Lunedì 19 Novembre 2018
   
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COVITO: VIA GOBETTI E RITIRO DIMISSIONI BUGNA

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Abbiamo intervistato il consigliere Cosimo Covito, in qualità di capogruppo di Conversano nel Cuore, al fine di meglio comprendere le motivazioni del ritiro delle dimissioni da parte dell’assessore all’Urbanistica Tony Bugna.

Nel corso di questi mesi, sono state imputate all’assessore Bugna responsabilità oggettive nella gestione di alcune situazioni strategiche del nostro paese, con particolare riferimento agli impianti carburanti. Responsabilità che hanno spinto l’assessore a rimettere il suo mandato. Apprendiamo che, di recente, c’è stata un’inversione di marcia. La motivazione?

«Vorrei ricordare che, in realtà, non c’è un errore oggettivo dell’assessore Bugna. Vi è semmai una responsabilità derivante da una scorretta gestione dell’area tecnica, dalla mancata sinergia dell’Ufficio con la parte politica. È per questo che Bugna, con l’appoggio di Conversano del Cuore, ha presentato le dimissioni. Del resto, le lacune dell’Ufficio tecnico ormai sono palesi a tutti: l’Ing. Giandola non è riuscito in alcun modo a sopperire alle richieste, e prima di lui si sono avvicendati tre tecnici che nello svolgimento della propria funzione – per vari motivi – non hanno supportato il politico».

Non è troppo semplice scindere in maniera manichea la parte gestionale da quella politica? L’ultima “firma” spetta all’assessore.

«Facciamo ordine, la politica detta i confini entro i quali deve applicarsi l’azione dell’Ufficio. Parlando della questione degli impianti carburante, in assenza di un regolamento comunale, l’unico confine che la parte gestionale doveva tenere presente era la legge, la quale non pone limiti all’ubicazione di tali impianti – se non nella cosiddetta zona A1, il centro storico – e si limita a indicare criteri normativi generali, come ad esempio le distanze dai crocevia, demandando le specificità all’ente comunale».

A tal riguardo, esisteva ed esiste una normativa regionale che, sopperendo all’assenza del regolamento comunale, disciplinava il rapporto impianto-traffico.

«Già in Commissione ebbi modo di domandare al Comandante della Polizia Municipale, Magg. Di Capua, se fosse stato rilasciato il suo parere in ordine all’aumento della densità veicolare sul crocevia di via Gobetti. Mi fu risposto che fu espresso esclusivamente il parere sulla rotatoria; a questo punto ho insistito sul dovere da parte del Comandante, in qualità di portatore d’interessi sostanziali dell’Ente, di rilasciare tale parere che – qualora avesse evidenziato delle carenze – poteva legittimare la sospensione dei lavori. So che successivamente Di Capua negò il secondo accesso su via Gobetti».

(Il comandante, sentito a proposito, ha riferito che nessun parere sul carico veicolare è stato mai richiesto al suo ufficio. Ha confermato, altresì, di aver espresso parere negativo sulla seconda uscita in via Gobetti e che nei prossimi giorni si terrà una conferenza di servizio utile a comprendere come strutturare gli accessi all’impianto, ndr).

Ragioniamo per assurdo: mi viene presentato un piano di variazione. La prima cosa che dovrei capire, quale assessore al ramo, non sono forse gli effetti che produce e la sua compatibilità con i termini di legge? 

«L’errore di Bugna è stato quello di aver difettato nel rilevare la grande sensibilità che tale questione aveva per la cittadinanza, e nel non averla – di conseguenza – sottoposta al vaglio politico. Il resto è una questione di esclusiva pertinenza dell’apparato tecnico, che era tenuto a vagliare le condizioni per il rilascio dell’autorizzazione in base alle vigenti disposizioni. Qualora si fossero riscontrate delle criticità normative, allora si poteva disporre l’autotutela. Tutto sta a evidenziare queste criticità normative, e non politiche».

Ad esempio, le due aperture su via Gobetti non rispettano le distanze minime.

«Posso ritenere che lì non vadano bene ma, io politico, ho bisogno del supporto del responsabile dell’area che mi precisi le motivazioni tecniche per cui quelle uscite non vanno bene».

