Venerdì 16 Novembre 2018
   
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RINO RANIERI: LA 'CONVERSANO CULTURALE'

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PRIMA PARTE INTERVISTA

SU VIA GOBETTI E TURISMO: 'Era auspicabile un'azione politica. Stiamo scivolando verso città fast food'

 

Partendo dal preoccupante dato di disoccupazione del Mezzogiorno, e di Conversano in particolare, la nostra chiacchierata con Rino Ranieri – Segretario del locale PD ed esperto sindacalista – si è estesa a macchia d’olio su tutti i settori, potenzialmente produttivi, della nostra città. Il risultato è un’analisi dei problemi macroscopici cui porre rimedio, legittimata dal presupposto che la vera politica occupazionale passa attraverso un lungimirante piano d’investimenti, volto a valorizzare ed sviluppare le risorse presenti.

Iniziamo a proporvi la prima parte dell’intervista in cui, a un breve quadro sul dato occupazionale, seguono alcune riflessioni sulla “Conversano culturale”.

Le preoccupazioni occupazionali del Mezzogiorno

"Conversano, quale parte della Provincia e della Regione, si trova a vivere un calo occupazionale preoccupante: le ultime statistiche nazionali attestano il dato della disoccupazione a circa il 9%. Un dato che, tuttavia, non tiene conto di chi lavora anche solo due ore al giorno, dei cassintegrati, degli inoccupati e di tutto il mondo del precariato. Se il Mezzogiorno non va incontro a un fallimento epocale, lo si deve al sussistere di dinamiche collaterali che, nel bene e nel male, sostengono la vita sociale."

"Parliamo di economia sommersa, che nel Sud registra il PIL più alto del mondo; di pensioni e del fatto che molti costi – soprattutto quelle previdenziali e assistenziali – vengono scaricati sulla famiglia di appartenenza. Questa economia “fuori del mercato”, seppur negativa, per paradosso scongiura il collasso del Mezzogiorno. C’è da aggiungere che, quando si stringono le maglie dell’economia, chi paga le conseguenze maggiori è l’anello debole: i lavoratori. Il primo provvedimento è sempre la messa in discussione del contratto di lavoro: non dare aumenti, non rinnovare i contratti, innalzare l’età della pensione e così via. La soluzione è rimettere in moto un circolo virtuoso, mitigando, in primis, gli effetti di un consumismo che non si può più reggere: questioni minimali che, trasposte in un’economia di scala, assumono un peso essenziale. E, soprattutto, individuare e promuovere le peculiarità dei territori: quegli ambiti vocazionali di ogni singolo centro abitato che, se opportunamente potenziati, sono in grado di innescare uno sviluppo economico, traino naturale del progresso e della coesione sociale."

La Conversano culturale…

"Per venire al nostro paese, in base a quanto affermavo prima, è necessario che Conversano rifletta su cosa è e definisca cosa vuole essere. Il rischio che stiamo correndo è di non essere più quello che eravamo prima e, al contempo, di non diventare altro. La “Conversano culturale” non è sufficiente da sola a garantire sviluppo, bisogna che venga accompagnata da processi economici, come accaduto nel recente passato, laddove le iniziative culturali hanno favorito l’apertura di un ospedale, il quale garantiva un livello alto di occupati, e il profilarsi di fabbriche di trasformazione dei prodotti agricoli. Ora, venuta meno l’economia di queste aziende – e crollato anche il pubblico impiego – si è innescata una reazione a catena, avente come unico risultato il depauperamento occupazionale dell’intera popolazione attiva."

"Nessuno ha voluto o saputo prendere misure in previsione del mutamento di questo quadro; eppure di alcune cose si conosceva l’andamento: si sapeva, ad esempio, che bisognava abbandonare l’idea dell’ospedale sotto casa, però non si è stati capaci di difendere l’esistente e lavorare per conseguire un cambiamento. In questi passaggi, poi, non va mai dimenticata la speculazione. Nell’incertezza delle regole i fenomeni speculativi crescono. Senza un’azione d’indirizzo i legittimi investimenti degli imprenditori possono creare situazioni di disagio e di scontento dei cittadini. Si veda il caso del distributore di via Gobetti, dove era auspicabile per lo meno un’azione politica da parte dell’amministrazione."

…e le condizioni per svilupparla.

"L’idea della “Conversano culturale” può essere ripresa: non tutto il lavoro svolto da questa e dalle precedenti amministrazioni è negativo; bisogna però creare un sistema. Se organizziamo eventi una tantum ne guadagniamo solo macerie: non è l’estemporaneità che valorizza il polo culturale già esistente. Noi, infatti, abbiamo un museo, una pinacoteca e una serie di associazioni e fondazioni che, quali fiori all’occhiello, dovrebbero essere maggiormente sostenute. Si aggiunga la presenza della Casa delle Arti e di un teatro che potrebbe diventare il motore della promozione della città: cine-teatri con un palcoscenico come il Norba sono rari. Inoltre, vi sono associazioni culturali legate al mondo della danza, della musica (in particolare la grande tradizione bandistica) e dello sport che assicurano una sona rete di relazioni sociali. Ed invece, a fronte di tali potenzialità, stiamo scivolando verso la città fast food."

Troppe associazioni di nome e poche di fatto?

Lo statuto comunale prevede l’istituzione del CMEL (Consiglio Municipale dell’Economia e del Lavoro) sulla falsa riga del CNEL. L’idea era di far eleggere da tutte le associazioni di un settore i propri rappresentati. Quando l’amministrazione comunale metteva in piedi una progettazione, aveva già al proprio interno un interlocutore organizzato: non si andava più a fare un’operazione di finanziamenti a pioggia, ma si stabiliva un budget di bilancio che facesse scelte chiare e motivate. Ciò che davvero conta è non dare l’impressione di agire in base ad una politica clientelare.

 

Commenti 

 
#1 L4c4p4g1r4 2010-05-07 04:24
ma no, suvvia non corriamo più il rischio paventato
è almeno una decade che non contiamo più nulla;
non mi dite che non ve n'eravate accorti:

sforniamo trite pantomime strapaesane,
presepi morenti, passioni da cinico-tv e giostrine finto-medievali, un bel musical di epigoni provinciali defilippici come clou di una bella "notte rosa"....) e magari un bel torneo di combinata Burraco-Texas Hold'em del sud-est barese.
Alla Madonna della Fonte invitiamo Malgioglio o Gigione e Jo Donatello?
Roba che potrebbe financo scapparci la visita degli sposini da Cellamare di ritorno dalla crociera in Svizzera (via Milano)
www.youtube.com/watch?v=km10325n_is
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