Domenica 18 Novembre 2018
   
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"La verità sulla discarica". Videointervista #3

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Le irregolarità denunciateci da Domenico Lestingi non si fermano ai presunti “collaudi concordati”. Altre infrazioni sarebbero state commesse durante la realizzazione della seconda vasca di servizio e soccorso, quella attualmente in uso.

"La sponda est − continua a racccontare Lestingi − non è mai stata fatta. Visto che il collaudo lo avevamo ricevuto molti giorni prima di completare i lavori, l’azienda pensò che non fosse opportuno mettere terra o argilla per coprire il telo. Anzi se il telo si fosse rotto sarebbe stato meglio: il percolato lentamente si infiltrava nel suolo e non si spendevano soldi per smaltirlo".

Il fondo della vasca ha poi una storia tutta particolare, che si lega alla bonifica del primo lotto. In quella circostanza, poiché la discarica esaurita non aveva nessuna protezione alla base, si procedette a coprire tutto con due metri di argilla compattata. L’obiettivo era evitare che le acque meteoriche venissero a contatto con i rifiuti e alimentassero la produzione di percolato.

Il lavoro di tombatura fu fatto a regola d’arte. Tuttavia, in seguito "per risparmiare tempo e soldi, ci fu detto di prendere l’argilla dal primo lotto e di utilizzarla per coprire il fondo della vasca numero due. Sul quel primo lotto, inoltre, hanno costruito anche un impianto fotovoltaico, adagiato su un vespaio di ghiaia e sassi. In questo modo hanno favorito l’infiltrazione delle acque meteoriche, ridando vita ai rifiuti e alla produzione di percolato che finisce sempre in falda".

Durante la bonifica del primo lotto, fu ordinato di ‘pulire’ anche una lingua di terra − che ricadrebbe nell’attuale vasca numero due − in cui erano stati smaltiti "rifiuti che non sono mai riuscito a capire di che tipo fossero. So solo che, caso strano, l’azienda ci forniva il latte poiché molti operai lamentavano acidità alle labbra, ed alla fine ci dissero di lasciare tutto dov’era. Quando però si stava costruendo la vasca numero due, quella lingua dava fastidio: scavando ai fianchi iniziava a vedersi ciò che era stato prima occultato".

Dovendo risolvere il problema, "fu imposto agli operai un ulteriore sacrificio: facemmo moltissime ore di straordinario con due mezzi che scavavano e quattro che trasportavano i rifiuti. In una settimana rimuovemmo tutto. Non so dove andasse a finire quel materiale, forse in discarica, quello che ricordo bene è come ci sentivamo a fine giornata".

Infine, l'unica area di quella vasca in cui si sarebbero rispettate le procedure, applicando la giusta quantità di argilla, è la sponda a confine con il primo lotto dove c'era un pozzo per l'aspirazione del percolato. Lo stesso pozzo che, dopo qualche anno, improvvisamente è scomparso: "Quando sono state realizzate le sponde della vasca numero due, quel pozzo risultava inutile e fu chiuso: il percolato veniva bloccato dalla sponda stessa e andava direttamente nel sottosuolo. Non serviva aspirarlo".

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