Venerdì 16 Novembre 2018
   
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"La verità sulla discarica" − ultima videointervista

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Concludiamo la serie di videointerviste rilasciateci da Domenico Lestingi ragionando sul secondo e terzo lotto − due porzioni della discarica, ormai esaurita, gestita dalla Lombardi Ecologia srl − che presenterebbero problemi molto simili a quelli finora denunciati.

Prima di riassumere il contenuto del filmato, precisiamo che il nostro compito − almeno per ora − finisce qui. Saranno gli inquirenti a verificare le affermazioni di Lestingi attraverso le opportune indagini, che proseguono proficuamente da alcuni mesi.

 

Partiamo dal secondo lotto. Lestingi riferisce di un'area limitrofa, esterna ai confini autorizzati, acquistata dalla Lombardi Ecologia, scavata e poi riempita illecitamente di rifiuti. L'aspetto più preoccupante è che tutto sarebbe stato sversato "direttamente sulla roccia nuda, senza argilla e senza guaina".

Per l'estrazione e lo smaltimento del percolato, ancora una volta si sarebbe presa la consueta scorciatoia: "Tra il primo e il secondo lotto c'era un pozzo a perdere, ovvero privo di protezione al fondo. Quando il percolato era in esubero tutti gli altri pozzi venivano collegati con pompe sommerse a questo pozzo e il percolato finiva nel sottosuolo".

Con questo meccanismo ci si sarebbe "liberati" anche di una parte del percolato del terzo lotto: "Qualche camionata la mandavano al depuratore ma la maggior parte veniva dispersa nel sottosuolo con due stratagemmi: 'il pozzo a perdere' e una zona fuori la discarica (dove oggi si trovano dei capannoni) in cui il percolato veniva irrorato notte e giorno".

Altre carenze si riscontrerebbero nella impermeabilizzazione di entrambi i lotti: "Il metro d'argilla non è stato rispettato quasi in nessun punto, tant'è che quando si fece il collaudo lasciammo le buche aperte a disposizione degli ingegneri". Così facendo, si sarebbe avuta la certezza che i controlli sarebbero stati eseguiti nei "punti giusti". E, stando a quanto rivela Lestingi, un occhio sarebbe stato chiuso anche per l'installazione delle guaine: "Quelle vasche (il secondo e terzo lotto, ndr) prima si riempivano e poi venivano messe in sicurezza. Quando si andava in sopralzo con i rifiuti, dai lati fuoriusciva il percolato che bagnava la guaina; di conseguenza non si poteva fare la saldatura e molti fogli (di guaina) sono stati solo posati. In più, negli anni, in parecchie zone la guaina si è bruciata a causa di incendi e non è stato possibile ripristinarla, perché la quantità di percolato era elevatissima". Dunque "non c'è protezione ed ecco perché dai lati, sopratutto d'inverno, si vede spessissimo il biogas che fuoriesce".

Uno degli enigmi che ha accompagnato tutta la vita della discarica Martucci è stato quello delle volumetrie che sembravano non esaurirsi mai, al punto di essere ribattezzate "ricaricabili". Ebbene, al fine di reperire nuovo spazio e far intendere che la discarica era sempre una ospitale conca, e non già una piccola montagna di rifiuti, si sarebbe "alzato tutto il piano campagna intorno la discarica, 5-8 metri a ovest e più di 10 metri a est, guadagnando due tre anni in più".

La prova? "Se si entra in discarica − spiega Lestingi − si trova un gabbiotto accanto alla pesa; sotto c'è ne un'altro identico. Non si poteva cambiare lo stato dei luoghi, altrimenti qualcuno avrebbe potuto notare le differenze". Inoltre, "a sinistra c'è una casa in pietra molto antica che funge da laboratorio: prima era su una collinetta ora è un seminterrato".

Infine, emblematico di come potrebbe aver funzionato il sistema dei controlli, è un episodio che Lestingi racconta: "La polizia provinciale fece un controllo, mi avvicinai e, nel momento in cui stavo spiegando le anomalie che c'erano, fui allontanato da una persona più in alto di me che mi mandò al mio servizio".

 

 

Le precedenti videointerviste

"La verità sulla discarica" #1

"La verità sulla discarica" #2

"La verità sulla discarica" #3

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