Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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ADDIO A ENZO DEL RE, L’ULTIMO CANTASTORIE

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Solo pochi giorni fa abbiamo appreso con dispiacere della morte per infarto, all’età di 67 anni, del musicista e cantautore Enzo Del Re nella sua casa di Mola di Bari. L’artista pugliese viveva con una pensione sociale di 300 euro al mese.

‘L'ultimo cantastorie di Mola’ come egli stesso amava definirsi, era un cantautore di grande popolarità soprattutto nei movimenti di sinistra degli anni Settanta ed i suoi sono testi dal forte contenuto politico e civile. Nella sua lunga carriera di artista popolare ha lavorato, fra gli altri, con Dario Fo e Franca Rame, il cantautore Antonio Infantino ed Enzo Jannacci.

Figlio di gente povera (suo padre era un fruttivendolo) aveva cominciato da giovanissimo, a soli 14 anni, a cantare alla festa dell’Unità del suo paese per poi imparare, sempre da autodidatta, a suonare prima il piano e poi le  percussioni.

Ma Del Re era uno spirito troppo versatile e creativo per limitarsi agli strumenti tradizionali. Non a caso sarà noto al grande pubblico per adoperare nei suoi concerti e nelle sue esibizioni oggetti estemporanei come una valigia di cartone, simbolo dell’emigrazione, o una sedia di legno, allusione alla sedia elettrica per sensibilizzare il pubblico contro la pena di morte.

Con questi attrezzi Del Re si esibisce in performance imprevedibili e provocatorie, trasformando le sue canzoni in veri e propri spazi recitativi, con un accompagnamento ritmico che ipnotizza lo spettatore invitandolo alla riflessione. Ma l’artista di Mola non si limita ai soli oggetti, perché suona anche il proprio corpo. Per esempio sfrutta il rumore prodotto dallo schiocco della lingua sul palato per creare un suono nuovo e originale. E la sua non è una scelta dettata dal minimalismo musicale, ma il suono diventa per lui un simbolo per accompagnare e spiegare meglio il contenuto dei suoi pezzi. Non a caso conia per se stesso una parola nuova e si definisce ‘corpofonista’.

Del Re divenne comunque famoso al grande pubblico soprattutto per il brano del 1974  Lavorare con lentezza che fu la sigla di apertura e chiusura di Radio Alice, una delle più note emittenti libere italiane e che, ripreso poi da Daniele Sepe, ha dato anche il  titolo, nel 2004, al film omonimo di Guido Chiesa:  « Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo / chi è veloce si fa male e finisce in ospedale / in ospedale non c'è posto e si può morire presto »

Una voce calda e intonata, testi dal forte contenuto civile e politico, la scelta di strumenti non tradizionali. E soprattutto performance innovative e originali per rappresentare e denunciare l’infinita ripetitività del lavoro in fabbrica, l’emigrazione, l’omologazione. Il suo cachet? L’esatto equivalente del salario giornaliero di un metalmeccanico. Questo era Enzo Del Re.

Nel 2010 il cineasta Angelo Amoroso d'Aragona gli ha dedicato il documentario ‘Io e la mia sedia’ Infine, una delle sue ultime apparizioni pubbliche è stata la strepitosa esibizione sul palco del concerto del Primo maggio 2010, ospite di Vinicio Capossela.

Commenti 

 
#2 giuliano 2011-06-15 16:37
brava all'autrice dell'articolo ,scritto con bravura e proprieta' di linguaggio eccezzionale.
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#1 valentina 2011-06-14 22:23
ottimo articolo descritto nel complesso cn un linguaggio davvero singolare..addio Enzo
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