Lunedì 19 Novembre 2018
   
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89° ANNIVERSARIO MORTE DI GIUSEPPE DI VAGNO

lettera

La Fondazione Di Vagno ricorderà l’89° anniversario dell’assassinio di GIUSEPPE  DI VAGNO (1889-1921), il primo parlamentare italiano dell’Italia contemporanea vittima della violenza fascista, il 25 settembre alle ore 18,30 nella sala consiliare del Comune di Conversano.

Parteciperà di dott. ANTONIO LAUDATI, procuratore della Repubblica di Bari, che sarà intervistato da RAFFAELE LORUSSO, presidente dell’Assostampa di Puglia, sui temi della legalità e sul contributo dei cittadini alla sua tutela.

“La notte del 24 settembre del 1921 a Mola di Bari fu consumato uno dei più assurdi episodi di illegalità e che segnò l’avvio della strategia del nascente fascismo sull’uso della violenza come strumento di lotta politica. Di là dalla mera celebrazione che spesso si presta alla retorica – afferma il presidente della Fondazione Di Vagno Mastroleo –  abbiamo ritenuto che l’appello che il procuratore Laudati rivolgerà alla comunità per il più ampio coinvolgimento della popolazione possa essere la migliore occasione per riflettere sul presente anche alla luce di quello che non accadde nel 1921, quando l’omertà prevalse sulle ragioni della giustizia”.

Commenti 

 
#1 danielepasquale5@gmail.com 2010-09-26 02:01
L'omertà è l'aspetto più difficile da accettare quando si è al cospetto di crimini così efferati ...
Purtroppo però, nei lunghi mesi che precedettero il delitto, e quindi dal febbraio del 1921, molti a Conversano sapevano che il fiore più bello e prezioso del paese, stava per essere reciso dai suoi stessi concittadini.
Quando nel 1922, i responsabili del vile agguato furono liberati dalla "giustizia" fascista, poterono sfilare quasi in processione per le vie del Centro storico.
Essi, guidati dall'ideologo della "spedizione", passarono più volte sotto la casa della vedova, intonando "Giovinezza" ed inneggiando alla "gloriosa giornata" del 25 settembre.
Nessuno, neanche dopo il fascismo, chiese perdono alla famiglia di colui che, con testarda premeditazione, avevano reso "martire". Eppure egli non aveva altra colpa che quella di riuscire a rappresentare gli "ultimi" e scuoterli dalla loro secolare sudditanza con la sola forza delle parole.





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