Domenica 18 Novembre 2018
   
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CONSENSI PER "ANCHE IL SOLE FA SCHIFO"

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“Anche il Sole fa schifo”: questo è il titolo dello spettacolo teatrale che l’Associazione “Cuore con le ali” ha messo in scena nel caratteristico Chiostro di San Benedetto a Conversano, Lunedì 18 luglio 2011 alle ore 21,00 circa.

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Lo spettacolo teatrale racconta la storia d’amore di un ragazzo e di una ragazza e dell’infatuazione di lei per il migliore amico di lui.

 

Il testo è tratto dal radiodramma (racconto radiofonico incrociato), scritto dall’autore Niccolò Ammaniti ed è stato diretto dalla regia di Dario Faggiano. Alla realizzazione della rappresentazione teatrale hanno partecipato Sara Lavolpe, Giuseppe Tateo, Antonella Patruno, lo stesso Dario Faggiano, Angelo Galizia, Milena Tartarelli.

Raccontate in modo breve e semplice, le vicende del dramma lasciano prender corpo una storia che prende vita con poche ed esatte parole, che vorrebbe indurre il pubblico a riflettere oppure a  ironizzare su alcuni aspetti della nostra vita, della nostra adolescenza.

Anche il sole fa schifo” è la trasposizione teatrale del radiodramma di Niccolò Ammaniti adattato allo scenario del Chiostro di San Benedetto, le cui vicende si snodano in una verve comica dall’ironia quasi graffiante. Gli episodi dello spettacolo sono quasi banali ma assumono delle connotazioni paradossali, a tratti surreali.

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Il pubblico è travolto dalle amare confessioni, dalle fugaci infatuazioni, ripensamenti e sensi di colpa degli attori che interpretano una storia del tutto comune a qualsiasi persona. Forse proprio per questa sua semplicità, per la sua naturalezza e convenzionalità ha una forte capacità di far immedesimare lo spettatore, in particolare il pubblico giovanile. Tutti si potrebbero immedesimare e ritrovare in qualche frase o nell’atteggiamento dei personaggi qualcosa di familiare, che li appartiene.

 

Le vite dei personaggi si intrecciano indissolubilmente e non riescono a sbrogliarsi. I protagonisti capitombolano in una serie di avventure sempre più irragionevoli, che lasciano nel pubblico una sensazione che va dall’amarezza, alla frivolezza: una sorta di leggiadria giovanile, ma che comunica un forte desiderio di colmare la propria solitudine interiore.

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