Lunedì 19 Novembre 2018
   
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“TODO EL AMOR”: DELUSIONE PER RUBINI

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Ha tradito un po’ le aspettative lo spettacolo “Todo el amor” di Sergio Rubini, che  si è esibito ieri sera in Anfiteatro Belvedere. Una lunga attesa dettata dalla pioggia prima, che minacciava di rinviare la serata e da problemi tecnici poi, risolti oltre le 22.30, quando finalmente l’attore e regista pugliese è salito sul palco e ha letto splendide poesie, manco a dirlo, d’amore.

Un viaggio d’amore attraverso le poesie più belle del nostro tempo di autori tra cui Neruda e Sanguineti, lette e interpretate dall’attore pugliese. Ad accompagnarlo il Trio-Pleyel, composto dai musicisti di fama internazionale, Giuseppe Nese al  flauto, Fernando Nese al  violoncello e  Gabriella Orlando al pianoforte, che hanno eseguito pezzi tratti per lo più dal repertorio di Astor Piazzolla. Le letture sono state intervallate dai passi di tango dei sanseveresi Grazia e Carmine Mummolo, classificatisi secondi ai Campionati Internazionali di Tango Argentino.

Gli ingredienti c’erano tutti, ma il risultato è stato piuttosto deludente. Non è bastato “todo el amor”di Rubini per scaldare la serata, fredda sotto ogni punto di vista. Un’esibizione affatto intensa, su un palco scarno, privo di alcuna scenografia, ai limiti del minimalismo. Oltre ai fischi iniziali per la lunghissima attesa, il pubblico è rimasto deluso per la brevità dello spettacolo, un’ora scarsa, e la non convincente interpretazione dell’attore pugliese, che a fine rappresentazione è andato subito via.

È stata Floriana Rignanese, dello staff di Rubini, a confermare che lo spettacolo è stato abbondantemente tagliato e per questo non le è stato consentito di recitare, ma di assumere solo le veci di presentatrice. Insomma Conversano si aspettava di più, problemi meteorologici a parte, soprattutto quando per una volta tanto lo spettacolo era gratuito.

Commenti 

 
#1 pasquale coletta 2011-07-30 19:25
seppur da me seguito per breve tempo la performace ai limiti della sobrietà ha dato la possibiltà di ascoltare poesia, cosa ormai rarissima e purtoppo in contrasto con il comune senso di "spettacolo".
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