Lunedì 17 Dicembre 2018
   
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Acqua Bene Comune: “Il mio voto va rispettato”

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L’ARCI A.U.T. di Conversano ha organizzato insieme al Comitato Cittadino Acqua Bene Comune, Sabato 28 aprile, nella sede dell’ARCI, una conferenza pubblica sull’esito del Referendum tenutosi il 12 e il 13 Giugno dello scorso anno. Nella Conferenza sono intervenuti Margherita Ciervo (Referente regionale del Comitato Referendario Acqua Bene Comune ed autrice del libro “Geopolitica dell’acqua”), Federico Cuscito (Referente provinciale del Comitato Referendario Acqua Bene Comune), e Paolo Laricchiuta (Segretario cittadino di Rifondazione Comunista), i quali hanno dibattuto sui seguenti quesiti. “Che ne è stato del referendum?” e “Perché la bolletta è sempre cara?”.

Il Comitato referendario ha affermato che oltre il 97% di coloro che hanno votato si sono espressi a favore dei referendum abrogativi. La natura della rimobilitazione del comitato è diversa e mira a chiedere il rispetto dei risultati del referendum. Dal 21 Luglio dello scorso anno i promotori del referendum hanno sostenuto che i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato, con pretestuose argomentazioni, l’esito referendario. La volontà popolare è stata, difatti, secondo i referenti del comitato, disattesa. Per questo il Comitato Cittadino Acqua Bene Comune si è fatto sostenitore di una campagna di “obbedienza civile”: essa consisterebbe nel pagare le bollette dell’acqua applicando una riduzione del costo della “remunerazione del capitale investito”. Secondo il comitato l’eliminazione della voce “remunerazione” non metterebbe a rischio il servizio idrico. Eliminare, quindi, la quota di remunerazione equivarrebbe ad eliminare il profitto garantito al gestore. Si continuerebbe a pagare una tariffa che coprirebbe i costi operativi degli investimenti necessari. Con la campagna di “obbedienza civile”si intende, pertanto, cancellare il profitto della bolletta dell’acqua.

L’ARCI A.U.T. si è associata al Comitato referendario perché ha ritenuto che mai come ora sia importante segnare un punto decisivo per la democrazia e per la libertà. Questa rimobilitazione è portata avanti come campagna a favore della legalità. Il Comitato ha ritenuto che la percentuale in più da pagare per il capitale d’investimento sul servizio idrico dovrebbe essere cancellata. Sul tavolo non ci sarebbero solamente due idee diverse su come gestire l’acqua, ma, anzitutto, il rispetto della legalità.

La privatizzazione della gestione del servizio idrico porterebbe alla diminuzione delle tariffe, ma, secondo i referenti del comitato, tale argomentazione è smentita perché le tariffe prevedono sempre e necessariamente l’utile dell’ente gestore. Secondo il comitato referendario la privatizzazione del servizio idrico aprirebbe alla concorrenza la gestione del servizio, ma questo non sarebbe possibile perché il servizio idrico è bene essenziale e dovrebbe essere estraneo alle logiche del profitto. Infine, a coloro che sono favorevoli al processo di privatizzazione e che ritengono che questo possa contrastare le inefficienze, il clientelismo e la corruzione nella gestione pubblica del servizio, il Comitato referendario ha sostenuto, invece, che gli unici risultati sarebbero: l’aumento delle tariffe, la precarizzazione del lavoro e il peggioramento del servizio.

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