Lunedì 12 Novembre 2018
   
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AMERICAN BLUES E "L'INGANNO DELLA MENTE"

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Ancora unanimi consensi per la Compagnia di Marienbad e la prima delle due repliche di American Blues.

Ultima chiamata, questa sera ore 20,30. Nel frattempo vi proponiamo qualche riflessione dell’attore e regista dello spettacolo, Pasquale D’Attoma Fanizzi.

I personaggi dei Blues di Williams, come nota Guerrieri, potrebbero essere salvati se solo fossero amati. “Amore che vuol dire riaccettare la vita, riallacciarsi con la storia”. Ma la Storia prosegue la carneficina di se stessa, e non c’è tempo per curare le proprie ferite: se riesci a stare in piedi, devi ritornare a lubrificare gli ingranaggi della borghesia: la speranza è parola bandita da ogni linguaggio, almeno fino al prossimo Halleluja. 

american-blues-3La scelta di questi personaggi sembra dibattersi tra rassegnazione e adattamento. In che rapporto sono le due categorie?

La rassegnazione spesso spinge a non vedere un futuro, una prospettiva di vita davanti a sé. Accade praticamente a tutti i personaggi che, per un motivo o per l’altro, subiscono la società nelle pièces di Williams. L’adattamento, una forma patologica di adattamento, può avere come esito la follia. Zia Rose è uno dei personaggi che tenta la via dell’adattamento e, tragicamente, sfocia nella follia – siglata dalla scelta più o meno consapevole, ma comunque convinta, del suicidio. Identica strada viene imboccata dalla Signorina Collins: solo attraverso la follia riesce a criticare la chiesa, l’educazione materna e  l’ambiente sociale.

Potremmo parlare, quindi, di “favola della follia”: la creazione di una realtà parallela, comunque tragica. Quanto hanno in comune favola e follia?

Non credo che la favola possa confrontarsi con la follia. La favola può essere un’interpretazione del reale, ma la follia – quella che nasce da un’esagerazione dell’adattamento – è una dimensione tragica. Una favola ha un insegnamento e può indicare una via; la follia dei personaggi di Williams è più complessa, e per questo più affascinante. Un caso ne è la prostituta Bertha: consuma la sua “favola d’amore” per il primo uomo che ha amato, Charlie, nel frattempo sposatosi con un’altra donna; si lascia andare fino a diventare una prostituta, e alla fine si ammala, simbolo dell’assenza d’amore.

american-blues-2Quindi più che favola, un “inganno della mente” affatto consolante. Come la citata Signorina Collins che arriva a compiacersi d’esser quotidianamente stuprata dal ragazzo amato in gioventù.

Il filo conduttore di questi lavori è proprio il desiderio, un desiderio che non trova una valvola di sfogo. La cosa più oscena nella Collins è il pensiero di essere stata messa incinta dal suo vecchio amore: è il desiderio estremo di maternità. Questa storia mi sembrava la più lontana dalla realtà, ma quando l’abbiamo messa in scena a Monopoli per la AFAUP (associazione familiari utenti psichiatrici), uno dei dirigenti – che si occupa appunto dei malati mentali – mi ha confessato che gli è sembrato di trovarsi ancora al lavoro. Non parlerei, dunque, di favola – ma di coraggiosa messa in scena delle proprie frustrazioni, ingenerate dalla codardia e dalla cattiveria. Mi piace tuttavia, il riferimento agli inganni della mente, perché uno dei nostri prossimi lavori sarà proprio “Menzogne della mente” di Sam Shepard, un testo in cui nessuno accetta di vedere quello che sta realmente accadendo.

Ritornando a Guerrieri, definiva i personaggi dei Blues “deboli nell’età di ferro”. Sei d’accordo?

Non so se potremmo definire questi personaggi come “deboli”. Nel momento in cui Zia Rose sceglie il suicidio, portando avanti coraggiosamente il suo credo, ha una forza incredibile. La sua battuta finale, prima di abbandonarsi al vento dell’uragano-dio – “Pensavo vi piacesse la mia cucina” – rende ancora più banali e deboli gli altri, incapaci di fare qualsiasi cosa. Quando Bertha scrive i suoi saluti, si rende perfettamente conto che nessuno li leggerà mai e, lucidamente, afferma: “Digli che mi buttino nel fiume che così il governo risparmierà un bel po’ di soldi. Ma forse avranno paura che io gli sporchi l’acqua. Immagino che mi faranno cremare  per evitare che si diffonda l’infezione”. Chi è più debole? Uno Stato intero che non sa come trattare queste persone o una persona sola che però è consapevole della debolezza dello Stato?

american-blues-1Il collegamento tra From Medea e i Blues?

La nostra rabbia contro tutti i luoghi comuni, contro l’emarginazione del cosiddetto “diverso”, contro i facili pregiudizi di una società profondamente vigliacca. Vogliamo entrare all’interno di tematiche forti, chiare e semplici – l’amore e la morte, per esempio – per portare le nostre verità al pubblico che, di volta in volta, ci segue. E a giudicare dai risultati ottenuti nell’ultimo anno e mezzo, siamo molto ottimisti sull’accoglienza di questo nostro teatro da parte del pubblico. Un altro progetto in preparazione è la pièce Figuras, incentrata sul tango, che sto scrivendo cercando di sviluppare proprio queste tematiche.

Inedita la performance di Marcella Genco, che riporta Marienbad a proporre la musica dal vivo.

Marcella Genco aveva già partecipato ad un mio lavoro, Tiempo y silencio , come cantante, riscuotendo un grande successo personale. Anni dopo, ci siamo ritrovati per Figuras, poi il suo background soul-blues si è incastrato perfettamente con la messinscena di American Blues. La sua emozione ha giocato un ruolo fondamentale per tutti noi. Indispensabile anche l’aiuto regia e la selezione delle musiche di Niky D’Attoma, che riesce a cogliere l’altro lato delle cose. Non è più una terza via, bensì una vera “illuminazione”: stare sulla cima dell’onda e sentire la profondità sotto e l’altezza sopra.

Per chiudere, qualche parola sulla scenografia.

Insieme a Francesco Arrivo lavoriamo sulla distruzione e costruzione delle cose e – contemporaneamente – sulla loro stratificazione. L’intento è trasformare la sede dell’associazione in una vera installazione, mutevole a seconda delle energie che riusciamo a cogliere nei testi messi in scena. Quanto ai progetti futuri, stiamo pensando a laboratori su Beckett e il Seicento e ad un lavoro sulla ricerca della propria identità attraverso l’immagine. Inoltre è in cantiere un progetto sui sensi per la Biennale di Venezia.

Sarebbe importante che chiunque avesse visto lo spettacolo volesse condividere il suo parere e le sue emozioni attraverso lo spazio dedicato ai commenti.

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