Venerdì 16 Novembre 2018
   
Text Size

I TEMPLARI A CONVERSANO: INTERVISTA A VITO RICCI

templari-conversano-vito-ricci

TRA MITO E STORIA, IL MISTERO DEI TEMPLARI

Dopo la conferenza, patrocinata dal Centro Studi Normanno-Svevi in collaborazione con l’hotel Corte Altavilla, per approfondire le influenze – o meglio la loro assenza – dei Templari sull’agro conversanese e per sfatare alcuni stereotipi legati ai cavalieri rossocrociati, abbiamo intervistato il dott. Vito Ricci, autore di una preziosa e – cosa rara – scientifica pubblicazione sull’argomento: I templari nella Puglia Medievale, Edizioni dal Sud.

 

Il motivo del suo interesse per il Medioevo?

L’interesse e l’amore per la Storia sono nati ai tempi della scuola superiore, grazie ad un insegnante di Lettere che, pur essendo di “vecchio stampo”, ha saputo inculcarmi la passione per questa disciplina. Io ho fatto studi tecnici, ma non ho mai smesso di nutrire la mia curiosità verso ogni disciplina umanistica. Proprio in virtù di tali interessi mi sono avvicinato al Medioevo, passando dalla sua lettura fantastica a quella storica. Fondamentale è stato l’incontro con il prof. Licinio, docente di Storia medievale dell’Università di Bari e direttore del Centro Studi Normanno-Svevi, e la frequentazione del suo gruppo di ricercatori, che mi ha fornito stimoli per approfondire la metodologia storica e lo studio del Medioevo. Ed è stato sempre grazie al prof. Licinio –  che lesse su Internet la mia ricerca sui templari in Puglia e la giudicò positivamente – che ho potuto pubblicare il mio saggio.

Quali sono i collegamenti tra l’ordine rossocrociato e la storia di Conversano?

Allo stato attuale delle ricerche, purtroppo, non vi è nessuna testimonianza della presenza, o del passaggio, dei Templari a Conversano e, più in generale, nel sud est barese. Ho scritto un breve saggio sull’argomento che sarà pubblicato nei prossimi mesi. Sebbene tale territorio presenti delle caratteristiche che avrebbero favorito l’insediamento templare (porto di Monopoli, viabilità, terre per pascolo e cerealicoltura), l’Ordine non ebbe alcuna fondazione. I motivi possono essere diversi, non escluderei una lacuna nelle fonti: documenti andati distrutti o non ancora pubblicati e studiati. La causa principale è forse riconducibile alla presenza del monastero di S. Benedetto e alla contea normanna: l’abbazia benedettina era un catalizzatore di lasciti e donazioni, aveva il favore e il pieno sostegno degli Altavilla, godeva di benefici, privilegi ed esenzioni, e di un rapporto molto intenso con il territorio. Dunque, è plausibile che l’Ordine benedettino, con il favore e la munificenza dei Normanni, non tollerasse l’insediamento di altre realtà religiose nell’ambito dei territori soggetti alla propria giurisdizione.

Giuseppe Sergi, ne "L'idea di Medioevo", afferma che la nostra cultura, impostata prevalentemente su parametri umanistici e illuministi, accetta solo un medioevo inventato, templari-medievalisospeso tra un altrove "negativo" (qualunque bruttura precedente la Rivoluzione Francese e qualunque usanza in contrasto con gli ideali della ragione, della libertà e dell'uguaglianza) e un altrove "positivo" (elfi, fate, tornei e cavalieri). I templari sono uno degli aspetti che maggiormente offre il fianco al romanzesco, a questo altrove positivo ma ugualmente fuorviante. Qual è stato il suo approccio nella stesura della pubblicazione, oltre ad una bibliografia, evidentemente, ragionata?

Quando iniziai la mia ricerca sulla presenza templare in Puglia, intorno al 2000, non pensavo affatto a una pubblicazione sotto forma di libro; la mia idea era creare un sito web, poi le cose hanno preso un’altra strada… L’interesse per i Templari mi era venuto leggendo il romanzo di Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, lasciandomi affascinare proprio dall’aspetto leggendario. Tuttavia, continuando a documentarmi, scoprii che questi cavalieri erano stati realmente presenti in Puglia con molte fondazioni; eppure non esisteva alcuna pubblicazione organica in merito alla presenza dell’Ordine templare nella nostra Regione, solo tanti contributi sparsi. Insomma, a parte un articolo del prof. Houben dell’Università di Lecce, sembrava che l’argomento non interessasse i ricercatori universitari. Così iniziai a raccogliere materiale e a scrivere. Non essendo uno storico di professione, all’epoca cercai di muovermi con buon senso e razionalità, basandomi solo su notizie documentate. A partire dal 2005, frequentando assiduamente il prof. Licinio e il Centro Studi Normanno-Svevi, ho iniziato a formarmi nel campo della metodologia della ricerca storica: ho rivisto criticamente i contributi degli altri autori ed anche le fonti. Un solo esempio valga a testimoniare la difficoltà della ricostruzione filologica: in alcuni documenti è scritto Templum Domini, a un primo esame verrebbe da pensare ai Templari, in realtà non lo sono e questo è stato spesso oggetto di grande confusione.

