Martedì 16 Gennaio 2018
   
Text Size

Donatello D'Attoma e la prima edizione dell'Art'n Jazz Festival

jazz-dattoma

Con il concerto del Donatello D’Attoma Trio accompagnato dalla voce di Camilla Battaglia il 14 aprile ha aperto i battenti presso la Casa delle Arti la prima edizione di Art’n Jazz Festival. Il programma prevede altri due appuntamenti: il 21 aprile Stefano Zenni presenterà il libro “Storia del Jazz. Una prospettiva globale”, mentre il 27 aprile si esibirà il Gegè Telesforo 5tet. È stato annullato per motivi tecnici il concerto del Kekko Fornarelli Kube Trio, inizialmente previsto per il 19 aprile, ma non è escluso che venga riprogrammato prossimamente.

Abbiamo intervistato Donatello D’Attoma, direttore artistico di Art’n Jazz Festival e protagonista del primo appuntamento dello stesso.

Quando hai cominciato a suonare?

Ho cominciato a 7-8 anni per gioco, quando mio padre mi regalò la prima tastiera. Ho seguito le prime lezioni a Conversano, poi a 11 anni ho cominciato a frequentare il Conservatorio seguendo il percorso classico in organo e composizione organistica. Nonostante la mia formazione classica, il jazz è sempre stato presente nella mia vita. Dopo il diploma ho frequentato la Facoltà di Musicologia a Cremona: fondamentale è stato l’incontro con Roberto Cipelli, mio docente e pianista del Paolo Fresu Quintet. Portati a termine gli studi in Musicologia, ho deciso di proseguire con il jazz iscrivendomi al Conservatorio “G. Verdi” di Torino, dove ho conosciuto Dado Moroni, Furio Di Castri ed Emanuele Cisi.

 

Quando nasce invece il Donatello D’Attoma Trio?

Il Donatello D’Attoma Trio nasce in concomitanza con la produzione del disco “Logos” nel 2010. Il trio è completato da Camillo Pace al contrabbasso e Lello Patruno alla batteria. In questi anni abbiamo avuto collaborazioni artistiche di spicco, tra tutte ricordiamo quelle con Marco Tamburini (la scorsa estate in occasione della presentazione di “Logos”), Gaetano Partipilo ed Emanuele Cisi. In occasione del concerto del 14 aprile ci siamo presentato in quartetto con Camilla Battaglia, con cui potremmo continuare ad esibirci in futuro.

Come nasce la passione per il jazz?

Fin da piccolo mi capitava di ascoltare dischi di musicisti jazz che trovavo per casa, dai classici Miles Davis e John Coltrane ai più importanti pianisti, Keith Jarrett in particolare. Il disco che mi ha folgorato però è stato “’Round about Rome” di Stefano di Battista: avevo all’incirca 18 anni, fu in quel momento che decisi di dedicarmi seriamente alla musica jazz.

 

Qual è l’idea di fondo di Art’n Jazz Festival?

Abbiamo pensato di creare un contenitore di appuntamenti culturali che guardano alla tradizione jazz afroamericana con l’occhio della contemporaneità musicale, intesa come espressione artistica di una società moderna per cui l’arte è il risultato della commistione tra arti diverse. L’idea è nata 6 mesi fa, mentre discutevamo seduti sui gradini della Casa delle arti io, Luigi Iovane, presidente della Cooperativa Artimedia, e Stefano Coppola, responsabile del settore musicale.


Parlaci degli ospiti di questa prima edizione.

Nel primo appuntamento abbiamo avuto Camilla Battaglia, che io ho conosciuto 2 anni fa al Piacenza Jazz Fest (dove lei si classificò terza). Mi è subito piaciuta tantissimo e le dissi che sicuramente avremmo collaborato in futuro. Così è stato. Purtroppo è stato annullato il concerto di Kekko Fornarelli (anche se speriamo di riuscire a riprogrammarlo prossimamente), il cui ultimo disco “Room of Mirrors” è stato segnalato tra i migliori del 2011 dalla rivista Jazzit. Poi avremo il musicologo Stefano Zenni che presenterà il libro “Storia del jazz. Una prospettiva globale”, la più ricca e completa storia del jazz mai pubblicata in italiano (sarà acquistabile durante la serata), un appuntamento a cui tengo particolarmente perché il nostro è un festival in cui si parla anche di musica, oltre a suonarla dal vivo, e che va nella direzione della commistione fra arti, non escludo che in futuro ci possa essere spazio anche per la pittura. Nell’ultima serata avremo ospite Gegè Telesforo, premiato da Jazzit come miglior voce maschile dell’anno per la seconda volta consecutiva. Non ha bisogno di altre presentazioni, è l’ospite principale di questa edizione.

 

Come è stata finora la risposta del pubblico?

È stata una risposta molto positiva, considerando che siamo alla prima edizione e che si tratta di jazz, un genere lontano dal grande pubblico. L’iniziativa è piaciuta anche da Pasquale Sibilia, Assessore alla Cultura, che ci ha concesso il Patrocinio. Ringrazio inoltre tutti gli sponsor che ci hanno sostenuto ed Enzo Rosato per l’ideazione del logo.

Il jazz appassiona i giovani o rimane confinato a un pubblico più adulto e colto?

Il jazz riesce ad appassionare sempre più i giovani perché si sta “svecchiando”, è sempre più aggiornato rispetto alla richiesta del pubblico nella direzione di una commistione fra generi. Sta diventando genere di massa, meno elitario, anche se la strada è ancora lunga. Non è facile, soprattutto adesso che assistiamo alla crisi del disco (anche nella musica pop), le etichette non producono. C’è bisogno di trovare nuove formule ma, soprattutto, c’è bisogno di crederci.

 

Qual è il futuro di Art’n Jazz Festival?

L’obbiettivo è creare continuità, non una manifestazione che si chiude al termine degli eventi. Vorremmo riproporlo anche l’anno prossimo. La volontà c’è da parte mia. Servono il sostegno economico e del pubblico.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI