Venerdì 16 Novembre 2018
   
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CAFERRA: "LA GIUSTIZIA E I SUOI NEMICI"

CAFERRA

Relatori e ospiti illustri alla presentazione del libro di Vito Marino Caferra, presidente della Corte d’Appello di Bari, che si è tenuta in sala consiliare. Moderatore il giornalista, direttore di TG Norba24, Vincenzo Magistà. L’incontro è stato organizzato dalla Fondazione Di Vagno. Infatti il primo intervento è stato proprio quello del presidente Mastroleo. Ringraziamenti sono giunti da parte del sindaco Lovascio, che ha ribadito il suo “invito ad assumere atteggiamenti di responsabilità verso la giustizia, prescindendo dalla faziosità”.

I veri protagonisti del dibattito, oltre che l’autore, sono stati l’onorevole Luciano Violante e Donato Bruno, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera. Magistà ha, invece, descritto il libro di Caferra come “ghiotta occasione per chi vuole riflettere su questa tematica. Si presenta con la descrizione di una battaglia, a sottolineare che la giustizia è una lotta, un conflitto, fatta di contrapposizioni e fazioni”. Dopo un ricordo delle vittime del terrorismo, in particolare dei magistrati uccisi, si è sottolineata la “serenità con cui Caferra parla di giustizia, e per questo si mette dalla parte del cittadino, chiedendosi come mai questa lotta non risparmi nessuno”. E alla domanda “chi sono i nemici della giustizia?”, Violante ha risposto: “Lo scontro politico, a volte, porta a trascinare i due contendenti. È bene che i magistrati si guardino da amici e nemici. L’Italia è il paese occidentale con il maggior numero di magistrati uccisi. Oggi la questione di fondo è quella dei limiti del potere giudiziario”.

Il pregio del libro di Caferra sta nell’aver posto all’attenzione questioni mai risolte definitivamente, come la separazione delle carriere, il rapporto della giustizia con i mezzi di comunicazione, il potere dei magistrati. Il sì alla correttezza del magistrato che entra in politica giunge forte e chiaro da Bruno, che oltre a complimentarsi con l’autore, dichiara: “Ci troviamo in una palude, perché un po’ tutti hanno abusato dei propri poteri. Terrorismo e mafie hanno colpito la giustizia e la politica è stata assente in situazioni importanti, perché si è sentita inferiore alla magistratura. Venuto meno l’articolo 68 è mancata l’autotutela della politica, causando quelle pagine tristi della nostra storia giudiziaria. Attualmente non vi è lo spirito che possa consentire di mettere in atto il progetto mai andato in porto di modifica dell’articolo 11. Registro personalmente un rallentamento dei lavori. Il magistrato deve e può entrare in politica a patto che si candidi lontano dal luogo in cui svolge la sua professione e che, una volta terminato il mandato, sia la Corte Costituzionale a deciderne la nuova destinazione”.

E se Bruno si mostra favorevole ai magistrati in politica, Violante dà un secco no alle telecamere nei tribunali, perché “immortalerebbero immagini che condizionerebbero troppo l’opinione pubblica”. Mai come in questo momento la giustizia vive un periodo drammatico, svuotata del suo valore, spesso offesa da parte della classe dirigente (pensiamo ai manifesti milanesi “Fuori le BR dalle procure”), colpita pesantemente dai tagli. Il libro di Cafarra sceglie il momento giusto per porre all’attenzione questioni fondamentali, spunti per riflettere e proposte su un tema che interessa, o dovrebbe interessare, ogni cittadino.

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