Venerdì 16 Novembre 2018
   
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CAROFIGLIO E IL CORTOCIRCUITO DEL RITORNO

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Nuovo appuntamento nella Pinacoteca Comunale: Francesco Carofiglio, lo scorso sabato, ha presentato il suo ultimo lavoro “Ritorno nella valle degli angeli”, edito Marsilio. L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Gens Nova, che ha annunciato il concorso letterario di cui vi abbiamo già riferito, e dalla Pro Loco Conversano, rappresentata dal suo presidente Ninni Galasso.

Le istituzioni erano invece rappresentate dall’assessore alla Cultura Pasquale Sibilia, il quale ha approfittato della circostanza per ricordare come l’obiettivo di restituire alla città i suoi copertina_librocontenitori culturali si possa considerare quasi terminato; resta, infatti, solo la riapertura del Museo Archeologico, che richiederà qualche altro mese. L’assessore ha anche difeso il suo operato, respingendo al mittente le critiche su una presunta inerzia: “Non si può negare lo spiccato attivismo culturale della nostra città, basterà ricordare che dal 18 Agosto abbiamo organizzato 74 eventi tra seminari e convegni. Il plauso va soprattutto allo spessore e all’impegno delle associazioni culturali”. E infine, ha annunciato il probabile coinvolgimento dello stesso Carofiglio, in qualità di architetto, per progettare un degno allestimento dei luoghi deputati a ospitare le tele provenienti dal museo di Lille.

LUOGHI E METAFORE - Abbandonata la politica, inizia la chiacchierata con l’autore, scandita dalle domande di Maurizio Marangelli, moderatore della serata. Ed è proprio Carofiglio a tratteggiare le linee guida del suo lavoro: “La vicenda è ambientata in un luogo di confine tra Puglia e Basilicata. Ho deciso volutamente di non dare nessuna identificazione geografica, tanto è vero che la piccola città dove è ambientata la storia, Aquilana, non esiste. Mi interessava lavorare sui luoghi come metafore, luoghi dell’anima”. Venendo alla trama, “Il racconto è la storia delle due vite del protagonista, Vincenzo Lauria”. La sua vita presente che lo vede giornalista affermato, alle prese con la realtà liquida di New York, sentimentalmente appagato; un uomo realizzato insomma. E la sua seconda vita, quella dell’infanzia nascosta, dolorosamente rimossa che, tuttavia, tornerà in tutta la sua prepotenza in occasione della morte del padre.

Vincenzo si troverà catapultato nella realtà da cui era fuggito, costretto ad affrontare i fantasmi, luoghi e presenze, del passato; a capire se “in quei pochi giorni che precedono la sua partenza, riuscirà a far tacere una voce antica d’odio e rancore” e ricomporre – o almeno comprendere – il difficile rapporto con la sua famiglia d’origine. I due poli del cortocircuito che Vincenzo affronta sono padre e fratello: “Come spesso accade, quando le persone che amiamo di più ci tradiscono, anche se involontariamente, diventano l’obiettivo di un risentimento che coltiviamo a lungo”. La scoperta di quale sia questo tradimento va lasciata alla lettura del libro, giustamente definito dall’autore un noir: “Una corda che si tende e che invita a capire dove va  a finire”.

francesco-carofiglioCosì come tutto da scoprire è il mosaico di figure, più o meno centrali, che si condensa accanto a questi due poli: la nonna che racconta il suo passato da fattucchiera, aprendo uno spiraglio sulla “dimensione romantica dei luoghi, su un tracciato atavico” di magia e mistero; l’incontro con un frate africano, uno dei rari momenti di serenità ritrovata per Vincenzo, forse per affinità d’animi: “Entrambi hanno smarrito nel tempo, nello spazio e nel contatto il rapporto con il padre”. L’involontaria comicità del tassista che, durante il tragitto da Foggia ad Aquilana, appresa la notizia della morte di Marlon Brando, si stupisce per non essere stato avvertito.

LE DOMANDE DEL PUBBLICO - Spunto di ulteriori chiarimenti sono state le domande del pubblico. A chi chiede se sia meglio fuggire per “cercare fortuna” o restare e resistere, Carofiglio risponde ottimista descrivendo una Puglia fertile d’opportunità, dove realizzare le proprie ambizioni sta solo nella capacità dei ragazzi di inventarsi un percorso. Infine, qualche rivelazione anche sul suo metodo di scrittura: “Scrivo per immagini, per suoni e per odori, nel tentativo di trasformare ogni luogo, anche quelli che non ci appartengono, in qualcosa di familiare. Non mi considero un artista ma un artigiano, un artigiano che prova a costruire storie nel modo più onesto”.

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