Lunedì 19 Novembre 2018
   
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'SUDESTIVAL', AMORE LIQUIDO ALLA CASA DELLE ARTI

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Ieri sera la Casa delle Arti è divenuta, per la seconda volta, tappa del viaggio itinerante proposto da “Sudestival”, la nuova versione della ormai nota rassegna cinematografica “Sguardi di Cinema Italiano” nata a Monopoli undici anni fa e diretta artisticamente da Michele Suma.

Il film proiettato, il quinto degli otto in gara all’interno del festival, è stato “Amore liquido”, con la regia di Marco Luca Cattaneo. Una pellicola che ha già ricevuto premi e riconoscimenti anche al di fuori dell’Italia. Un’opera di produzione indipendente che mostra coraggiosamente come, anche se con scarse risorse finanziarie (un fondo di appena 15mila euro) e in poche settimane, si possano realizzare lavori cinematografici degni di riflessione.

AMORE_LIQUIDOIl film, girato a Bologna, vede come protagonista Mario, un quarantenne affetto da porno dipendenza. Ad interpretarlo è Stefano Fregni, volto noto della serie Un posto al sole. Mario, operatore ecologico, vive con l’anziana madre disabile e la sua badante. Durante un agosto desolato, conosce Agatha, Sara Sartini, una giovane ragazza madre che irromperà nella sua vita, fino a quel momento monotona e solitaria, riuscendo a smuovere e a risvegliare sentimenti in lui oramai anestetizzati a causa della solitudine. Emozioni talmente estranee che porteranno Mario a fare i conti con la sua esistenza.

Il film, tra documentario  e fiction,  prende spunto dalle riflessioni dall’omonimo saggio del sociologo polacco Zygmunt Bauman, il quale ha incentrato la sua produzione sui tarli che attanagliano la società contemporanea del consumismo, chiamata dallo stesso Bauman, “società liquida”, dove le difficoltà e le fragilità delle relazioni umane costituiscono un  tema tanto presente quanto ingombrante.

Alla fine della proiezione, Michele Suma, insieme al regista e all’attore protagonista, ha dato spazio ad un confronto con il pubblico, esponendo innanzitutto il tema che le immagini hanno voluto trasmettere. Il problema della porno dipendenza è spesso volutamente ignorato da una società basata sul semplice consumo sia dei prodotti che dei valori. Tale tema non è che una premessa, secondo Cattaneo, per poter affrontare atre questioni rilevanti come la solitudine. Il film infatti trasforma un rito culturale collettivo in una occasione di riflessione sul mondo contemporaneo dove, a causa della mercificazione dei rapporti e di una precarietà allargata a vari contesti sociali, è in atto uno smantellamento degli ultimi valori rimasti come appunto quello dell’amore o del bisogno di relazioni stabili, a favore di labili legami virtuali, facili da instaurare quanto da troncare.

L’attore Segni, nell’interpretare tale personaggio, ha dovuto “mettersi in discussione come uomo e come attore” pur senza giudicarlo; la pornografia che trova così facile terreno per dilagare soprattutto nel web, possiede una tale forza da insinuarsi nella vita delle persone per creare una “mentalità pornificata” in senso lato. Internet è solo uno strumento che riprende sistemi valoriali dalla realtà per poi amplificarli.

Il vero tarlo quindi risiede nel cuore della società. Ecco perché, secondo il regista Cattaneo, “oggi il cinema deve costituirsi dialogo con la realtà”, per poter lasciare una traccia, per dare uno spunto di riflessione a coloro che tramite l’occhio della cinepresa vogliono fermarsi un attimo per osservare la realtà e riflettere su di essa.

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