Lunedì 12 Novembre 2018
   
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CONVERSANO UNITA ATTORNO A DON GIOVANNI AMODIO

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La chiesa Madre di Turi è troppo angusta per contenere l’intero popolo delle persone che vogliono bene a don Giovanni. La cerimonia che ha ricordato il sì a Cristo pronunciato 25 anni fa, il 18 ottobre 1986 nella chiesa Madre di Rutigliano, è stata una festa. Festa per la famiglia, raggiante e commossa. Festa per i parrocchiani antichi e nuovi.

Festa per i conversanesi, tantissimi e fra i primi banchi, che hanno avuto modo di conoscere e apprezzare don Giovanni, come educatore presso il seminario vescovile e poi come mai dimenticato parroco della chiesa di Sant’Andrea Apostolo, dall’ottobre 1992 fino all’ottobre 2001.

Tutte le cappelle accese nella chiesa Madre di Turi dove ora don Giovanni Amodio è arciprete, la corsa all’ultimo posto a sedere, conclusasi ben prima delle sei, l’attesa commossa. C’è chi, alla ricerca di un posto, va a sedersi sul presbiterio, su una delle sedie destinate ai celebranti, finchè qualcuno va gentilmente a dirgli che sì, può portare con sé la sedia ma, per carità, non può assistere da lì alla Messa.

Alle sette meno un quarto la processione d’ingresso: diversi sacerdoti, molti dei quali giovanissimi, assieme all’arciprete don Felice di Palma, precedono il vescovo mons. Domenico Padovano. Don Giovanni appare teso mentre nasconde tante emozioni dietro il consueto sorriso.

Il vescovo riprende il tema del canto d’ingresso, “Rallegriamoci ed esultiamo” di mons. Frisina: “Siamo qui per rallegrarci ed esultare per il sì detto 25 anni fa da don Giovanni: il popolo esulta per aver ricevuto la sua opera di pastore” e spiega la figura del missionario, “colui che deve precedere Cristo, preparare il terreno per quello che sarà l’incontro con Lui. Il missionario non presenta se stesso, ma ha sempre gli occhi puntati su Gesù.” 

Durante l’omelia fa il suo ingresso in chiesa il sindaco Giuseppe Lovascio, che fa cenno di voler restare in piedi, in fondo alla chiesa.  Ma un assessore turese, Franco D’Addabbo, si alza e lo invita a prendere il suo posto.

É il momento delle preghiere dei fedeli. La preghiera per don Giovanni sale a rappresentanza di ogni tappa fondamentale della sua vita: la famiglia, il seminario vescovile che ha vissuto da educatore, la parrocchia di Sant’Andrea a Conversano, la chiesa Madre di Turi. Margherita, sorella di don Giovanni, fa commuovere tutti:  “Un sacerdote trasforma la sua famiglia. I tempi sono stretti e spesso finiamo per non parlarci nemmeno, ma sappiamo che la tua missione è la nostra missione.”  Accorata e in lacrime giunge la preghiera dalla parrocchia di Sant’Andrea: “Signore, sii sempre per don Giovanni ciò che lui è stato per noi.”

Durante l’offertorio, viene presentato all’altare il libro–ricordo che don Giovanni ha scritto in occasione dell’anniversario: sarà distribuito alla fine della Messa.

Durante la preghiera eucaristica fa il suo ingresso il consigliere regionale Michele Boccardi. Si avvicina al transetto, ma nelle prime file non ci sono posti e nemmeno un altro Franco D’Addabbo disposto a cedere il proprio.

Dopo i riti di ringraziamento, la parola a don Pio Zuppa, professore presso il Seminario Pontificio di Molfetta ed educatore di don Giovanni ai tempi del seminario maggiore: qualche parola per presentare il libro. Il sindaco di Turi, Enzo Gigantelli, invitato a parlare, sale sul presbiterio assieme a Lovascio – mentre  i brusii dell’assemblea sembrano sottolineare la somiglianza tra i due.

“Ti abbiamo visto molto teso– sono le parole di Gigantelli – e dato che anche noi siamo particolarmente commossi, siamo saliti insieme per farci forza”. Gigantelli ha colto l’occasione per fare un po’ di campanilismo, slatentizzando sentimenti già presenti nell’assemblea che si divideva tra Conversano e Turi, le due colonne dell’attività pastorale di don Giovanni: “L’augurio è che resti il nostro arciprete, nostro e sottolineo nostro, per altri 25 anni, poi per altri 25 e per altri 25 ancora!”

“Macchè – sussurra un anziano signore – chissà cosa accadrà…metti che diventa vescovo?”

La parola va al nostro sindaco, che improvvisa un saluto, sottolineando la sua indelebile amicizia con il nostro arciprete, e definendo il sorriso e la disponibilità le qualità salienti di don Giovanni. “Fin qui bisogna venirci in macchina, e i tanti conversanesi presenti oggi sono a dimostrazione del bene che hai fatto per la nostra città.”

La parola passa finalmente al festeggiato, in una chiesa che si fa subito silenziosa e attenta. Don Giovanni, seppure provato dalla commozione, “Non sapevo neanche se ce l’avrei fatta a dire queste parole”, elenca in modo pulito, semplice e preciso, tutti i suoi ringraziamenti: alla famiglia, a don Giuseppe Bianco “che ha avuto pazienza con me ai tempi del seminario minore, quando non volevo restare perché mi mancava mia madre”, a don Pio Zuppa “che mi ha divaricato l’anima facendomi capire cosa avrei voluto fare nella vita”. Un saluto al vescovo e ai sacerdoti presenti, ai compagni di corso e ai sacerdoti alunni, “Quando sono giù penso a voi, ragazzi, ai sette studenti in seminario ai tempi in cui ero educatore. Ho dato sette sacerdoti alla chiesa… posso andare in pensione!” Sorrisi e brusii… “In pensione? Deve continuare a lavorare come tutti!”

Ma subito il pensiero va al futuro, agli anni che ancora verranno. La sua commozione è sottolineata da continui applausi.

La messa è finita. I presenti si riversano su don Giovanni, che riceve auguri e regali e che non fa in tempo a dire che fuori c’è il rinfresco, usciamo dalla chiesa.

Don Giovanni veste ancora gli abiti sacri quando, sul sagrato della chiesa, assediato dagli auguri, taglia la sua torta. Sorride, felice.

 

Tante immagini conversanesi nel libro di don Giovanni

AMA E DIO ABITERÁ IN TE

Le nozze d’argento con la chiesa sono state per don Giovanni occasione per regalare un libro-ricordo che comprende tutti gli anni della fede: dai primi scritti, a 13 anni, ai tempi del seminario minore, fino alla novena di Natale del 2009 a Turi, sulla figura del sacerdote. 

Il libro è stato presentato durante la messa da don Pio Zuppa, professore ed educatore di don Giovanni ai tempi del seminario Pontificio di Molfetta. Don Pio si è soffermato su alcune immagini che don Giovanni ha usato nei suoi scritti, fra queste “Dio è tempo”. “Questo è un messaggio audace, sottolinea che Dio entra nel tempo, si fa storia, entra nel nostro tempo e il tempo è niente senza di lui.”

Il titolo, ripreso da una frase di sant’Agostino, interpreta la forza che don Giovanni ha avuto in questi 25 anni da sacerdote: vivere il contingente, immergersi nel tempo e tra le persone, amare in modo tale da sentirsi abitati da Dio. Il libretto presenta i primi scritti di Giovanni adolescente, seminarista, sulla figura del sacerdote, foto e frammenti dell’infanzia e dell’ordinazione, riflessioni scritte per i suoi allievi in seminario. Infine, foto e ricordi che riemergono dai lunghi periodi parrocchiali, a Conversano e a Turi.

In particolar modo le lunghe pagine dedicate all’esaltante esperienza conversanese, nella parrocchia di sant’Andrea: in tanti si possono riconoscere nelle foto e nei diversi scritti del foglio-notizie della parrocchia.

Ha commosso i presenti leggere le parole di congedo che don Giovanni usava nell’ottobre 2011: “Chi ama non muore mai. Te ne puoi andare in capo al mondo ma il cuore batte sempre …per te!”

I tanti presenti alla cerimonia hanno in qualche modo ricambiato la passione che don Giovanni ha sempre avuto nei confronti della città di Conversano, anche con frecciate lanciate al popolo turese: “Noi lo piangiamo, e voi che ce l’avete non l’apprezzate”, e con l’augurio, non troppo celato, che possa ritornare a fare opera pastorale qui.

Tra le righe, don Giovanni sottolinea la difficoltà di raccontarsi, perché “raccontarsi significa denudarsi … riconoscersi … ricominciare.”

Raccontarsi è ricominciare. E questo libro sembra proprio essere una tappa. Un pietra miliare del cammino. E, a partire da questa, don Giovanni guarda avanti, verso altre tappe di uno stesso viaggio.

 

 

 

 

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