Sabato 17 Novembre 2018
   
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Riduzione costi politica, la discussione termina con il ritiro della mozione

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Si è conclusa con il ritiro da parte dello stesso consigliere Nico Mottola (PDL) la lunga discussione sulla mozione riguardante la "riduzione dei costi della politica". Un dibattito che, forse, è esso stesso annoverabile quale "costo aggiunto": la Commissione aveva già valutato l'impossibilità di procedere a votazione dal momento che l'istruttoria preliminare era carente.

Ad ogni modo, nell'illustrare la sua proposta, Mottola ha stigmatizzato il "ritardo di ben sei mesi nella discussione della mozione, in palese difformità allo statuto che ne prevede la discussione entro i 20 giorni successivi alla presentazione. Non posso che esprimere la mia nota di biasimo rispetto alle mancanze del dirigente pro tempore dell'Area economico-finanziaria che, chiamato in causa ripetutamente ad esprimere dei pareri, non ha completato il fascicolo".

"La politica − aggiunge il consigliere del PDL − non può essere subalterna al tecnicismo e alla parte gestionale. Ci accingiamo a votare un bilancio previsionale che, in virtù dei provvedimenti nazionali, sarà durissimo. L'Ente, se vorrà continuare a garantire gli standard dei servizi, sarà costretto ad atti di coraggio. Il primo potrebbe essere ridurre le proprie indennità, dando un segnale che, ad un anno dalle elezioni, faccia acquisire credibilità davanti ai cittadini".

 

Gli interventi − Quasi tutti i consiglieri hanno apprezzato lo 'spirito' della proposta di Mottola; tuttavia ne hanno contestato il merito. Ecco gli interventi più rappresentativi.

Lofano (Nuovo PSI): "Ridicolo e inutile il risultato che se ne otterrebbe. Decidiamo di istituire un fondo volontario a sostegno della Caritas dove ogni consigliere possa dare il suo contributo". "Ipocrisia e ricerca di notorietà", lo spettro che intravede D'Alessandro (PD) dietro questa mozione.

Lovascio: "È una questione di dignità: in confronto alle responsabilità e alle ore spese per la Città, l'indennità che ricevo (1600 euro) è assolutamente ridicola e simbolica". Il primo cittadino ha poi aggiunto che sono state "azzerate le consulenze, tant'è che l'ultimo importo annuo è stato di 8 mila euro; abbiamo abbattuto le spese di rappresentanza, già ridotte per legge dell'80% rispetto a quanto speso nel 2009. Il nostro Ato è il più virtuoso: non corrisponde indennità o rimborsi spese al Presidente, sono state tagliate le spese dei commercialisti e non paghiamo affitto per la sede putignanese che ci ospita".

Coppola (UDC): "Ottima la richiesta, completamente opposta la visuale terminale". È opinione del capogruppo che l'attenzione si dovrebbe puntare sul rimborso pagato dall'Ente per le assenze dei dipendenti di aziende private che partecipano a Consigli e Commissioni. E su questo il rilancio: "Convochiamo i Consigli il sabato e la domenica e riduciamo le Commissione consiliari che, il più delle volte, sono inconcludenti per mancanza dei fascicoli".

Bonasora (SEL) condivide il ragionamento del primo cittadino: "Un Sindaco, se vuole adeguatamente svolgere la sua funzione, deve rinunciare per cinque anni alla propria attività lavorativa ed è effettivamente ridicolo il compenso ricevuto. Abbiamo i gettoni più bassi dell'intera Provincia; si aggiunga che il Governo Monti sta per emanare una norma che va a decurtare le indennità, anche in maniera superiore a quella oggi proposta". "Un risparmio di decine di migliaia di euro, da impiegare per attività più fruttuose, si otterrebbe limitando il proliferare delle determinazioni che elargiscono contributi a pioggia".

Coletta (Gruppo Misto): L'argomento tocca le corde sensibili dell'opinione pubblica e potrebbe avere la meglio il timore di andare contro il comune sentire, cosa che per chi fa politica è sempre presente. Tuttavia, non mi faccio sacrificare sull'altare della demagogia: proprio in questo momento delicato dobbiamo convincere i cittadini che il costo della politica è un costo necessario, perché fornisce un paracadute che consente a chiunque di cimentarsi in questa prassi. In caso contrario, dovremmo concludere che gli unici a poter fare politica sono gli imprenditori o i pubblici impiegati?".

A conferma arriva l'osservazione di Giannini (FLI): "Togliendo quel contributo, persone come me, che sottraggono ore del proprio lavoro per dedicarsi all'attività amministrativa, non potrebbero più farlo".

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