Domenica 18 Novembre 2018
   
Text Size

"Missione di Pace" per il SUDESTIVAL

sudestival-1

Prima visione in Puglia dell’opera prima del regista Francesco Lagi

Il regista Francesco Lagi (ospite in sala del Sudestival), ha presentato la sua Opera Prima: “Missione di Pace”, film commedia con protagonista Silvio Orlando nei panni del capitano Vinciguerra.

Il film racconta il rapporto burrascoso tra il capitano e suo figlio Giacomo, pacifista convinto, spesso ostacolo per l’ambiziosa carriera del capitano.

Con una spiccata ironia che spesso sfocia nella comicità, il film cerca di rappresentare le contraddizioni del pacifismo – spesso violento – e di chi intraprende la carriera militare per partecipare a missioni umanitarie e di pace nel mondo.

francesco lagi“Il film parla del conflitto tra un padre e il figlio – spiega il regista Francesco Lagi (nella foto a sinistra) – il padre è un militare mentre il figlio è un agguerritissimo pacifista. Quindi parla del loro conflitto, dei loro continui litigi perché si ritrovano, per una serie di situazioni piuttosto improbabili, a condividere una missione militare in un Paese dei Balcani, perché il padre è un militare che lavora in missione di pace nei Balcani. Il film è una commedia, tutto è raccontato in chiave della commedia. Quindi tutte le situazioni sono portate verso la risata, il comico, a volte verso la farsa”.

Perché la scelta di raccontare dei temi molto importanti quali la guerra e la pace, abbandonando però i toni classici della serietà e drammaticità e creare invece, un clima sereno, rilassato proiettato verso la comicità?

"Perché penso che anche attraverso la chiave del comico si possono dire delle cose “ serie”. Le contraddizioni delle nostre vite, del mondo con cui abbiamo a che fare tutti i giorni… penso che attraverso la chiave del comico possono venire fuori altrettanto bene, forse anche meglio. Ma quello dipende dai gusti personali rispetto a un tono più drammatico".

D’altronde lei ha un predecessore illustre: Roberto Benigni ne “ La Vita è Bella”! Nel film lei rappresenta la contrapposizione tra due ideologie: guerra e pace. Soffermiamoci sul pacifismo. Poco fa per descrivere il figlio, lei ha utilizzato un ossimoro molto forte: Agguerritissimo Pacifista. Non sembra rispecchiare al meglio l’ideale della pace l’agguerrito pacifista…

"Certo, perché nel mio film il pacifista è molto agguerrito e il militare è molto pacifico. Nel senso che ho cercato di raccontare i personaggi usando delle contraddizioni, cercando sempre il contrario di quello che io o magari tu, ci possiamo aspettare dal militare o dal pacifista. Il nostro pacifista è estremamente intransigente, è estremamente rigido e sicuramente il personaggio più bellicoso del film".

Sembra rispecchiare la realtà delle numerose manifestazioni pacifiche di questi giorni, che poi si trasformano in scene di guerriglia urbana. Con il film è anche una critica agli attuali movimenti pacifisti?

"Io non intendo criticare né i movimenti pacifisti né la vita dell’onesto mestiere di chi fa il militare. Sicuramente io vedo delle contraddizioni, soprattutto nei militari, in chi fa il militare di professione. Il pacifista che cerca di affermare l’idea di pace in senso astratto, una pace senza se e senza ma, in modo intransigente, rigido, lontano laddove la pace invece viene costruita, io sento una contraddizione anche li. Ma io non ho delle risposte, il film non da delle risposte. Il film parte da questo presupposto perché vuole mettere in risalto delle contraddizioni, ma poi racconta anche dei caratteri, dei sentimenti, racconta dei rapporti umani e il film ha un finale in cui, i vari personaggi e soprattutto i due protagonisti, si trovano a condividere uno la missione dell’altro. Però non ci sono risposte".

A proposito di contraddizioni: dopo quella del pacifista, quale grande contraddizione coglie nella vita del militare di professione?

"Io ho conosciuto dei militarie mi hanno persuaso, convinto, raccontato la loro vita e il loro mestiere: la scelta di fare quel mestiere e andare in un Paese con una situazione di instabilità politica e sociale a costruire la pace. Certo, come si costruisce la pace, insomma… andando con le divise, andando con le armi a imporre e ad esportare la democrazia. Tutta la retorica militarista occidentale degli ultimi anni è, da un certo punto di vista, estremamente ambigua e a volte conosciamo degli episodi agghiaccianti e i comportamenti dei militari non sono condivisibili, seppure le premesse possono esserlo. Non riesco a patteggiare per l’una o l’altra parte".

Nell’evidenziare lo scontro ideologico tra padre e figlio, il film rappresenta anche il conflitto generazionale tra due generazioni diverse, che poi sono figlie della propria epoca, della propria cultura?

"Certo perché il cuore emotivo del film è il rapporto conflittuale tra un padre e un figlio. Sicuramente c’è uno scontro generazionale, un’incapacità di capirsi, c’è una pulsione allo scontro, il padre non capisce il figlio… sono tutti questi i temi del film".

Ma c’è il sentimento di fondo, l’amore filiale?

"Sì, è molto difficile da trovare nel film. Io non volevo finire esattamente dove dici tu. Il film fa un percorso e dice qualcosa alla fine. Non ci sono dichiarazioni d’amore, i personaggi si misurano sugli eventi della storia perché vengono battuti da una serie di avventure che manda il destino. Inoltre dal comportamento soprattutto del figlio che è catastrofico, rovinoso perché rovina sempre tutto quanto. Padre e figlio si trovano ad affrontare delle cose insieme ma senza dichiarazioni d’amore o di affetto. Sono due persone che si odiano e che a un certo punto si trovano davanti a delle difficoltà oggettive".

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI