere niente", fare iniziare i lavori e immediatamente dopo mandare tutto alla magistratura. Così vediamo chi paga! Sia sotto forma di spreco di danar
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#1 Il pacione 2011-01-07 13:51
Continua, imperterrita la speculazione del territorio. La stessa regione che promuove leggi per la tutela dell'ambiente e contemporaneamente se ne strabatte concedendo deroghe per inutili costruzioni. Il ritornello, a prescindere dai musicisti, è sempre lo stesso "popolo di cacazze".
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