Mercoledì 17 Gennaio 2018
   
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PER UNA BUSTA DI CARNE…

per una busta di carne

Il fenomeno della “giovane elemosina” esiste da sempre: mamme rom che esibiscono le loro figliolette per avere qualche centesimo in più; padri che girano per strade e negozi con piccoli bambini a seguito che chiedono qualche soldino; giovani ragazzi in forma accasciati all’uscita di supermercati con i loro cappelli rivolti alla strada e, in quest’ultimo periodo, giovani ragazze minorenni che vagano per le strade di Conversano per qualche spicciolo o qualcosa da mangiare.

Babeth e Caja sono due ragazze, che mi è capitato di conoscere un giorno piovoso alla fermata del bus che porta a Bari, città dove vivono con le loro famiglie. Babeth è silenziosa, tranquilla nel suo stare seduta sulla panchina ghiacciata, con la bocca coperta dalla sua sciarpa rosa; Caja invece è allegra, spiritosa e insistente nel chiedere ogni minuto “Che or è?!”, perché non vede l’ora che arrivi il pullman, dove, almeno per un’ora, può stare al caldo e seduta comoda.

Le domande sembrano d’obbligo da delle giovani donne curiose della vita, e, dopo avermi chiesto se sono sposata e che lavoro faccio, rivolgo io qualche domanda a loro e le risposte arrivano chiare e immediate. Babeth e Caja sono due ragazze diciassettenni, mandate in giro dalle loro famiglie per “lavorare”, dove il lavoro per loro è elemosinare spiccioli e cibo, che la sera dovranno portare alla loro numerosa famiglia, sbarcata dalla Romania, più di un anno fa.

Non hanno orologi, cellulari, ombrelli e musica nelle orecchie, ma sorridono ogni due secondi, scherzano e parlano ad alta voce, mentre gesticolano per sentire meno freddo. E alla domanda “Siete amiche?” Caja risponde che sono cognate, per poi esprimere il suo senso di fame, mostrandomi, saltellando, una busta di carne che un ragazzo le aveva dato la mattina. “Non puzza! Non puzza! E stasera si mangia!” dice una delle due. Babeth storce il naso, dicendo che, nonostante il freddo, preferirebbe un bel gelato, ma stasera non c’è altro che quella busta.

I pensieri sembrano affollarsi nella testa, con la voglia di fare qualcosa per loro, facendo magari capire che quella di vagabondare è una vita pericolosa e che la gente rimarrà sempre diffidente davanti a loro, che la famiglia le sfrutta e che possono finire in seri guai; che magari potrebbero studiare, fare qualcosa di costruttivo e pensare alla loro vita e al futuro… ma il pullman arriva e rigirandomi vedo due ragazze contente di tornare a casa, che non smettono di sorridere e felici per una busta di carne…

Commenti 

 
#1 Lena Canti 2011-11-08 12:02
Questa volta esprimo il piacere di aver letto una, purtroppo, triste storia con tocco Pirandelliano; brava Ida Diana.
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