Lunedì 12 Novembre 2018
   
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"Lector 2012": la prima giornata delle "Democrazie al bivio"

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Ad aprire l'ottava edizione del festival Lectorinfabula è stata la giornalista Loredana Saracino, che ha dialogato con la professoressa Gabriella Turnatori sulla prima parola, necessaria per comprendere le democrazie al bivio: “indignazione”.

lector prima parola“La vergogna e l’indignazione nascono dall’offesa alla vita” − ha spiegato la Turnatori. “Nascono dal nostro silenzio difronte ad azioni che non approviamo. Sono emozioni che devono essere condivise, altrimenti muoiono, creando il deserto emozionale che c’è oggi”.

“Esiste la vergona per l’inadeguatezza, la paura per il marchio del fallimento. E penso a tutti gli imprenditori che si sono suicidati per i debiti. Ma questo avviene solo quando si è completamente isolati. La giustificazione, per altro, avviene solo difronte alla proprie famiglie e questo è negativo soprattutto quando si parla di politica. In Omero queste due parole sono unite e devono essere riprese, anche per ritornare ad avere una valenza collettiva − ha proseguito la Turnatori. “La stessa valenza sociale degli omosessuali che, giustamente, in mancanza di diritti, vogliono far nascere l’indignazione collettiva, invece di risolvere tutto segretamente. La vera indignazione positiva è quella che fa nascere i movimenti assieme agli altri, come le tante associazioni contro il pizzo”.

“Molte rivoluzioni/manifestazioni vengono criticate per la mancanza di progetto, ma l’importante è mandare un segnale, che deve essere capito. Il buon uso della vergogna è lontano dalla depressione ma vicino all’agire comune. Bisogna far circolare le emozioni attraverso film, libri, canzoni e non vergognarsi della disuguaglianza, che spesso è il primo sentimento a generare la vergogna”.

“Il mondo moderno − ha concluso Turnatori − ha invertito il senso della vergogna, ha fatto scomparire il vero significato delle parole: ci si vergogna per i vestiti non firmati, per i gioielli poco costosi (come disse la escort Terry de Nicolò). E come si fa a vincere tutto questo? Con la cultura che aggrega le persone, con attività culturali che allontanino la gente dal computer per farla ritornare insieme, leggendo…”.

Ida Diana Marinelli


Stato d'Italia: Mancuso e le contraddizioni del nostro Paese

Secondo appuntamento della giornata di apertura del festival è stata la mostra fotografica, organizzata da Rocco De Benedictis, "Stato d'Italia" in cui Emiliano Mancuso − indiscusso fotoreporter − accompagna il visitatore in "un viaggio lungo tre anni attraverso il Paese, quello dei nostri giorni, alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale che stiamo vivendo: dagli sbarchi di Lampedusa alla vita nei palazzi della politica romana, passando per Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, fino ai ragazzi di Taranto che vogliono rimanere lontani dai fumi delle acciaierie Ilva".

Come spiega bene Renata Ferri, curatrice del libro edito da Postcart in cui sono raccolte le immagini di Mancuso, "c’è un tempo perfetto per la fotografia documentaria, è quello del cambiamento: tensioni, stati di crisi, guerre, rivolte, migrazioni, diaspore, emergenze ambientali e umanitarie. [...] A volte però non è necessario andare lontano, Emiliano Mancuso si è fermato qui, nel suo Paese, per guardare e cercare di capire. E la fotografia può aiutare, lui ne è consapevole. Strumento narrativo efficace, sa come farlo: immediata, personale, coinvolta e partecipe. Pone domande, induce al dubbio. Registra i cambiamenti. Punta al cuore, lo sappiamo".

"In questa mostra − chiosa Ferri − sono più che mai evidenti i contrasti in cui si consuma il nostro paese. Commuovono le piccole storie, sconcertano i luoghi, i volti e le notizie; l’autore segue un filo invisibile e soggettivo, noi sappiamo che tutto è qui e ora. Le immagini parlano con urgenza e passione, non dobbiamo aggiungere altro". 

 

 

"Regole". Gherando Colombo: "Educare alla libertà ed alla responsabilità"

Chiudiamo la nostra breve rassegna con l'incontro che ha visto protagonista Gherardo Colombo, ex Magistrato attualmente membro del CdA della Rai, il quale ha dibattuto sul significato della parola “Regole”.

Abbandonata la forma convenzionale dell'intervista, l’ex Magistrato ha preferito dialogare direttamente con il pubblico presente, facendo così intuire che il suo intento era conoscere il punto di vista altrui e avere uno scambio di opinioni.

lector-2012-colombo“Quando si sente la parola regola, che emozione prova il nostro istinto?” – ha esordito il dott. Colombo. Istintivamente la parola regola fa pensare ad un limite alla nostra libertà”. È una parola che è percepita come un obbligo a non fare qualcosa. Le regole, invece, secondo la Costituzione Italiana, sono fonti di diritto, pertanto non sono limitative, al contrario hanno lo scopo di agevolare.

Ed è proprio dalla conoscenza della Costituzione che bisognerebbe partire: "Se non si conosce la Costituzione Italiana, le persone continueranno a vivere secondo parametri discriminanti che derivano dall’ignoranza".

Nel confronto, Colombo ha anche proposto una rivisitazione del concetto di "dovere", intrinsecamente legato alle "regole". I doveri esistono solo se sono funzionali ad esercitare un diritto. “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità retributiva” (art. 53, Cost. It.). Ma perché chi ha un reddito deve pagare le tasse? Che diritto è? Solitamente si pensa che lo Stato derubi una parte dei guadagni dei cittadini; in realtà senza le tasse nessuno avrebbe garanzie e servizi e, dunque, diritti".

Chi non segue le regole di solito è punito; tuttavia secondo l’ex Magistrato punire non ha molta efficacia se la punizione non è supportata dalla ri-educazione di chi ha infranto il patto sociale. Non si tratta di educare all'obbedienza, alla "non libertà" − che di per sé vorrebbe dire vanificare il meccanismo della democrazia − al contrario è necessario educare la gente a gestire la propria libertà assumendosi la responsabilità delle proprie scelte. Questa è la "ricetta" che Colombo consegna per organizzare una società con pari opportunità.

Annarita Campanella

Commenti 

 
#1 Giobbe 2012-09-14 11:59
Di quante belle persone è pieno il nostro Paese. Leggere quest'articolo è piacevole. Un sincero grazie ai relatori, perché no questa volta anche per il sindaco. La democrazia è valore imprescindibile e il suo vero significato, nonché la reale applicazione della stessa, non deve essere stravolto da quei pochi soggetti che ne fanno uso improprio, vergando su simboli di partito il timbro di proprietà. Colombo, poi, è un piacere ascoltarlo. Ti rendi conto che certa gente ha davvero una marcia in più.
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