Lunedì 19 Novembre 2018
   
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IO, LO ZIO AMERICANO E DI VAGNO

michelangelolonardelli
Mi sono appassionato alla storia del "gigante buono", a metà degli anni '80. Era un bel giorno di agosto, quando, dal Texas, arrivarono a casa mia alcuni parenti che non avevo mai conosciuto. Erano arrivati in Puglia con uno degli aerei della propria piccola compagnia privata. Uno tra loro, in particolare, mi colpì per la straordinaria somiglianza con mio padre. Aveva almeno venticinque anni più del mio compianto genitore ma, ciononostante, essi parevano identici. Nei tratti somatici, nelle movenze e nel tono calmo e intenso della voce.

Parlammo a lungo in quel caldo pomeriggio e, tra un panzerotto, le pere del nostro giardino, e un buon bicchiere di limoncello lui, nel suo conversanese maccheronico e antico, mi raccontò la storia della sua gioventù. Dell'assoluta povertà della nostra Conversano degli anni '20. Delle lotte accesissime dei "signori" contro la classe operaia e contadina che, dopo secoli di letargo, cominciava sommessamente a sollevare il capo contro il latifondismo. Tutte le certezze dei "signorotti" locali di cui ricordava perfettamente nomi e cognomi (“don Sisto”, “Tarsia”, “Ferrari”, “Lorusso”, “Aloisio”, “Accolti Gil”, ecc.), cominciavano a vacillare e quel fiero distacco che, da sempre li contraddistingueva, si tramutò in rabbia e odio per chi, tra quelle masse ignoranti, aveva avuto l'ardire di proporre un'idea nuova dell'economia e della democrazia.

“Eravamo dei ciucci da fatica, non dovevamo parlare ma solo sgobbare. Di Vagno ci fece capire che anche noi eravamo uomini. Dovevamo pretendere i nostri diritti. Nessuno ce li avrebbe concessi senza opporsi !”. Mi parlò dei suoi fratelli, della fame, dei suoi genitori instancabili lavoratori eppur poverissimi e della differenza abissale vissuta nell'opportunità della nuova vita oltreoceano.

Infatti, Michele Lonardelli, classe 1903, arrivò, dopo un viaggio di quasi tre settimane e all'indomani dell'assassinio di Di Vagno, a New York con qualche straccio e nessuna prospettiva. Un solo indirizzo nella tasca e, tanta voglia di dimenticare Conversano e l'Italia. Fuggire dall'orrore e dalla barbarie di una città ed una nazione che "aveva perso la testa". Dalla vergogna di leggi che garantivano l'impunità per il sopruso e l'omicidio politico. Lui, rozzo e ignorante, abituato a vivere alla giornata rabbrividiva al ricordo di quegli anni, delle fredde mattine in piazza, nell'attesa di una chiamata del padrone di turno. Le interminabili giornate di lavoro a Monte Paolo, o Iavorra o in altri agri.

Ricordava anche l'irresistibile ascesa di un uomo che, una volta tanto, aveva scelto l'alleanza con il proletariato piuttosto che il suo secolare sfruttamento. Ricordava il fervore dei suoi discorsi e l'ammirazione incondizionata, sua e dei suoi pari. Lo aveva conosciuto quando era poco più che tredicenne ed era rimasto incantato dalla frenesia e dal grande dinamismo del giovane politico. Pur essendo stato lontano per ben quattro anni dalla sua città, Di Vagno conosceva a menadito fatti e misfatti degli amministratori cittadini. Si documentava e tra i vicoli del centro storico o nelle piazze tuonava contro i loro nomi e riferiva fatti e dati precisi delle ruberie del partito dei "galantuomini".

Michele Lonardelli si appassionò "troppo" ai nuovi ideali che Di Vagno stava proponendo alla città. La sua famiglia lo mise in guardia e il padre, viste le continue minacce che i signori ripetevano ai poveri contadini, cercò di imporsi con autorità. Gli ricordò che il suo destino era stato tracciato secoli prima e che "la terra era il suo pane". Non doveva più continuare a sognare ad occhi aperti. I primi attentati che "il martire socialista" subì lo turbarono ma non riuscirono a dissuaderlo. Il clima a Conversano, e non solo, si era fatto rovente. Ogni scusa era presa a pretesto per ritorsioni ingiustificate e violentissime.

