Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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I PICCOLI LETTORI INCONTRANO PIUMINI

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Lector in fabula-piccoli lettori”, rassegna organizzata dal Presidìo del Libro di Conversano e dalla Fondazione Di Vagno, incassa il terzo successo: dopo Anna Sarfatti e Stefano Bordiglioni, lo scorso martedì, una delegazione di studenti delle due Scuole primarie “Borsellino” e “Falcone” e della Scuola media “Forlani”, ha incontrato Roberto Piumini, poligrafo per sua stessa ammissione; aedo e affabulatore di piccoli e grandi lettori, preferiamo noi.

I bambini, impossessatisi dello spazio scenico, hanno dato il benvenuto al proprio beniamino, giocando con le sue filastrocche. Poi ha preso la parola Piumini ed è iniziato, in un rigoroso silenzio operativo, il “teatro animazione”. In poco più di quindici minuti, con una facilità e una spontaneità sorprendente, lo scrittore è riuscito a spiegare il valore della condivisione e l’inalienabilità dei diritti – “Non si ringrazia per un diritto” è la conclusione che stigmatizza l’intero apologo. A chiusura, un esercizio di “tecnica della comunicazione” con i “bambini-giornalisti” chiamati a sostenere una vera conferenza stampa: si alzano in piedi, scandiscono il nome e pongono la propria domanda.

Prima di lasciare spazio a due interessanti riflessioni di Piumini sul teatro e sullo stato di salute della creatività; vogliamo spendere qualche parola sul progetto. Dà una certa dose di ottimismo vedere quanta passione il corpo docente investe spontaneamente, rinnegando la sterile ansia da busta paga, nella cura della parte più importante di cui è depositario un bambino: l’entusiasmo. La vera risposta a una politica dell’istruzione fatta di molta forma e poca sostanza, sta nella costruzione di una rete solida – che moltiplica i particolarismi e lenisce i futili protagonismi. Un circolo virtuoso d’occasioni di confronto con un mondo magico, qual è quello della scrittura-lettura, in cui i bambini si scoprono protagonisti. Del resto, come insegna Munari, l’unico modo per imparare l’arte è farla. L’unico modo per creare un lettore con una propria coscienza è svelargli l’incanto dell’inchiostro. Non è di certo armandosi di matita blu-rossa, di divise d’ordinanza, dei “quattro che nulla spiegano” – per dirla con Rodari – che si può sperare di continuare a dare una prospettiva organica alla formazione degli allievi.

Ha parlato di una delusione della forza espressiva e comunicativa del teatro.

L’esperienza professionale, il “mestiere” di attore, effettivamente mi ha deluso. Per uno che si avvicinava al teatro partendo dal retroterra del ’68 – che intendeva il palcoscenico come il paradiso dell’espressività, della ricerca, della liberazione – arrivare a fare le estive nelle friggitorie di pesce non era il massimo. A tal proposito, non dimenticherò mai un’estiva in cui interpretavo Giulio Cesare: dopo l’assassinio, rimanevo impalato per venti minuti in una garza ed ero a metà strada tra una pizzeria e una friggitoria di pesce; in pieno agosto… lascio immaginare la colonna di moscerini chiamata a supporto... Tuttavia, l’idea di teatro l’ho conservata e continuo a praticarla in situazioni di amicizia, prestandomi a recitare testi da me prodotti o tradotti. Inoltre, non smetterò mai di sostenere il valore educativo e pedagogico “del teatro-gioco”, nutrito del glorioso discorso dell’animazione e della ripresa in chiave ludica del “teatro formale”.

La creatività è in pericolo?

Come lo è la democrazia. Oggi assistiamo a un impoverimento continuo della progettualità della scuola a livello di cultura, identità, sicurezza professionale e mezzi. Depauperamento, insomma, di tutti gli strumenti di dignità operativa, di manifestazione matura e responsabile collettiva, di responsabilità civica del linguaggio, che implica inevitabilmente un rischio per la creatività. Mi viene in mente la proposta di linguaggi giovanili della televisione: il massimo dell’introspezione sono le autocoscienze dei programmi della De Filippi; questo è, per una generazione o due, il momento della filosofia.

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