Domenica 18 Novembre 2018
   
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Susanna Camusso chiude l'ottava edizione di Lectorinfabula

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A chiusura dell'ottava edizione di Lectorinfabula è intervenuta Susanna Camusso, segretario nazionale della CGIL, introdotta e presentata dal giornalista ed economista Marco Panara.

Il tema chiave è stato il rapporto lavoro-democrazia. Una democrazia che ha come assunto la liberalizzazione del lavoro che nei due millenni precedenti è stato "servo e schiavo". Lavoro non è una parola smarrita, piuttosto è cambiato il suo contenuto morale e sociale.

lector-2012-camussoCome si è smarrito il contenuto della parola lavoro?

“Noi stiamo facendo passi indietro, ci stiamo avvicinando alle condizioni di schiavitù e questo non permette alla democrazia di esistere. Ora vige una nuova idea: per fare soldi non è necessario lavorare. Questa nuova idea ha falsato le dimensioni e il valore del reddito. Oggi si lavora saltuariamente, non si caratterizza più l’esistenza con il lavoro. Altro sbaglio è avere l’idea che il futuro avrebbe cancellato il lavoro manuale poiché sarebbero stati tutti intellettuali, senza comprende che l’intelletto si doveva investire con la manualità. In ultimo, l’idea che non ci potessero essere ambizioni nel lavoro, ha dato il colpo di grazia. L’occupazione femminile continua a non esserci, c’è assoluta precarietà che comporta un non perfezionamento delle proprie doti e capacità.”

Come possiamo ricostruire questo valore?

“In un’epoca come questa, caratterizzata da assenza di valori, bisognerebbe ricomprendere che il lavoro rientra nei valori. È necessario ricostruire il lavoro, ridare valore alla legalità, trasparenza, regole e remunerazioni. Prima si retribuiva il lavoro in maniera differente, una prestazione anche una consulenza si pagava, oggi invece si paga il lavoro solo se si ricava un profitto, non dando più valore alla prestazione del sapere o alle qualità di una persona.”

Remunerazione del lavoro oggi ha un suo corollario: senza profitto non si paga. Il problema oggi è che ci affacciamo ad un mercato saturo di prodotti, quindi prima di cercare lavoro sarebbe necessario inventarne uno?

“La globalizzazione ha portato a diritti e ad un argomento di cui nessuno parla, ovvero la divisione internazionale del lavoro. Quest’ultimo tema non viene mai affrontato e approfondito, ed è per questo che ci sono problemi sul mercato. Se in due parti diverse del mondo si produce la stessa cosa, sul mercato si abbassano i prezzi, invece applicando la divisione internazionale del lavoro, gli investimenti sarebbero più fruttuosi, non ci sarebbero sprechi e l’economia funzionerebbe.”

Cosa si può fare per interrompere il declino della produttività? Qual è il ruolo del sindacato?

“Dobbiamo ammettere che la caduta della produzione è proporzionale alla dimensione d’impresa: più diminuisce la dimensione d’impresa e più il contributo produttivo è inferiore. Dovrebbe anche essere modificato il modello culturale di idea di crescita d’impresa. Bisognerebbe guardare all’innovazione come uno straordinario fattore di produzione, per non parlare poi della ricerca e dell’innovazione del sistema che non può essere lasciata ai privati. Senza tutto questo chiedere produttività ai lavoratori è impossibile. Certamente si potrebbe partire dalla riorganizzazione del lavoro che comporterebbe ad un migliore utilizzo delle risorse e delle competenze dei lavoratori. Si pensa spesso che più ore di lavoro si fanno è più si produce, ma in realtà se si utilizzano le risorse in maniera adeguata le ore lavorative sarebbero utilizzate con più qualità. Oggi come oggi più ore di lavoro, in una condizione di crisi quale la nostra, non porta a nulla. Inoltre, all’interno delle imprese bisognerebbe capire che il modello partecipativo è più funzionale di quello autoritario, quindi bisognerebbe mettere i lavoratori in condizione di essere tutelati e bisognerebbe evitare i conflitti di potere.”

Sappiamo benissimo che ogni impresa investe e la conseguenza degli investimenti sono gli ammortamenti. In Italia dal 1997 al 2007 gli ammortamenti sono notevolmente dimezzati e ciò significa che le imprese non hanno più investito. Questo è un grosso problema poiché senza investimenti e aggiornamenti tecnologici rende scarsa la produttività e la qualità. Esempio lampante è la situazione Fiat e il fallimento del “Programma Italia” proposto da Sergio Marchionne. Cosa insegna questa vicenda?

“Per quanto riguarda l’esperienza Fiat, le macchine non si vendono non perché c’è crisi ma perché non ci sono nuovi modelli da proporre sul mercato. Siamo di fronte ad un amministratore che non ha voluto innovare il prodotto bensì ha voluto sfruttare di più i lavoratori pensando di poter ottenere più profitti. Il risultato è l’uscita dal mercato. Saranno certamente chiusi altri stabilimenti Fiat. Il Governo deve provare a immaginare una nuova cultura automobilistica; non serve dare finanziamenti alla Fiat, serve piuttosto investire su nuovi progetti e prodotti che vadano ad innovare il mercato automobilistico.”

Come dovrebbe essere gestita la situazione dell’Ilva? Come si dovrebbe fronteggiare il problema lavoro-salute?

“In maniera razionale. Bisognerebbe chiedersi: si può produrre acciaio senza contaminare la popolazione? Certamente si, ma c’è necessità di investire in tecnologie all’avanguardia e certamente sarebbe un investimento estremamente costoso. A questo punto bisognerebbe chiedersi il peso che ha questa azienda sull’economia italiana. Se la risposta è che conviene all’economia del Paese, allora il Governo deve investire. Se non abbiamo le industrie fondamentali per la sussistenza del Paese da dove ripartiamo? Il privato non può essere lasciato solo, dev’essere sostenuto.”

Qual è per lei la parola smarrita?

“Uguaglianza. È sempre più presente la parola diseguaglianza. L’uguaglianza è stata il motore di tutte le lotte politiche e della democrazia.”

Commenti 

 
#1 picidiamoci 2012-09-17 17:22
quante belle parole.

I SONDAGGI DI G. M. CATALAN BELMONTE;
Se si arrestassero tutti i 630 deputati e tutti i 315 senatori che fanno parte del parlamento italiano quanti errori giudiziari si farebbero ?
Rispondi al quesito …
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