Giovedì 15 Novembre 2018
   
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SARDELLA: SIMBOLO, DIAVOLO E SCIENZA

sardella

Quando si parla di scienza, si crea immediatamente l’associazione con proporzioni, equazioni da capogiro e formulari matematici. Insomma, un mondo in cui conta solo l’aspetto mnemonico, tecnico-applicativo, con buona pace di quello speculativo e della rielaborazione creativa. Il risultato è, da un lato, la trasformazione del mondo dei numeri in disciplina-comunità autoreferenziale, accessibile solo a un’utenza professionalizzata; dall’altro, un continuo divergere del senso comune dai ragionamenti delle scienze. Con questa intervista al prof. Ezio Sardella, docente e ricercatore di fisica, relatore del seminario “Simbolico, diabolico, scientifico” promosso dall’associazione Attivamente, proviamo a dimostrare quanto la scienza sia vicina alla letteratura, all’arte e a qualsiasi attività antropico-culturale, in quanto accumunate, con i dovuti distinguo, dallo stesso retroterra simbolico.

Connessione tra i tre aggettivi inseriti nel titolo?

La connessione è di tipo etimologico. Simbolo vuol dire riunire, e infatti, l’attività simbolica consiste nel congiungere oggetti e concetti, apparentemente distanti tra di loro, tramite analogie e metafore, trasferimenti di significato. Diabolico, invece, indica l’opposto, la separazione: il diavolo, sempre etimologicamente parlando, è colui che divide l’uomo da Dio. Questo etimo, alla fine, si rivela anche nel mondo scientifico, laddove si pensi all’uso del metodo analitico, utilizzato da Cartesio e poi confluito nella scienza moderna, che consiste nello scomporre un problema in sottoproblemi. In pratica, lo scienziato, nelle sue procedure, nella sua metodologia, coniuga la sintesi (il simbolico) con l’analisi (il diabolico). E questo modus operandi riguarda tutta l’attività culturale dell’uomo; ad esempio, l’attività simbolica è preponderante nei miti che, a loro volta, intervengono nella religione, nella filosofia, nell’arte e, anche se può sembrare strano, nella scienza.

 

Un addetto ai lavori che sente la necessità di smascherare l’oggettività di cui si veste la scienza. Come mai?

Per un motivo strettamente biografico. Mi sono laureato in fisica e ora mi occupo di filosofia e storia della scienza. Questo mi ha permesso di rendermi conto di come le conoscenze scientifiche siano molto meno solide di quello che si pensa. Ad esempio, comunemente si ritiene che sia la scienza a dover stabilire cosa sia vero. In realtà, non possiamo dire che una teoria scientifica sia vera o falsa, possiamo solo dire che è utile, serve a raggiungere determinati obiettivi. Com’è complicato il rapporto tra scienza e verità, così lo è quello tra scienza e realtà. Non ci crea nessun problema identificare come oggetto, come corpo da noi esperibile e riconoscibile, una realtà macroscopica (un tavolo, una sedia…). Quando invece ci riferiamo al mondo microscopico (elettroni, fotoni…), l’unico modo che abbiamo per comprenderlo è considerarlo una realtà simbolica, ovvero verità che può essere affermata solo in un contesto matematico. In conclusione, se non si allarga lo sguardo a una visione che abbraccia il mito, la metafora e il simbolo, non si capisce in che senso siano “reali” gli oggetti di cui tratta la scienza.

 

Cosa distingue, dunque, il mito, la religione, dalla scienza se entrambe si avvalgono dell’apparato simbolico?

L’uomo può conoscere la realtà esterna, posto che esista, solo attraverso un mediatore che si chiama simbolo. Il simbolo è un concentrato di significato – non univoco ma dotato di una vita propria – che permette di rappresentare un insieme di conoscenze sia dal punto di vista scientifico che religioso. Naturalmente la differenza tra scienza e religione è profonda. La religione è rivelata, è qualcosa di dogmatico e non suscettibile di cambiamenti; la scienza, invece, si fonda sulla dinamicità: i simboli possono essere riletti e reinterpretati nel momento in cui sono riconosciuti inadeguati a esprimere ciò per cui erano stati pensati.

 

Questo tipo di approccio non apre lo spazio a qualsiasi animismo parascientifico?

È il motivo per cui ho avuto una certa ritrosia a organizzare questo seminario. L’ambito in cui ci troviamo è fortemente antiscientifico; la gente è disposta a barattare la cultura scientifica con tutt’altro. È necessario, tuttavia, continuare a comprendere quali sono i collegamenti tra la scienza e le altre attività umane, prendendo atto che hanno un retroterra comune: l’uomo è un animale simbolico e tende a occuparsi di ogni settore con lo stesso apparato conoscitivo. Ciò non vuol dire che tutte le attività culturali siano sullo stesso piano. Di fatto, la scienza ritiene che le verità raggiunte siano tali sono in relazione al contesto in cui sono introdotte; un concetto, quest’ultimo, che chiama in causa la “democrazia della scienza”. Se ho fatto una scoperta, devo mettere la comunità scientifica nella condizione di condividerla o rifiutarla consegnando l’algoritmo, la serie di ragionamenti, che ho seguito o fornendo un esperimento riproducibile. Se ci spostiamo in altri campi, tale democrazia non esiste: io non posso rifiutare un’opera letteraria o artistica, posso solo dire che non rappresenta la mia visione.

Commenti 

 
#5 Gianvo Fanelli 2010-03-30 16:04
Sempre molto simpatico. Che ne dici di un caffè un giorno?
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#4 L4c4p4g1r4 2010-03-27 01:55
Ah il cantante fitopatologo
accompagnato dall'ineffabile Janira Maiello
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#3 Gianvo Fanelli 2010-03-24 17:01
Ezio Sardella.
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#2 L4c4p4g1r4 2010-03-22 19:39
chi? Renato Delle Carte ?
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#1 Gianvo Fanelli 2010-03-21 21:35
Grande uomo!
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