Martedì 20 Novembre 2018
   
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88 ANNI FA MORIVA GIUSEPPE DI VAGNO

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Oggi, 25 settembre 2009, ricorre l’88esimo anniversario dell’assassinio di Giuseppe Di Vagno, ucciso a Mola di Bari in un agguato fascista. La Fondazione Giuseppe Di Vagno lo ricorda con il reading “Marco Polo della Luna”, evento che si terrà alle ore 20,00 nelle Sale della Pinacoteca del Castello di Conversano, in presenza del Presidente della Fondazione Di Vagno Gianvito Mastroleo, del Sindaco di Conversano Giuseppe Lovascio e del professore Angelo Sabatini, Presidente della Fondazione Giacomo Matteotti Roma.

La presenza dell’Istituto romano costituisce il naturale proseguimento delle iniziative svolte tra la città gemellate di Conversano e di Fratta Polesine, dove ebbero i natali rispettivamente Di Vagno e Matteotti, e nello stesso tempo preannuncia una stretta e fattiva collaborazione tra le due benemerite Fondazioni, nel solco delle attività di conservazione e divulgazione della Memoria dei due deputati socialisti, vittime delle barbarie fasciste. Il biennio prossimo vedrà impegnata la Fondazione Di Vagno nella ricerca sugli atti, da poco ritrovati nell’Archivio di Stato di Potenza, del processo contro i mandanti e gli esecutori di Di Vagno, celebrato una prima volta negli anni 1922-1923 e, come si può facilmente immaginare, concluso con l’assoluzione e il secondo processo, di revisione, voluto fortemente da Sandro Pertini, celebratosi tra il 1945 e il ’47.  

Curato da Guido Lorusso e con la consulenza di Cesare Preti, il reading “Marco Polo della Luna” vede la partecipazione di Pasquale d’Attoma Fanizzi , attore e regista, e la sonorizzazione di Stefano Galizia al pianoforte.

Tratto dal volume “Giuseppe Di Vagno. Scritti e interventi” pubblicato dalla Camera dei Deputati, è un omaggio all’impegno politico e sociale del giovane deputato conversanese, negli anni difficili del primo conflitto bellico mondiale, attraverso gli scritti pubblicati sui giornali “L’Oriente” e “Puglia Rossa”, di cui Di Vagno era collaboratore e firma prestigiosa.

Dal reading affiora un inconfondibile stile ironico e, a tratti, feroce, come quando paragona Antonio Salandra, primo ministro fautore dell’intervento in guerra, ad un “asino sul trono elevato con i nostri miseri teschi sanguinanti” oppure quando, si è nel giugno del 1917, si lancia in un’invettiva contro la borghesia cittadina di “emeriti omuncoli” che, dopo aver caldeggiato l’intervento bellico “rimasero a consumare le scarpe tra via Sparano o il Caffè Stoppani”.

Di Vagno non era solo il politico della forza vigorosa e dal coraggio indomito, ma anche un padre di famiglia, legato ai Valori, capace di dispensare parole di affetto e di incoraggiamento alla nipote Rosetta, in una struggente lettera privata.

Insomma, come lo amava definire Giuseppe Di Vittorio era il Gigante Buono. “Eri un uomo e ora sei un Mito. Tu sei sempre con noi, in noi e nelle nostre battaglie, e nelle nostre vittorie; e noi non ti dimenticheremo mai”.

Commenti 

 
#1 danielepasquale5@gmail.com 2009-09-26 23:22
Complimenti lugi. Riguardo ai mandanti ed agli esecutori dell'omicidio politico, pur conosciuti nell'ambito della ricca borghesia agraria cittadina, sono rimasti avvolti nella nebbia del passato. Eppure basterebbe un semplice soffio sulla storia di questo drammatico evento per dipanare la verità. Processi, assoluzioni, testimonianze vere o presunte, fughe e latitanze ... Chissà chi erano e perché non furono perseguiti anche dopo il fascismo. Sembra tuttavia una vicenda, oggi come non mai, contemporanea e viva. Ci ricorda con dolore che, troppo spesso, la verità e la libertà, hanno bisogno di vittime sacrificali. Specie quando, come in quest'epoca da fine impero, ci dimentichiamo di quanto siano valori irrinunciabili.
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