Giovedì 15 Novembre 2018
   
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"Il mare di lato", Loprieno racconta la storia dimenticata del '900 pugliese

PRESIDI DEL_LIBRO

È stato presentato venerdì scorso presso la sala convegni del Castello Il mare di lato, il nuovo romanzo di Vito Antonio Loprieno. Durante l’incontro, organizzato dal Presidio del Libro di Conversano e dalla Fondazione “Di Vagno”, l’autore si è confrontato con Vitangelo Magnifico; c’è stato spazio anche per la lettura di alcuni stralci del romanzo ad opera di Giusy Frallonardo.

Lo scrittore, nato nella provincia romana da una famiglia di origine pugliese, ha scelto di raccontare il tacco d’Italia da una nuova prospettiva, dopo aver dedicato Lorodipuglia, il romanzo precedente, al mondo dei braccianti. Questa volta è il mare ad essere protagonista della narrativa di Loprieno, un omaggio ai marinai pugliesi che, come in Lorodipuglia, prende le mosse da una vicenda realmente accaduta. Se in quest’ultimo era stato l’orgoglio dei contadini di Palagianello che nel ’93 si ribellarono a un gruppo di malavitosi (in un’Italia appena sconvolta dai delitti di Falcone e Borsellino) a dare spunto a Loprieno, questa volta sono due pescherecci molesi misteriosamente dispersi nel 1930 a dare inizio ad un viaggio alla scoperta di eventi quasi caduti nell’oblio che hanno caratterizzato il Novecento pugliese, legati a doppio filo con le vicende individuali dei personaggi e con la storia globale del secolo breve.

Un “popolo di formiche” (come lo definì Tommaso Fiore) che con la sua laboriosità riesce sempre a far fronte ai mali della storia, è quello che Loprieno vuole raccontare in questo romanzo corale, in cui il mare viene vissuto con un altalenante atteggiamento di amore e odio, in grado di dare e togliere. Un mare che però non è mai vissuto dai pugliesi come un ostacolo, sempre disposti ad accogliere e a condividere con gli altri popoli del Mediterraneo. “È la storia di vent’anni fa, quando la Puglia ha vissuto intensamente il fenomeno dell’immigrazione ed è stata in grado di tracciare la strada per il futuro, offrendo uno splendido esempio di civiltà dell’empatia”, afferma Loprieno citando Jeremy Rifkin, “l’unico modo per vincere la sfida della globalizzazione”.

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