Martedì 20 Novembre 2018
   
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CARATTERI MOBILI, LA PRIMA GIORNATA

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Si è conclusa la prima giornata di Caratteri Mobili, Festival del Giornalismo “A sud del Mondo: le frontiere del giornalismo di inchiesta”. Proviamo a raccontarvi i concetti chiave emersi dai dibattiti e dalle proiezioni. Un breve diario di bordo che renda merito della navigazione di Bigono a bordo dei cargo che affollano il Mediterraneo e del viaggio lungo le fontiere della tratta raccontato dalla free lance Mastrogiovanni; della Camera Oscura afghana di Gabriele Torsello e dei tentacoli della della’Ndrangheta nel milanese, investigati dal cronista Monteleone.

 

Bruno Bigono, “Il Colore del Vento”

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Regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e televisivo italiano, tra i fondatori del teatro dell’Elfo di Milano, Bruno Bigoni si cimenta brillantemente in un film documentario sul mare e le potenzialità di introspezione legate alla navigazione per mare di un cargo. Partendo dal sogno della rivoluzione anarchica spagnola del 1936 e toccando le coste ed i porti di città simbolo quali Dubrovnik, Bari, Lampedusa, Tangeri, Genova, Sousse, sulle tracce di Creuza de Ma di Fabrizio De Andrè, il documentario apre gli orizzonti ad un mondo fatto di storie, di vissuti, di speranze e dolori autoctoni, riletti in chiave volutamente femminile, proprio in virtù del maggior peso che il cambiamento sociale, la ricerca introspettiva, l’appartenenza territoriale, lo slancio emotivo hanno sull’universo femminile.

Il mare Mediterraneo, il Mare Nostrum, offre la location di partenza per un excursus identificativo nelle singole esperienze di vita che emergono dai racconti parlati con gli occhi, con le immagini e con le parole dei protagonisti, figli di epoche diverse ma legati dagli stessi sentimenti, sapientemente studiati e rivisitati. Un documentario sulla possibilità che il mare concede di comprendere, attraversandolo e vivendolo, quanto accade sulla terraferma, nell’animo umano e nelle speranze di chi lo affronta, cercando riscatto e protezione.

Marika Valerio


Gabriele Torsello: “Afghanistan Camera Oscura”

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Afghanistan Camera Oscura”, libro di forte impatto visivo che  racconta la guerra in Afghanistan vista da vicino. È duplice: unisce il linguaggio delle parole, della scrittura a quello visivo delle foto.
Il tema centrale è la verità. Il problema del rapporto del sistema politico con il giornalismo. Il giornalismo asservito, convenzionale distoglie il lettore dai problemi essenziali. Torsello vuole, invece, dare una lettura più critica dei problemi.
Il giornalista afferma che “la decisione è dovuta alla spinta di cercare una verità spesso oscurata dai media, che trattano le vicende superficialmente”. Nelle testate si trovano notizie efficaci, però prive d’approfondimento. Come dice Torsello “Non spiegano il perché della guerra in Afghanistan”.

Obiettivo del giornalista d’inchiesta è testimoniare una situazione, riportarla in modo obiettivo. Per far ciò bisogna analizzare i fatti in modo critico. Normalmente “i media filtrano la notizia della guerra attraverso lo sguardo occidentale ma togliendo l’obiettività”. Si trasmette un’idea fuorviante dell’Afghanistan. Torsello cerca di entrare in sintonia con la popolazione afghana. Nelle foto è vestito come un afghano. Tuttavia, l’abito fa la sua parte nell’entrare in sintonia con la gente. Allora ci si chiede se “rischia di entrare nell’ambito delle relazioni sociali”. Il giornalista risponde che ”il foto-reporter testimonia la realtà. Deve avvicinarsi al limite, ma non oltrepassarlo. È una realtà che non gli appartiene: questo non fa andare oltre il limite.”

Debora Sechi

Marialuisa Mastrogiovanni, “Human Goods: welcome to Europe”

Questo documentario è nato per un evento avvenuto presso le coste calabresi: l’arrivo di barche a vela cariche di clandestini, giovani afghani.La notizia è stata riportata frettolosamente dai media, ma ha attirato la curiosità della giornalista leccese Mastrogiovanni. È andata a fondo nella questione. Ha cercato testimoni e ha creato un documentario che trattasse del traffico di persone lungo le frontiere europee. In particolare, si è interessata dei giovani afghani, ora sotto protezione giudiziaria e vittime di traffico illegale di esseri umani: giovani sfruttati e messi sulla strada.

La giornalista si è recata alle frontiere della Grecia e della Tunisia, dove ha dialogato e intervistato esponenti della polizia greca, ministri e adetti alle carceri greche, per testimoniare le condizioni di degrado in cui vivono gli immigrati illegali. Spesso vittime di organizzazioni criminali che li sfruttano e alle quali pagano ingenti somme per esser lasciati nelle coste meridionali dell’Italia. Obiettivo del documentario è testimoniare il drammatico viaggio di migliaia di persone al limite della sopravvivenza. “Importante è rilevare il potere e il ruolo delle mafie in questa situazione”, come ha affermato nell’intervista successiva, la reporter Mastrogiovanni.

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“Il giro di denaro e d’affari che c’è dietro il flusso di migranti: redditizio quanto il traffico di armi”. Si constata quanto “all’Europa sembra non convenire contrastare tale traffico: esso va a beneficio dell’economia, porta maggior manodopera”. Volontà del documentario è andare nella zona grigia dell’informazione e delle amministrazioni; scoprire fatti non trasmessi normalmente dai media, notizie liquidate superficialmente per convenienza.

Inchiostro e tentacoli, Raccontare di mafia e di potere

A chiudere il primo giorno, l’intervista al giornalista d’inchiesta giudiziaria Antonino Monteleone. Moderata dal giornalista Francesco Strippoli, l’intervista mette in luce il difficile rapporto tra il giornalismo e i poteri criminali.

Antonio Monteleone è autore di un libro d’inchiesta, “O mia bella Madu’ndrina”, sull’infiltrazione della’Ndrangheta nel milanese. Al giornalista è stato chiesto, se fosse più difficile il rapporto giornalista giudiziario- criminalità oppure il rapporto con la politica. La risposta ha messo in luce quanto sia ostico fare i giornalisti a Reggio Calabria. “Lavorare in Calabria per un cronista di giudiziaria è un campo minato”. Le indagini sulla ’Ndrangheta mostrano quanto sia capillare il lavoro di infiltrazione delle mafie nel territorio lombardo. “Negli anni ’80 si è rilevato il più alto livello di collusione, nel milanese, della mafia con gli organi del potere; ne è conseguito il più alto numero di giornalisti minacciati.”

Questo incontro vuol essere un modo per dare senso critico alle vicende e soprattutto avvicinare i ragazzi al tema del rapporto mafia-potere. “Dove c’è una disaffezione maggiore dei giovani verso gli organi d’informazione, maggiore è – afferma il giornalista – l’influenza della mafia nel corpo sociale”. In seguito alla sua pubblicazione, il libro ha incontrato reticenze da parte dell’opinione pubblica milanese, poiché ha avuto difficoltà ad accettare tale realtà; tuttavia, ai giornalisti è chiesta una spiegazione, un aiuto su come fare a venirne fuori.

Quasi a testimoniare il bisogno di uno spirito più critico su ciò che avviene nel territorio.

Debora Sechi

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