Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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INTERVISTA A GIOVANNI LARUCCIA

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Giovanni Laruccia, da sempre militante della Democrazia Cristiana confluisce in seguito nell’Udeur, nella cui lista è candidato.

Uno degli aspetti su cui si gioca la partita elettorale è la sanità. Quali sono le prospettive per il nostro ospedale?

Sono direttamente interessato alla risoluzione del problema del nostro ospedale poiché, com’è noto, mia moglie, la dott.ssa Conserva, è dirigente della sala operatoria. Premetto, inoltre, che non dichiarerò mai: “Votatemi e aggiusterò la sanità”. Io non so mentire, e per questo dico che ci vorranno degli anni per risistemare il debito e pensare che Conversano possa avere gente qualificata e preparata. Il ministro Fitto, all’epoca della sua presidenza della Regione, ha perso la poltrona perché si è attenuto alla disposizione, ricevuta dal Parlamento romano, di sanare il debito per iniziare una nuova stagione. Per risanare un bilancio è inevitabile che ci siano dei tagli a discapito di qualcuno. E quando il debito è stato portato a zero, gli operatori che si sono visti dimezzare le risorse hanno protestato. Quello che è successo dopo lo sappiamo tutti. È arrivato Vendola che, tramite il suo assessore Tedesco, ha portato il debito al triplo di quello che era prima. Inutile stare a stabilire chi abbia rubato e chi no, questo è assassinio della politica non politica; io dico solo che, quando si opera male in un’azienda, come lo è la sanità, si va in debito e non resta che adoperarsi al meglio per recuperare. Noi dovevamo essere ospedale d’eccellenza, ma la politica ha preferito strade diverse che ci hanno fatto passare in subordine al presidio monopolitano, trasformato nel frattempo in struttura complessa. Il nostro ospedale aveva una serie di divisioni che ci potevano permettere di essere primi, tuttavia siamo stati penalizzati proprio da una legge regionale. Ed ecco il motivo per cui, al di là delle ideologie politiche, sono favorevole al voto del rappresentante locale: solo lui può investire, con attenzione e dedizione, nella risoluzione della sanità conversanese. Fino ad oggi, abbiamo avuto esponenti di altri comuni che non hanno di certo lavorato per noi; quanto a Bonasora, non nego che abbia cercato di promuovere iniziative a favore del nostro ospedale, ma non aveva la forza politica per far sì che Conversano emergesse. Tengo, in conclusione, a sottolineare che, nonostante le enormi difficoltà, lo “Iaia” continua ad avere una grande utenza.

Le sue proposte inerenti le politiche sociali?

Non mi riferirei solo alle politiche sociali, ma a tutto quello che è economia e socialità del paese. Conversano, anche in questo campo, è rimasto privo di riferimenti e rappresentanze politiche. Un tempo era la cittadina modello del sud-est barese sotto ogni profilo. Dopo la caduta della Democrazia Cristiana che, grazie a personaggi come Fantasia, Di Vagno e Mastroleo, rappresentava degnamente la nostra comunità, si è fatta una politica di apertura ai giovani. Evidentemente, queste nuove leve non sono state addestrate per bene e si sono un po’ perse. Il risultato è che oggi vengono esponenti dei paesi viciniori, incassano i voti e poi ritornano dopo cinque anni. È chiaro che se fosse eletto un candidato esterno, non attuerebbe mai una politica volta a favorire gli interessi di Conversano; per questo ribadisco l’importanza di votare un candidato conversanese, senza tenere conto delle bandiere politiche, ma solo della sua serietà e onestà.

Veniamo alle politiche ambientali. Quali gli sviluppi per l’annoso problema di Contrada Martucci?

Conversano è centro del bacino d’utenza; per cambiare questo dato di fatto bisognerebbe andare a invertire decisioni prese dalla Regione e dalla Provincia. Tra l’altro, Vendola si era impegnato a rimodulare Contrada Martucci entro lo scorso Dicembre; se non lo ha fatto o non ha voluto o ci sono state pressioni da parte di rappresentanze forti, le quali hanno spinto a favorire altri comuni piuttosto che il nostro.

La sua idea sull’impianto carburanti di Via Gobetti?

Se l’amministrazione precedente avesse cercato di porre rimedio, pensando ad esempio a un esproprio, oggi non ci troveremmo di fronte a tale polemica. È stato dimostrato che l’operazione è regolare e trasparente: i vincoli su quell’area-servizi erano decaduti e il privato aveva pieno diritto d’intervento. L’amministrazione non aveva nessuna solida motivazione per non approvare i lavori.

Dobbiamo aspettarci il ritorno al nucleare?

Nucleare, eolico e fotovoltaico sono fonti energetiche che vanno di pari passo. Il problema è che noi non siamo ancora attrezzati per accettare la sfida del nucleare. Non abbiamo i requisiti tecnico-operativi e un personale specializzato in grado di gestire al meglio una realtà che, se sottovalutata, può procurare nefaste conseguenze.

Scuola e cultura?

Questo discorso, nutrendosi di quotidiane innovazioni, è diventato davvero ingarbugliato. Probabilmente neanche gli insegnanti, trovandosi nel centro di repentini sconvolgimenti, hanno ben chiara la direzione in cui muoversi. È comunque un settore che necessità competenze specifiche e che deve essere gestito puntando alla logica dell’agire con intelligenza.

Lavoro sommerso

A mio parere, se crescono nuove realtà cooperativistiche e consortili, che tendano a valorizzare le nostre risorse – in particolare la nostra vocazione agricola – i lavoratori spontaneamente si orienteranno verso queste nuove realtà. E l’imprenditore che sfrutta manodopera a nero, o si adegua o è costretto a chiudere. Tutto sta a non reprimere lo spirito d’iniziativa dei giovani: questa è l’unica risorsa per risolvere la problematica occupazionale e innescare un circolo virtuoso che ambisca alla legalità e alla sicurezza.

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