Giovedì 14 Dicembre 2017
   
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“La leggenda della porta dei 100 occhi”. Intervista all’autore Vito Didonna

Noicattaro. Il prof. Vito Didonna front

 

In occasione dell’imminente pubblicazione del volume “La leggenda della porta dei 100 occhi” del prof. Vito Didonna, abbiamo ascoltato in anteprima l’interessato per conoscerne storia, mito e intrecci. Realmente esistente, la porta conduce incredibilmente alla storia di Noja, ancora una volta legata alle vicende dei Carafa.

In calce all’articolo potete trovare due capitoli del libro sopra citato. Un omaggio ai nostri lettori.


Perché questo titolo?

È un titolo avente un riscontro storico, materiale. Non si tratta di una porta leggendaria, ma realmente esistente, restaurata, situata presso il Castello di Conversano e risalente al 1600. In origine era posta nel Monastero di San Benedetto e rappresentava uno strumento di osservazione di quelle novizie che mal si comportavano. Chiuse in una stanza, le ribelli venivano guardate a vista proprio attraverso la porta dei 100 occhi. Quest’ultima presenta un foro, uno spioncino provvisto di opportuna manopola azionata dall’esterno del corridoio. Si tratta di un’immagine raccapricciante e inquietante: una donna reca nelle mani un affilato pugnale sanguinante e un panno, con occhi presenti sull’intero corpo.

Quale relazione ha la porta con Noicattaro?

Secondo una leggenda di Conversano, nella sala di ritenzione dove è presente la porta, è stata rinchiusa per qualche tempo la famosa monaca Dorotea, rapita da Rodolfo, fratello del Duca di Noja e, da qui, il collegamento con la famiglia Carafa. Siamo a fine ‘600 – inizi ‘700, un importante periodo concluso nel 1673 con il noto duello di Norimberga, intervenuto a riappacificare le due rispettive famiglie, gli Acquaviva d’Aragona di Conversano e i Carafa di Noja. Il rapimento di Rodolfo, tuttavia, fece pensare per qualche tempo a una riapertura della guerra, sebbene la vicenda venne poi chiusa dalla Santa Sede. Il Papa riconobbe infatti come vera la confessione di Dorotea, la quale dichiarò, sotto giuramento, di essere stata costretta alla monacazione dai fratelli, nonostante il platonico rapporto amoroso tra lei e il nojano Carafa. Ciononostante, i signori di Conversano non volevano il matrimonio, sia perché Rodolfo era un poco di buono, sia perché la ragazza aveva un’età inferiore di circa trent’anni rispetto allo stesso Rodolfo.

Santa Lucia è patrona della vista. Esiste una qualche attinenza con il libro?

Sia sulla figura della porta, che all’interno della stanza, ci sono 100 occhi. Il riferimento è pertinente in quanto la stessa porta, restaurata nel 2014 dal Comune di Conversano, fu presentata alla stampa proprio in occasione della festa di Santa Lucia. Dal matrimonio tra Rodolfo e Dorotea, consacrato dalla Santa Sede, nacque Lucrezia, che andò in sposa a Pompeo Carafa, il cugino. Dal matrimonio nacque un genio della cartografia del ‘700 nojano, Giovanni Carafa, Duca di Noja, generale dell’esercito borbonico e, appunto, abile cartografo. Sua la prima mappa topografica di Napoli, monumento della topografia settecentesca.

Quanto è risultata difficile la stesura del libro?

Si tratta di una stesura estremamente complessa. Parte da due mie pubblicazioni di 10 anni fa, “Il destino dei duellanti” e “L’ultimo duello”, arricchitasi dal 2013 nel corso della mia ultima esperienza di assessorato, con il rinvenimento dei cippi di Lepanto e, tra gli altri, il rinvenimento di una lettera autografa del Conte di Conversano circa la scelta di Norimberga per il duello. Tra storia e leggenda, la porta dei 100 occhi arricchisce la complessità delle nostre tradizioni culturali, storiche, politiche, imperniate sui rapporti tra i Carafa di Noja e gli Acquaviva d’Aragona di Conversano. È lo sviluppo di questa storia che inizia nel 1630 e si conclude un secolo dopo, nel 1725, con la pubblicazione della mappa del Duca di Noja.

 

Noicattaro. Libro prof Didonna intero

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