Supponiamo che il capoarea abbia difettato in questo compito, non era premura della parte politica rimediare?

«Di sicuro la politica serve anche a controllare l’operato dei capiarea che, vorrei sottolineare, rispondono penalmente e patrimonialmente dei propri errori. Alla fine è il capoarea che deve annullare un permesso a costruire e non l’assessore, che deve limitarsi a dare un indirizzo». 

Parliamo di un “assessore tecnico”, che aveva le giuste competenze per rilevare le incongruenze del progetto.

«Questo non c’entra, ogni organo politico deve avere in mente solo la linea politica e non interferire nelle dinamiche gestionali».

Questo appare come una deresponsabilizzazione della parte politica, che sembra esser tenuta solo ad avere un congruo numero di anni di militanza in un partito.

«Politica significa anche gestione del territorio, dare degli indirizzi e vigilare».

Bene. E non c’è stata una carenza di vigilanza?

«Certo, la responsabilità politica esiste proprio ancorandola al discorso del miglior controllo e monitoraggio del territorio e dell’azione esecutiva. Come ho sempre detto la parte politica piange anche colpe che non sono proprie, ed è giusto che sia così».

Sussistono seri dubbi anche sulle proporzioni tra area oil, non oil e zona verde di via Gobetti. Altro aspetto che poteva essere utilizzato come elemento per l’autotutela unitamente all’espianto degli alberi, avvenuto su suolo pubblico.

«Se parliamo degli alberi, io l’ho additata come una sciatteria».

Siamo già ad una carenza di vigilanza e ad una sciatteria. Sembra esserci materiale sufficiente.

«Non voglio difendere nessuno, voglio solo dire che vanno distinte le due cose: l’assessore non deve autorizzare nulla. L’espianto degli alberi deve avere un avvallo quantomeno dell’intera giunta».

Questo avvallo esiste?

«Che io sappia no».

Non era un motivo per procedere in autotutela?

«No, questi sono difetti che non vanno a inficiare il provvedimento autorizzatorio, parliamo solo di cattiva vigilanza: tu assessore non puoi non vigilare anche sulla salvaguardia degli alberi. Ugualmente, tu parte gestionale non puoi appropriarti della facoltà di decidere in merito all’espianto di alberi di proprietà pubblica. Ad ogni modo, qui cominciamo a focalizzare i punti di forte criticità che io per primo, insieme a Conversano nel Cuore, ho manifestato: mancata vigilanza; mancato raccordo sulla richiesta d’insediamento, sul parere sulla viabilità e sui pareri espressi dall’UTC, che sono andati in palese contrasto con quelli dati dal RUP (Responsabile unico procedimento) – cosa davvero grave, di cui dovrà risponderne il tecnico gestore. Io politico non posso non conoscere quello che accade sul mio territorio».

Ed anche quello che accade nel mio ufficio. Devo, in sostanza, leggere le carte che produce il mio capoarea.

«Certo, ciò che accade nel proprio assessorato dovrebbe essere seguito con costanza. Devo coadiuvare, prestare attenzione a tutto quello che succede nell’area di mia competenza».

A suo avviso l’assessore Bugna ha letto queste carte?

«Possono anche non essermi state riferite».

Ma, io assessore, quelle carte le ho portate in Giunta.

«Probabilmente Bugna si è fidato di un parere tecnico che andava invece censurato. È questo l’aspetto politico: non aver censurato una relazione che mostrava delle crepe. Certo è che, alla base di tutto, c’è la fiducia tra un assessore e il suo capoarea, se poi quel capoarea commette degli strafalcioni imparo come regolarmi per il futuro».

Sono emersi elementi sufficienti per evidenziare una responsabilità dell’assessore Bugna, sia essa oggettiva o indiretta. Perché la revoca delle dimissioni?

«Fino alla presentazione delle dimissioni c’è stata piena condivisione del percorso dell’Assessore, il ritiro non è stato per nulla concordato, tant’è che ci siamo riuniti prendendo atto di una scelta assunta unilateralmente e manifestando la criticità di tale risoluzione. Ovviamente ciò crea un distacco tra Tony Bugna e Conversano nel Cuore, le cui conseguenze saranno valutate in un tavolo politico».

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