Quali sono i luoghi comuni che vanno sfatati sui Templari?

Purtroppo sui templari, argomento sempre di grande interesse per mass media e pubblico, esiste un proliferare di miti, leggende e luoghi comuni, spesso alimentati dagli stessi libri scolastici. Mi limito a elencarne alcuni. Al primo posto vi sono le leggende relative al Graal: in Parsifal Wolfram von Eschenbach traspone il modello del Templare nei Cavalieri custodi del Santo Calice (ma era tale davvero? Non era anche una pietra?). Oggi possiamo affermare inopinatamente che il Graal è pura invenzione letteraria, ma nonostante questo molti sono convinti esista davvero e sostengono si trovi a Castel del Monte, maniero misterioso donato da Federico II ai cavalieri rossocrociati, luogo di incontri iniziatici. Poi si potrebbe citare la Charta di Larménius: un documento, considerato posticcio dalla maggior parte degli storici, con il quale l'ultimo Maestro dell'Ordine dei Templari, Jacques de Molay, prima di morire sul rogo nel 1314, avrebbe affidato la propria carica ad un cavaliere chiamato Jean-Marc Larménius. Questa charta sarebbe la prova di continuità tra l’Ordine templare, abolito nel 1312, e i moderni ordini neotemplari (davvero un’infinità). Peccato che i membri di tali ordini siano degli scomunicati ipso facto, stando alla bolla Vox Clamantis che sopprimeva l’Ordine templare e ne inibiva la ricostituzione e l'uso delle insegne. E dulcis in fundo la maledizione che De Molay avrebbe lanciato contro tutti i responsabili della fine del Tempio: Filippo il Bello, Clemente V e Guglielmo di Nogaret avrebbero visto la morte nel corso del 1314; e così fu. Peccato che nel Medioevo la vita media di un uomo non superasse i 40-45 anni: Filippo morì all’età di 46 anni, Clemente a 50 e Nogaret a 54 anni. Infine, sebbene non possano annoverarsi tra i luoghi comuni, vorrei ricordare anche la teoria errata di chi sostiene che il fondatore dell’Ordine templare era italiano e quella, opinabile, della ricercatrice Barbara Frale sul rapporto tra Sindone e Templari, duramente criticata da diversi studiosi della Sindone stessa.

Da più parti sembra esserci un ritorno d’interesse per la storia medievale. È caduta la damnatio memoriae illuminista del “secolo buio" o, al contrario, si deve parlare di un rinvigorimento dell'interpretazione nazionalistica, alla stregua della chiave romantica tedesca?

Il Medioevo è molto probabilmente il periodo storico che più di tutti affascina e la “colpa” di ciò, a mio avviso, è del Romanticismo e del revival neo-gotico: pensiamo ai primi romanzi ambientanti nel Medioevo – Il castello di Otranto (1764) di H. Walpole oppure Il monaco (1796) di M. Lewis, solo per citare i più noti – oppure, in epoca più recente, alle rivisitazioni filmiche di tale periodo. È, tuttavia, l’interesse per un Medioevo fantastico, non storico a essere maggiormente radicato: se faccio riferimento al cavaliere medievale, viene subito in mente Ivanhoe di Walter Scott o Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda; non certo Guglielmo il Maresciallo, preso come prototipo di cavaliere dal medievista francese G. Dub. Sempre dal Romanticismo, oltre alla lettura fantastica, deriva effettivamente l’interpretazione nazionalistica, da noi declinatasi nel mito padano che – inutile dirlo – non ha alcun fondamento, o nelle presunte radici cristiane dell’Europa. Venendo all’etichetta illuminista di “secoli bui”, è evidente come si sia rovesciata di senso per una società post-moderna con segni di decadenza.

 

VEDI ANCHE LUNEDI' 19 ALTRO APPUNTAMENTO CON LA STORIA

Link per approfondimenti:

http://www.pretesti.com;

http://www.mondimedievali.net;

http://sindone.weebly.com.

Commenti 

 
#3 lcpgr 2010-04-19 21:13
Walpole non Walpope
(somiglianza con Pope oppure refuso evidentemente dovuto alla vicinanza sulla tastiera ?)
Segnala all'amministratore
 
 
#2 L4c4p4g1r4 2010-04-19 16:34
Citazione:
Quando uno tira in ballo i Templari è quasi sempre un matto

Ottima cosa sfatare le leggende che girano intorno agli ordini cavallereschi utili solo ad alimentare la sottocultura che va da Dan Brown a Voyager passando per Mistero.

Su questo sciocchezzaio,
basta riprendere il Pendolo di Foucault di Eco
it.wikipedia.org/wiki/Il_pendolo_di_Foucault
ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1988/10/04/il-trattato-dell-impostura.html
Segnala all'amministratore
 
 
#1 VR1971 2010-04-19 11:29
Su Sindone e Templari segnalo anche:

http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=157
Segnala all'amministratore
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI