Domenica 18 Novembre 2018
   
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GIOVANI DEMOCRATICI, RIFLESSIONI SUL DDL GELMINI

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A seguito dei confronti delle scorse settimane, i Giovani Democratici di Conversano hanno elaborato un documento, che sarà presentato alla prossima festa provinciale del PD, in cui si riflette su tutte le criticità del DDL Gelmini.

Ecco il testo integrale:

“Martedì 30 novembre con 307 voti favorevoli, il ddl Gelmini è stato approvato alla Camera, nell’indifferenza e nell’arroganza totale della maggioranza nei confronti di migliaia di studenti che in quelle ore occupavano i tetti, le facoltà, le strade, i binari dei treni e di ricercatori e professori che dismettevano le toghe ed i camici.

Ci hanno parlato di una Riforma in atto, ma questo è invece un esempio molto rappresentativo di come si possa non chiamare per nome le cose. Di riformatore, per noi, non c’è nulla, perché il ddl Gelmini-Tremonti colpisce dove non dovrebbe, dove non necessario lasciando irrisolte enormi criticità, anzi accentuandole, mistificando i reali problemi del mondo universitario.

Ci chiediamo come si possa fare una buona Riforma, a renderne più efficiente l’oggetto semplicemente tagliando. Tagliando sui fondi, come avvenuto nel 2008 con la 133 e tagliando sugli uomini, come è avvenuto nel 2009 con il blocco del turnover.

Si vorrebbe con il ddl intervenire sul precariato, riducendolo o rendendolo dignitoso, ed invece lo si rafforza quando si prevede di far lavorare i ricercatori dai 9 agli 11 anni per poi farli scomparire. Perché dopo 11 anni non avrebbero più diritto al tempo indeterminato e perché, al contrario del modello anglosassone a cui si sostiene di ispirarsi, non è previsto un fondo che permetta di stabilizzarli. Eppure non andiamo poi così male: secondo le classifiche saremmo all’ottavo posto per pubblicazioni a fronte di un investimento nella ricerca che è 29mo nel mondo.

Quando a 40 anni quasi suonati il governo ti dice “da oggi sei precario, anche se sei bravo perché non ho i soldi”, dopo che oltre a svolgere la tua mansione hai ricoperto un ruolo destinato ad altri, hai insegnato, vuol dire che sta implacabilmente condannando la tua dignità di uomo e quindi di lavoratore. Vuol dire che ti vogliono eliminare perché mente al servizio della nazione e quindi pericolosa.

Si vorrebbe con il ddl introdurre più meritocrazia, come se questa possa ritenersi esclusiva di una sola parte politica, di una sola parte culturale. Dove sta la questione del merito quando per diventare ricercatore, in barba a concorsi e graduatorie, si prevede un’abilitazione aperta con successivi concorsi tutti locali e la scelta esclusivamente nelle mani del “padrone” dell’Università, dando quindi opportunità alle parentopoli ed al clientelismo di rafforzarsi?

Si vorrebbe con il ddl dare uno schiaffo alle baronìe, limitare ulteriormente la figura del rettore e aprire le università all’incidenza reale della conoscenza, del sapere e alla buona trasmissione degli stessi. Ma in realtà affermando la condizione del precario, ridimensionando quella del ricercatore e quindi riducendo il numero degli ordinari non si fa altro che confermare la tesi di una visione centralistica, oligarchica. Più potere nella mani di pochi.

Insomma, hanno spacciato questo ddl per un toccasana, per uno strumento moderno in grado di ristabilire i principi della giustizia, dell’unità, della libertà, della democrazia. Ma noi non ignoriamo. Noi abbiamo studiato e ci siamo informati. E ci siamo fatti un’idea precisa su questo ddl.

Un ddl scritto da un ministro politicamente irrilevante perché suggerito dal ministro dell’Economia, dalla Lega e da Confindustria, con il tacito accordo dei Rettori delle Università del Nord.

Perché se tagli il fondo integrativo per il diritto allo studio regionale ed istituisci un fondo per il merito che premia i meritevoli ma ignora i più in difficoltà, seppur meritevoli, e quindi vuoi indebitare i tuoi studenti significa che hai in mente un’università per pochi privilegiati.

Perché se introduci un CDA ad 11 membri con il 40% nominato dall’esterno e la figura del direttore generale invece che quello amministrativo significa che vuoi un’università meno pubblica, più privata. E le fondazioni bancarie, si sa, sono più partecipative al Nord che al Sud.

Perché se ti ispiri al modello americano significa che vuoi abolire il valore legale del titolo di studio, attualmente unica e sola garanzia di uniformità tra Nord e Sud, uguaglianza tra benestanti e non, distinzione tra meritevoli e non.

Il ddl è stato approvato.

Noi siamo delusi, arrabbiati, stanchi.

Ma non abbiamo perso la volontà e soprattutto la speranza di vivere in un’Italia democratica, unita seppur plurale, in cui vivere è motivo di orgoglio, studiare motivo di vanto, sinonimo di privilegio. Un’Italia vivace, fertile.

E non abbiamo perso la coscienza e l’intelligenza di riconoscerne nell’Università, nel mondo del sapere e nel diritto allo studio uno strumento imprescindibile”.

 

 

Commenti 

 
#4 Ignaz z z zzz 2010-12-08 00:44
Recuperare soldi dalle spese militari: s'intascano i soldi d'indennità per missioni di guerra (altro che pace) o arrivano ad aiutare Haiti 22 gg. dopo il terremoto con la scusa della croce rossa
www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-d75ab37e-4f02-46ea-9b65-d45cf4a92590.html
Intanto in Italia cosa fanno:

servizio demolizione delle scuole (meglio di mariastella)
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#3 Valditara 2010-12-07 08:44
Gabriele, hai colto nel segno: la finta riforma è surrettiziamente sostenuta sia dai futuristi sia (ancor più subdolamente) dai PDini, nonostante si siano fatti riprendere mentre salivano sul tetto di architettura a Roma.
Basta conoscere quello che succede in seno alla CRUI (conferenza dei rettori): dato che la coperta s'è accorciata le univ. ricche cercano di scaricare la zavorra di quelle più povere (che guarda caso si trovano in gran parte a sud). Ed ecco spuntare privati in CDA e il dover spartire i finanziamenti (tagliati anche dalla 133(2008) pure con le Univ. telematiche: CEPU mascherate dove insegnano fior di personaggi. Alla faccia dell'univ. pubblica.
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#2 gabriele 2010-12-06 20:18
per i giovani del PD:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pd-chi-vota-contro-luniversita/2139401

"Un emendamento dei rutelliani proponeva di togliere 20 milioni di euro ai partiti per darli ai precari degli atenei. Il Pd era favorevole, ma 25 suoi parlamentari l'hanno bocciato, 17 si sono astenuti (tra cui D'Alema e Fassino) e altri 22 erano assenti. Ecco i nomi"
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#1 sursum corda 2010-12-06 08:33
il famigerato DDL 1905 è stato approvato dalla camera, ora torna al Senato (se sarà ancora vivo)

è così vago e propagandistico che per avere una qualche efficacia necessiterà di così tanti regolamenti che la figlia della ministra farà in tempo ad essere assunta all'università della Calabria, la preferita dai boss della 'ndrangheta
www.corriere.it/cronache/10_novembre_20/il-nipote-del-boss-all-universita-giovanni-bianconi_25779fd8-f474-11df-b9c7-00144f02aabc.shtml
ma mettiamolo direttamente nel CDA, cribbio

intanto le risorse tagliate andranno condivise con le pseudo università telematiche tipo e-campus, il nuovo nome del CEPU, sotto inchiesta a Bari
www.giornalettismo.com/archives/73955/cepu-e-campus-luniversita/
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