Martedì 20 Novembre 2018
   
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Scuola per la Buona Politica: “Liberi di informarsi, liberi di partecipare”

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Liberi di informarsi, liberi di partecipare” è il titolo della terza lezione della Scuola per la Buona Politica della Fondazione “Di Vagno”. Questa volta a vestire il ruolo di docenti sono stati Lino Patruno, giornalista e già direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, e Onofrio Romano, professore di Sociologia dei fenomeni politici presso la facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari.

A moderare l’incontro il dott. Antonio Lacandela, che ha presentato il dilemma della lezione, le potenzialità e i limiti della libertà di informazione soprattutto nell’era dei new media e le ricadute sulla libertà individuale di partecipazione alla vita democratica, attraverso una dettagliata ricostruzione storica dei processi di formazione della sfera pubblica borghese alla fine del ‘700 ripercorrendo l’evoluzione del concetto di opinione pubblica fino ai giorni nostri.

Per Lino Patruno la rete rappresenta sicuramente un fattore positivo per quanto riguarda la democratizzazione delle fonti (si pensi al citizen journalism e al successo dei blog), ma allo stesso tempo c’è il rischio della scarsa verifica delle notizie. Parlando della Primavera Araba, Patruno sostiene che “la rete ha costituito un importante catalizzatore dei processi di democratizzazione da cui tutto è partito, poi però serve la piazza”. L’informazione come base per la partecipazione alla vita democratica, indispensabile soprattutto nel Mezzogiorno, “perché laddove la partecipazione latita, si inseriscono forme di potere alternative al di fuori della legalità”.

Onofrio Romano nel suo intervento ha invece invitato gli studenti a riflettere sull’obsolescenza dei concetti di libertà di informazione e libertà di partecipazione, in un’epoca in cui si è avuta un’evoluzione politica (la voglia di partecipazione nacque nel clima di reazione all’assolutismo) e antropologica (citando “La folla solitaria” di David Riesman, l’other-directedness ha preso il posto dell’inner-directedness, si pensi all’ampio consenso berlusconiano negli ultimi 20 anni). Per Romano “il potere ha cambiato forma, non vuole più reprimere, ma al contrario lascia e fomenta la libertà individuale. Il cittadino, liberato, nella maggior parte dei casi andrà verso il godimento, non verso l’informazione. La dimensione verticale dell’informazione è indispensabile per coltivare e organizzare i cittadini liberati, non basta la prospettiva dell’illusoria orizzontalità di Internet”.

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