Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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LA MOSTRA DI VERONESE, TINTORETTO: FOTOGALLERY

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Parte con grande successo la mostra “Veronese, Tintoretto e la pittura veneta”, inaugurata ieri alla presenza delle autorità cittadine, regionali e nazionali insieme a quelle della cittadina francese di Lille, con cui è avvenuto lo scambio delle tele.

E mentre i quadri della “Gerusalemme Liberata” sono in trasferta in Francia, oltre ai grandi capolavori della scuola veneta, torna a Conversano dopo dieci anni “L’Immacolata Concezione”, dipinta da Finoglio, tra il 1626 e il 1630.

La mostra si apre con i “pittori veneti”: Lambert Sustris, allievo fiammingo di Tiziano, specialista in panorami e scorci naturali, con la tela “Noli me tangere”. Il titolo si rifà alla frase che Gesù mostra1disse alla Maddalena, subito dopo la resurrezione, che significa “nessuno mi può toccare”. Sustris ricrea questa atmosfera in un giardino rinascimentale, dipinto con raffinata maestria in cui Maria Maddalena indossa un abito ricco e principesco, mentre Gesù presenta piuttosto le vesti di un contadino con una zappa in mano.

Si procede poi con Leandro da Pontemette e la sua “Cacciata dal tempio”. Del Veronese viene esposto uno «Schizzo per “Il Paradiso”» del 1580, un’opera di preparazione al  grande dipinto destinato al Palazzo dei Dogi, effettuato poi dal Tintoretto, a causa della sua morte.

Sempre del Veronese una seconda versione della “Pietà”. La prima è conservata al museo di San Pietroburgo. Questa, molto simile alla precedente, rappresenta il Cristo abbandonato, in posizione seduta, sostenuto dalla Madonna e due angeli. Le figure sono monumentali e grandissimo è il senso di dolore e disperazione che ne emerge. I toni sono cupi, il chiaroscuro è decisamente più marcato rispetto alle opere giovanili. Ancora del Veronese è il “Martirio di San Giorgio”, addirittura facente parte di una collezione del re Luigi XIV.

Del Tintoretto, invece, possiamo ammirare “Ritratto di un senatore veneziano”, in cui si serve della luce per marcare i tratti psicologici e la ricchezza delle vesti. Ma non solo i nomi famosi a rendere splendida questa mostra. Nelle sale del castello fino al 21 luglio, infatti, potremo godere di opere preziose, di artisti ai più sconosciuti come: Domenico Fetti, Johann Liss, Carlo Maratta, Nicola Grassi e tanti altri. Eppure spicca un titolo ai conversanesi molto familiare: “Rinaldo e Armida”, dipinto da Alessandro Tiarini, pittore della scuola del Carracci, a sottolineare come il poema cavalleresco del Tasso fosse famoso e apprezzato in quell’epoca. Occorre un po’ di tempo per ammirare i dettagli di queste tele, i colori, le forme, le sfumature. Ma dipingere, come diceva Picasso, “non è un’operazione estetica: è una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione fra questo mondo estraneo ed ostile e noi”.

 

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