A febbraio del 1921, il giovane si trovò coinvolto in uno sciopero cittadino che sfociò in disordini di una certa gravità. Suo padre, detto “lo zingaro”, uomo libero ma pratico ed essenziale, si allarmò e cominciò a cercare di imbarcare quanto prima lo"scapestrato"  per le Americhe. Era indeciso tra l'Argentina e gli Stati Uniti. L'importante, per lui, però era evitare il peggio. Era certo che Di Vagno fosse un "cadavere che camminava". Infatti, lo zio Michele riferì che tutti a Conversano erano certi dell'imminente assassinio politico, troppi ne avvertivano la necessità storica. Ne era convinto anche “il gigante buono” ma non demordeva. Man mano che la tensione saliva in tutto il Paese, il suo agire si faceva più intenso e “avventato”. Chi lo voleva morto, d'altra parte, non si preoccupava nemmeno di dichiarare questo proponimento ad alta voce e davanti a tutti, a sobillare i giovani benestanti conversanesi contro il fantomatico “pericolo rosso cittadino”, a sovvenzionare economicamente le loro scorribande e violenze.

Ci vollero ben otto mesi per mettere da parte la somma occorrente per il pagamento del biglietto per New York. Michele partì tra le lacrime a fine settembre del 1921. Ha ricordato per decenni le parole di speranza e coraggio del “capopopolo”. Il suo viso fiero e la tristezza infinita che provocò in lui la sua morte. Partecipò al suo funerale di nascosto. Sentì gli spari che provenivano sul corteo funebre da un palazzo signorile che si affacciava su Piazza XX Settembre, ultimo inutile sfregio al “martire”. Quel giorno, erano in tanti che, come lui, si sentirono più soli.

Nubi ancor più fosche adombravano il futuro. Il sonno delle italiche coscienze era destinato a durare per altri lunghi decenni. Quello stesso torpore che, oggi come ieri, ci impedisce di accorgerci del passato che si approssima. Quello stesso cieco furore che, profittando della nostra stanca memoria, furtivo mette il guinzaglio al nostro futuro.

Commenti 

 
#2 danielepasquale5@gmail.com 2009-10-15 22:07
Ringrazio l'avv. Gianvito Mastroleo che contatterò prestissimo ma, benché abbia avuto una vita assai longeva, Michele Lonardelli é morto a quasi 102 anni nel 2004. I figli con cui ho un contatto periodico ma costante (la meravigliosa e preziosa Posta elettronica) in questi giorni mi hanno parlato molto dell'esperienza paterna. Lui si é sempre sentito conversanese e socialista ed i figli hanno imparato ad amare l'Italia e conversano grazie a lui. Purtroppo non rimane granché della sua vita italiana. Qualche rarissima foto conversanese di cui ho chiesto i file di copia e tanti ricordi della grande famiglia di origine, di suo fratello Angelo e sua sorella (mia nonna) Rita. La sua storia in america é stata epica ed avventurosa. Adesso i suoi figli, grazie alla incredibile fortuna paterna, hanno una solida posizione.
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#1 GIANVITO MASTROLEO, presidente della Fondazione Di Vagno 2009-10-15 14:34
Caro Daniele,
la storia che racconti è interessante per varie ragioni.
La prima: perchè con inconsueta passione, tutta condivisa, risveglia la Memoria la quale, se vissuta non come risacca di un'onda che appare e poi sterilmente si ritrae ma come speranza nel futuro va tenuta in vita, in particolare nell'epoca che viviamo, quando si tenta di mettere in discussione le regole fondamentali della democrazia costituzionale e si profilano all'orizzonte le ombre sinistre di un nuovo autoritarismo.
La seconda: perchè la Fondazione in questi mesi, e nell'approssimarsi del 90° anniversario dell'assasinio di Di Vagno (25.9.2011), sta conducendo una ricerca storica sul "Processo Di Vagno", essendo state ritrovate a nostra cura e da non molto tutte le "carte" relative. La testimonianza di un testimone dell'epoca, perciò, sarebbe assolutamente utile allo scopo. Ti pregherei, perciò, di prendere quanto prima possibile contatti con la Fondazione perchè, se possibile, si possa raccogliere dal vivo la testimonianza di questo tuo parente, per esempio incaricando qualcuno là dove lui risiede di registrare dal vivo il suo racconto.
Come è noto, nell'Archivio storico la Fondazione ha realizzato anche un Fondo di testimonianze orali (circa 300 ore di registrazione) delle quali questa di cui parliamo sarebbe certramente la più importante e la più preziosa.
Grazie se prenderai contatti con noi, visitandoci in via San Benedetto 18 a Conversano (Monastero di San Benedetto), ovvero telefonando al n. 080 4959372.
Spero di poterti incontrare quanto prima.
Cordialmente
GIANVITO MASTROLEO, presidente Fondnazione Di Vagno
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