Venerdì 22 Giugno 2018
   
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ASPETTANDO IL CORTEO 'CONTRO L’OBBLIGO DI PRODURRE RIFIUTI'

discarica-camion

Rinnovando l’invito a partecipare – questo pomeriggio alle ore 18.30 – al corteo di protesta, promosso dal Comitato Riprendiamoci il Futuro per denunciare alcune “clausole capestro” del nuovo contratto per la gestione dell’impianto complesso in Contrada Martucci, vi riproponiamo un articolo – pubblicato sull’ottavo numero de “La voce del Paese” – in cui si riassumevano le criticità riscontrate nella lettura dello schema di contratto, che  il Governatore Vendola sembra avere intenzione di firmare molto presto.

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È stata aggiudicata la gara, indetta il 25 gennaio 2011, per la gestione dell’impianto complesso di Contrada Martucci. Come noto e prevedibile, l’unica azienda a presentare un’offerta è stata la Progetto Ambiente, realizzatrice della struttura e attuale gestore temporaneo del Servizio.

Veniamo ad analizzare lo schema di contratto, che sarà sottoscritto nei prossimi giorni dalla Regione Puglia.

I “doveri” della Progetto Ambiente

La gestione, della durata di 15 anni, comprenderà non solo la biostabilizzazione e la produzione/valorizzazione del CDR, ma anche le operazioni di riduzione volumetrica del materiale differenziato dai cittadini e la successiva consegna ai Consorzi di filiera o, nel caso di materiali non rientranti nelle competenze dei Consorzi, ad altro soggetto identificato dai Comuni, cui spetta il compito di stipulare le relative convenzioni. Il tutto senza nessun onore aggiuntivo e devolvendo i ricavi ai Comuni stessi.

La tariffa

La tariffa, che a regime dovrebbe aggirarsi intorno ai 125 euro (IVA ed Ecotassa esclusa), include il costo di gestione, il costo di trasporto e smaltimento del CDR presso il termovalorizzatore di Massafra, gli oneri finanziari per il rimborso alla stessa Progetto Ambiente dei 20 milioni di euro, impiegati per realizzare l’impianto, e il ristoro ambientale che, come riportato nel disciplinare di gara, si attesta al 5%.

Nessuna modifica

Tra gli oneri spettanti alla Progetto Ambiente si precisa che la stessa non potrà eseguire “modifiche all’impianto così come realizzato e collaudato”. Questo inficerebbe la possibilità di convertire gratuitamente una parte dell’impianto in celle per la biostabilizzazione, ipotesi che mirava a prevenire un sottoutilizzo dell’impianto in vista della riduzione delle quantità di rifiuto indifferenziato.

Dimensionamento dell’impianto

Altra complicazione si riscontra nella stima del conferimento giornaliero: 470 tonnellate di tal quale, nonostante l’impianto fosse stato tarato per accoglierne 550.

Facendo qualche conto, si scopre che l’ATO BA/5 ha già raggiunto il limite prefissato (466 tonnellate) nel 2010, con una percentuale di differenziata introno al 20%. Dunque, qualora cresca la differenziata – obiettivo imposto per legge – non si potrebbero più garantire quelle 470 tonnellate giornaliere e, diretta conseguenza, i cittadini vedrebbero addebitarsi un incremento esponenziale e ingiustificato dei costi. Infatti, tra i motivi per cui s’incorre nella clausola della rideterminazione della tariffa, vi è anche la circostanza dei “maggiori costi o minori ricavi” nello svolgimento del Servizio.

In tale scenario, l’unica soluzione è garantirsi i flussi d’indifferenziato dai Bacini viciniori, come il Bari 2 o il Bari 4 che, al momento, chiudono il processo di lavorazione dei rifiuti alla sola biostabilizzazione. Circostanza, quest’ultima, che sicuramente giova alla Regione e alla Progetto Ambiente: la prima trova una facile “scorciatoia alle emergenze discariche”, la seconda avvia una redditizia impresa senza il minimo rischio. Qualche dubbio lo nutriamo sulla convenienza dell’operazione per i nostri Comuni.

Commenti 

 
#2 bingo 2011-08-20 08:21
per l'Amministrazione:non firmate!
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#1 Anto 2011-08-19 19:52
Tra i "doveri" della Progetto Ambiente figura ( copio integralmente ):
"..operazioni di riduzione volumetrica del materiale differenziato dai cittadini e la successiva consegna ai Consorzi di filiera o, nel caso di materiali non rientranti nelle competenze dei Consorzi, ad altro soggetto identificato dai Comuni, cui spetta il compito di stipulare le relative convenzioni. Il tutto senza nessun onore aggiuntivo e devolvendo i ricavi ai Comuni stessi". Questo impegno non potrà essere mantenuto perchè non esiste privativa sugli impianti che recuperano rifiuti ( differenziati ). In altri termini NESSUNO potrà imporre ai gestori dei 21 comuni dall'ATO di conferire i rifiuti differenziati nella parte dell'impianto a ciò dedicata ( peraltro sottodimensionata e tecnologicamente incompleta e superata )in quanto il recupero dei rifiuti urbani avviene in regime di libera concorrenza ! Non ricevendo rifiuti differenziati in quantità sufficiente dai comuni dell'ATO, è facile intuire che Progetto Ambiente NON assolverà questo dovere contrattuale ribaltando la responsabilità sui comuni. In altri termini, se diminuiscono i rifiuti per effetto delle differenziate si dovranno importare altri rifiuti extra bacino o subire l'aumento delle tariffe. Al contrario, se non arrivano tutti i rifiuti differenziati da tutti i comuni, P.Amb. si sentirà legittimata a mantenere chiusa la sezione di selezione-recupero. Comunque vada, il privato è in una botte di ferro, mentre i comuni, indifesi, pagheranno le conseguenze ed i costi, sempre più crescenti. Mi auguro che dalle proteste sul web o in piazza si passi ad un'articolata, tempestiva e formale denuncia, anche per portare all'attenzione dell'opinione pubblica nazionale queste porcherie !
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