Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Denunciati 467 braccianti agricoli, molti i conversanesi coinvolti

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Un'altra importante operazione è stata messa a segno dagli uomini della Guardia di Finanza della tenenza di Mola di Bari: 467 falsi braccianti sono stati deferiti all’autorità giudiziaria per truffa aggravata ai danni dello Stato, unitamente ai rappresentanti legali della società indagata. Due degli inquisiti dovranno rispondere anche dei reati inerenti la normativa tributaria.

Stando a quanto riferitoci, in prima battuta, dal Maresciallo Vitantonio Lilla sarebbe stimabile al 40% il numero dei braccianti conversanesi coinvolti.

Il comunicato diramato, consente di ricostruire con precisione il percorso dell'attività investigativa.

"L’intera attività ha avuto inizio allorché le Fiamme Gialle, attraverso una serie di rilevamenti, si sono rese conto che a nome di tale società non risultavano presentate dichiarazioni fiscali.

I sospetti che si trattasse di una impresa al centro di una grossa frode, venivano ulteriormente avvalorati dalla circostanza che la sua sede era costituita da un capannone, apparentemente abbandonato, situato nella campagne tra Noicattaro (Ba) e Torre a Mare (Ba).

La stranezza della situazione trovava anche conferma nel fatto che l’impresa dichiarava formalmente di avere centinaia di lavoratori alle sue dipendenze, per i quali avrebbe dovuto disporre di uffici e di strutture compatibili.

Veniva, pertanto, avviata una verifica fiscale, le cui ricerche documentali – particolarmente accurate alla luce degli elementi investigativi acquisti – venivano estese anche all’abitazione del responsabile legale della società in argomento.

Al termine dell’attività, risultava che per 467 braccianti agricoli l’impresa aveva predisposto e presentato, presso gli uffici pubblici del Centro per l’impiego e l’I.n.p.s., documenti attestanti falsi rapporti di lavoro, consentendo ai falsi dipendenti di percepire indebiti contributi previdenziali per oltre 1 milione e 200 mila euro.

Il danno per l’erario, tuttavia, è ben piu’ elevato se si considerano anche i connessi benefici pensionistici, di cui i falsi braccianti hanno potuto fruire, e le altre indennità aggiuntive previste in questi casi.

Non meno rilevante l’ingente evasione fiscale posta in essere dal 2006 in poi, quantificata, come innanzi accennato, in 4 milioni e 200 mila euro di ricavi sottratti a tassazione in materia di imposte dirette, i.v.a. non versata per oltre 400 mila euro, nonché la scoperta di fatture per operazioni inesistenti emesse per oltre un milione di euro".

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