Domenica 18 Novembre 2018
   
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STAGIONE DI PROSA: BATTISTON E TESTA IN “18 MILA GIORNI”

18mila_giorni

Ieri sera, presso il Teatro Norba, è andata in scena l’ultima rappresentazione teatrale della stagione di Prosa , “18 Mila Giorni”, monologo sulla questione del lavoro.

Protagonista Giuseppe Battiston, attore pluripremiato del nostro cinema e del nostro teatro (recente il Premio UBU come miglior attore italiano), che unisce la sua voce a quella del cantautore Gianmaria Testa che ha composto per l’occasione canzoni nuove e inedite. Il testo, originale, è dello scrittore torinese Andrea Bajani, mentre la regia è di Alfonso Santagata, uno dei più importanti esponenti del teatro italiano contemporaneo.

battistonCome di consueto, prima dello spettacolo, il pubblico ha avuto la possibilità di incontrare gli artisti nel foyer, appuntamento diretto da Niky D’Attoma della Compagnia di Marienbad. Una chiacchierata alla quale però Battiston (nella foto a sinistra) non è potuto essere presente per problemi di salute, ma si è riservato di allietare gli spettatori comparendo direttamente sul palco alle ore 21,00.

Durante l’incontro, il cantautore cuneese ha innanzitutto chiarito il significato del titolo dello spettacolo: 18 mila giorni corrispondono a cinquant’anni, un arco di tempo in cui l’idea e la realtà del lavoro sono sostanzialmente cambiati. Ed è curioso come la prospettiva e il senso del tempo possano cambiare a seconda del criterio col quale lo si organizzi: gli anni o i giorni. Per Testa, infatti, 18 mila giorni non sono una enorme quantità di tempo, e se contiamo che molti di essi vengono anche sprecati, la loro corposità si riduce ulteriormente.

Il sottotolo invece, “Il Pitone”, costituisce una metafora che fa riferimento al concetto stesso del lavoro. Esso, come un pitone, prima se ne sta buono prendendoti le misure e poi, quando ha raggiunto la tua stessa lunghezza o la tua stessa forza, ti fa fuori.

Protagonista è un uomo di cinquant’anni che in un solo giorno perde lavoro e famiglia. Perde perciò tutta la sua vita e il senso delle cose. Se ne sta solo e rinchiuso in un appartamento che è diventato una sorta di discarica di oggetti, di ricordi e sentimenti. “Il licenziamento ti toglie non solo una occupazione ma anche una collocazione sociale producendo in questo modo uno sfaldamento della società”, ha affermato Testa.

Ecco quindi che 18 mila giorni diventano esemplificativi di una vita individuale e collettiva insieme, perché, raccontando la sorte di un singolo dipendente aziendale, si è voluto evidenziare come nello stesso arco di tempo siano cambiate le aspettative sociali del Paese. Il lavoro, da costituire l’ossatura della società, oggi ha assunto la connotazione della precarietà. Dalla dignità del lavoro del gruista della “Chiave a stella” di Primo Levi, da un’epoca in cui il lavoro era un diritto e elemento fondante dell’umana dignità, al trionfo dell’odierno precariato, scandito dal ruolo del licenziatario e raccontato nel libro dello stesso Bajani “Cordiali saluti”.

Sono due testi da cui Santagata e Testa hanno preso spunto sia per costruire il monologo, sia per dare realtà alle canzoni le quali, all’interno dello spettacolo hanno un ruolo fondamentale. “La musica – ha raccontato il cantautore –  ha un potere, arriva senza sforzo” rientrando perciò in quella sfera d’espressione che comunica più delle parole.

Ciò che il pubblico ha assaporato ieri sera, è stata perciò una fotografia politica del momento raccontata attraverso la destrezza teatrale di Giuseppe Battiston e la raffinatezza delle note di Gianmaria Testa.

 

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