Venerdì 22 Giugno 2018
   
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DONA NOBIS PACEM IL CONCERTO

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 L’Aurora, l’alba, il  mattino, il meriggio, il tramonto, la sera e la notte sono i momenti in cui è scandita la giornata dell’uomo alla ricerca della pace interiore, ma sono anche le sezioni musicali in cui è diviso il concerto intitolato Dona Nobis Pacem, eseguito, il 6 Gennaio 2012 nella chiesa del Sacro Cuore di Conversano, dal Coro Polifonico Jubilate, diretto dal M° Donato Totaro, accompagnato dalla Apluvia Small Orchestra, diretta dal M° Silvestro Sabatelli.

Un concerto per soli, con la Soprano Lavinia Sasso, coro e orchestra, scandite da letture sceniche (di ignota provenienza) con voce recitante Giulia Pace.

L’Aurora si apre con un brano corale O Sanctum Convivium di L. Molfino, durante il quale il coro Jubilate appare omogeneo e compatto, soprattutto grazie alla loro lunga esperienza di esibizioni e concorsi. Con l’Alba è la volta di Adiemus di K. Jenkins (meglio conosciuta grazie ad Enya e in Italia usata come sigla nel programma di Ciao Darwin); qui, la soprano esce fuori dal coro  soprattutto per il timbro “anestetico”, così come nel brano successivo, che celebra il mattino, Il canto della terra di F. Sartori. In O nata lux di T. Porter il coro meritatamente si ricompatta con l’orchestra e chiude la sezione.

Il meriggio (che in realtà sarebbe mezzogiorno e viene confuso col po-meriggio)  inizia con Dona la pace, Signore di D. Stella,  continua con Tra cielo e terra di E. Morricone e il suo corposo brano orchestrale, per finire con Pacem in terris di M. Frisina.

Il tramonto, invece, vede protagonista solo un brano Sh’mà Yisrael di P. Frisina, col suo ritmo sostenuto e orecchiabile, ben tenuto dal coro.

La sera si apre con la dolce melodia di A time For Us e Alla sera di U. Foscolo (che probabilmente mai avrebbe pensato di essere letto in chiesa), per poi continuare con When you Believe di H. Zimmer e terminare con Total Price di R. Smallwood (si distingue una batteria abbastanza insolita per un’orchestra da camera e che, probabilmente, poteva essere sostituita con percussioni classiche).

Infine, giunge la notte con Hevenu Shalom di D. Eddeleman e L’Alleluia di R. Golob, che chiude tutto il concerto, assieme ai saluti e ai ringraziamenti del parroco.


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