Venerdì 16 Novembre 2018
   
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‘Il Quadro’, tra beneficenza e beat generation

Il Quadro  - gruppo

Un viaggio attraverso la storia della musica Rock, durante la serata di sabato 17 marzo alla Casa delle Arti, strabordante di appassionati e curiosi di un genere musicale, che ha segnato l’anima e le menti di intere generazioni.

Un concerto rock per sostenere la ricerca sui tumori dell’infanzia; per presentare nuovi gruppi musicali come i nostrani Raifenval, che hanno aperto la serata; ma anche e soprattutto per raccontare un’anima, un lampo di luce, una visione, una sola religione, che è quella dei Queen, con cui Il Quadro (formato da Mimmo Mastronardi - voce e chitarra, Nino Sicuro-organo hammond e tastiere, Ninni Cacciapaglia-basso, Corrado Schiavone-chitarra e Mimmo Colucci-batteria) ha aperto il suo concerto. Il viaggio prosegue con i Led Zeppelin e i colori arabeggianti di Kashmir, l’inconfondibile riff iniziale di Heartbreaker e Whole lotta love, diventata poi cover strumentale per la sigla del famoso programma britannico Top of the Pops, trasmesso in Italia a fine anni novanta.

Il Quadro - Michele PannarelliE forse capiremo lungo la strada, attraverso Black night dei Deep Purple, di essere liberi, liberi di essere noi stessi, lontani dalle guerre e da tutte le ingiustizie, aspettando, però, in questo posto dove le ombre fuggono da loro stesse, in un paese dai tetti neri, dove non ci sono pavimenti d’oro, ma solo stormi esausti, come nella cover dei Cream in White room. Ma la notte è anche minaccia, con le sue ombre, per il diamante pazzo dei Pink Floyd, dedicato al loro fondatore Syd Barret, poi lasciato solo dal gruppo lungo la strada e morto nel 2006 dopo un ultimo saluto ai suoi compagni negli studi di Abbey Road. Michele Panarelli, con il suo sassofono, è la guest star in Shine on you crazy diamond, e il tutto prosegue nella versione acustica, assieme a Carlo Losavio, del brano originale, del Quadro, Voliamo Insieme, preceduto da Il Tempo, altro famoso pezzo dello storico gruppo rock conversanese.

Sempre attraverso la musica ci troviamo catapultati oltre oceano, precisamente a New Orleans nella Casa del sole nascente, degli Animals, che attraverso questa canzone raccontano il disagio nel vivere la realtà di una casa chiusa. Ma l’atmosfera cambia totalmente con la cover di Ray Charles, Georgia, sognante, lenta, dolce e chiara… E dopo il riff di batteria più famoso della storia del rock di Moby Dick dei Led Zeppelin, il concerto prosegue con il celeberrimo inno dei Queen, We will rock you, meritandosi una standing ovation dal pubblico. Tenendo gli occhi sulla strada e le mani sul volante, si arriva al Roadhouse blues dei Doors, giungendo, infine, al brano che segna la nascita dell’Heavy Metal: Born to be wild degli Steppenwolf.

Penultimo brano in scaletta, ma non per importanza, è il controverso Come togheder dei Beatles, pezzo apparentemente senza senso se si ignora la sua valenza politica a favore di un senatore californiano. Gran finale con Smoke on the wather dei Deep Purple, immediatamente riconoscibile per la sua melodia centrale basata su quattro note della scala blues, che ne fanno uno dei più famosi riff nella storia dell’hard rock.

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