Venerdì 22 Giugno 2018
   
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CEDOLARE SECCA, È DAVVERO VANTAGGIOSA?

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“Alla fine il regalo ai grandi proprietari è arrivato con l'approvazione della norma sulla cedolare secca contenuta nel provvedimento sul federalismo municipale, l'ennesima misura del Governo nazionale volta ad aggravare le disuguaglianze sociali in un Paese nel quale, secondo il Rapporto della Banca d’Italia, il 45% del reddito si concentra nelle mani del 10% delle famiglie più ricche, mentre la metà più povera ne detiene solo il 10%”.

Prendendo spunto da questa dichiarazione dell’assessore all’Assetto al Territorio, prof.ssa Angela Barbanente, diffusa dalla Sala stampa della Giunta, cerchiamo di capire cosa comporterà tale provvedimento.

In sintesi, la cedolare secca sugli affitti stabilisce un prelievo fiscale fisso pari al 21% per i contratti liberi (4 anni rinnovabili per altrettanti) e al 19% per i canoni agevolati (3+2), sostituendo le imposte dovute per la registrazione del contratto, l’IRPEF e le relative addizionali.

Un accorgimento introdotto, almeno nelle intenzioni, per promuovere i canoni concordati, ovvero quei contratti che prevedono un affitto inferiore al valore di mercato dell’immobile, stabilito in base ad accordi territoriali tra le associazioni degli inquilini e quelle dei proprietari. Questi contratti, cosidetti “calmierati”, consentono all’inquilino di risparmiare sul canone e al proprietario di avvalersi di sgravi fiscali su imposta di registro (dal 2 all’1.4%) e IRPEF (l’imponibile è del 59,5% sul canone annuo incassato, anziché dell’85%).

Secondo le proiezioni della CGIL nazionale, in realtà, si palesa una vera eterogenesi dei fini. Se è vero che chi sceglie la cedolare non potrà più applicare l’aggiornamento ISTAT annuale, “il venir meno dei vantaggi fiscali fa cadere l’unico incentivo per i proprietari a scegliere la strada del canone concordato – spiega Laura Mariani, responsabile delle politiche abitative della CGIL Nazionale – con la conseguenza di un innalzamento del livello già insostenibile dei canoni, vista la maggior convenienza fiscale nell’optare per il canale libero”.

“Una misura – incalza Franco Chirico, Segretario Generale del Sunia – che avvantaggerà i proprietari più ricchi e non contribuirà a far scendere i prezzi degli affitti. Anzi, l’eliminazione quasi totale del vantaggio fiscale sul canale concordato, causando la sua progressiva scomparsa, contribuirà a far lievitare ulteriormente il livello medio degli affitti.  Questa, insieme alla cancellazione sostanziale del fondo di sostegno alla locazione e l’assenza totale di risorse future per l’edilizia sociale, è l’attenzione che questo Governo pone ai problemi reali dei cittadini più deboli”.

Stesso parere arriva dall’UPPI (Unione Piccoli Proprietari Immobiliari): così come si presenta il provvedimento, “non conviene a chi (e quindi alla stragrande maggioranza dei piccoli proprietari) ha un reddito fino a 28.000 euro (cioè a chi rientra nell’aliquota Irpef fino al 27%). Potrebbe anche non convenire a chi ha redditi superiori ai 28.000 euro, con grandi detrazioni o deduzioni fiscali (tipo 36% o 55%), quando cioè la detrazione o deduzione non ha più capienza nell’imposta netta”.

A quanto detto, si aggiungerebbe – sempre a parere della CGIL e dello stesso Sunia – la perdita di gettito di più di un miliardo di euro.

Commenti 

 
#1 papi 2011-03-04 13:50
Conviene solo ai grandi proprietari (miliardari, banche, assicurazioni, vaticano etc...). A tutti piccoli proprietari, conviene il vecchio metodo di tassazione (che dovrebbe essere comunque applicabile). In sostanza alla fine solo vantaggi per le cricche e minori entrate per lo stato.
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