Martedì 20 Novembre 2018
   
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SPECIALE GAL - IL TAVOLO "VERDE" DELLA POLITICA

agricolturagenerico
(pagine a cura di MASSIMO D’AMBRUOSO)

Il progetto del GAL del Sud Est Barese è una partita tutta politica che si concentra fra due comuni da sempre in ottimi rapporti: Conversano e Mola. Non commetteremmo nessun peccato veniale a definire quello fra i due paesi confinanti come uno scontro per la primazia in quanto a peso politico all’interno del partenariato.

A Mola la partecipazione alla società cooperativa che scaturirà dalla fase costituente del Gruppo di Azione Locale è limitata a quei soggetti, siano essi singoli o collettivi, non interessati dall’economia costiera che ha nella pesca la propria maggiore fonte di sostentamento. Una importante risorsa in chiave finanziaria ma anche politica, e il sindaco Berlen, che non si ricandiderà ma che in un certo qual modo tirerà la volata al centrosinistra mettendo su un tavolo il suo operato, nelle imminenti consultazioni amministrative del prossimo marzo, lo sa bene.

Del resto, il peso di un comune capofila nel discorso GAL non si discute. Dall’altra parte, c’è quello che si potrebbe definire un agguerrito concorrente. I conversanesi, che con Mola e il suo territorio, intrattengono da sempre rapporti commerciali fittissimi, portano in dote una straripante partecipazione di soggetti portatori di interessi singoli, oltre al sostegno di alcune organizzazioni di categoria che rappresentano un ottimo serbatoio per il consenso e per la credibilità. L’amministrazione Lovascio, in carica dal 2008, e in particolare l’assessore alle Attività produttive Tony Alfarano, contano sulla esuberanza dei concittadini per far rinascere il settore agricolo, confinato ad economia di sopravvivenza a causa di una filiera lunghissima che non permette a nessuno dei produttori iniziali un reale guadagno, men che meno al bistrattato contadino che lascia sul terreno sudore e lacrime.

A nostro avviso, dando questa lettura di contrapposizione fra i due paesi, in un clima che rimane comunque molto cordiale, non ci sembra di sbagliare, tanto che la questione si sta spostando, per traslazione e con fazioni decisamente trasversali, sulla rappresentatività amministrativa della costituenda società cooperativa. Da una parte chi rammenta che l’azionariato è fondamentale se si vuole permettere una gestione similare a quella di una SpA, con il voto espressione della misura di partecipazione del singolo attore (se ho il 2% valgo di meno di un 10,5%); dall’altra chi manifesta l’intenzione di innovare, valorizzando l’anomalia positiva del partenariato: una testa, un voto, indipendentemente dalle quote sottoscritte.

Un po’ come quello che succedeva tra nobili e vili plebei. Per la natura stessa di un partenariato, preferiamo la seconda soluzione, e pazienza se i grandi colossi sentiranno il bisogno, quasi costante, di consultare le piccole zavorre e di dipendere in misura seppur limitata dalla manifestazione di volontà del singolo, piccolo, socio. In tempi come questi sarebbe una lezione non banale di democrazia e di tutela, non ossessiva, delle minoranze.

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