Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Alla scoperta dei talenti nostrani fuorisede

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Continuando la ricerca di talenti “made in Conversano” ci siamo imbattuti in Alberto Lacandela, calciatore classe ’90, ruolo portiere. Esordisce subito lontano dalle mura di casa nostra, militando nella squadra dei giovanissimi in quel di Putignano. Vive comunque uno scampolo della sua carriera calcistica nel giardino di casa, è l’Atletico Conversano infatti la società che lo vedrà impegnato nella sua squadra juniores ed anche in alcuni allenamenti con la prima squadra che militava in promozione.

Dopo questa esperienza non metterà più piede sul campo del Peppino Lorusso. Lo si vedrà invece impegnato nel difendere i colori di altre squadre come il Noicattaro, il Putignano, il Polignano, il Boca San Lazzaro (Bologna), il Bitritto ed il Cellamare (squadra in cui milita attualmente).

lacandela-rubrica-sport-2Ha avuto la possibilità di giocare in categorie di una certa rilevanza come in occasione della serie D col Noicattaro, avvicinandosi ad una realtà che è quella del calcio professionistico. Lo sottoponiamo quindi ad un intervista per capire cosa tutte queste esperienze gli hanno lasciato nel corso di questi anni e se grazie ad esse oggi si ritiene un giocatore migliore.

Qual è il ricordo più lontano nel tempo legato al calcio ?

"Non ho un vero e proprio ricordo legato all’inizio della passione per questo sport, ma ricordo con molto piacere l’intera stagione 2004/2005. Fu la stagione che mi lanciò nel “calcio dei grandi”. Quell’anno ero all’Atletico Conversano, il mister era Ciccio Mongelli e grazie a lui ebbi la possibilità di allenarmi con la prima squadra oltre che con la juniores. Fu un vero e proprio battesimo per me. Ebbi a che fare con gente che viveva il calcio in maniera diversa, c’era più disciplina, era gente che “viveva” di quello che metteva in campo, mentre per me, un ragazzino di 14 anni, era ancora soltanto un divertimento. Quell’anno crebbi tecnicamente ed i risultati furono subito evidenti tanto che a fine a stagione fui selezionato per un provino presso l’ASD Noicattaro, che ebbe esito positivo".

Inizi a giocare lontano da Conversano molto presto, all'età di 14 anni. È stato un bene o un male per la tua crescita sportiva?

"È stato un bene perché per gli obiettivi che mi stavo ponendo in merito al calcio dovevo guardarmi intorno alla ricerca di società, e quindi squadre, che giocavano un calcio di un certo livello. Ruolo molto importante in queste circostanze l’ha avuto mio padre, in quanto pur consapevole della mia crescita in quel periodo, non è stato uno di quei padri fanatici del calcio che spremono i loro figli fino all’inverosimile, ottenendo magari come risultato che questi arrivino ad odiare questo sport fantastico. Mi ha sempre lasciato la possibilità di scegliere cosa fare della mia vita sportiva e di questo lo ringrazio".

Qual è il più gran sacrificio che hai dovuto affrontare ?

"Sacrifici non ne ho mai fatti, o meglio per qualcuno potrebbero sembrare tali ma per me non lo erano. Ho sempre viaggiato molto, ho frequentato la scuola superiore a Bari, quindi ogni giorno macinavo kilometri e kilometri tra scuola ed allenamenti. Ma per me questi non erano sacrifici in quanto non facevo che alimentare la mia passione per il calcio. La stanchezza del fare avanti e indietro, le botte prese in allenamento, lo studiare la notte, non erano, non sono, altro che delle inezie rispetto ciò che ti regala stare su un campo di calcio".

Hai giocato all'età di 15 anni nell'ASD Noicattaro, che in quella stagione militava in serie D. Come vive un ragazzino di 15 anni la possibilità di giocare, allenarsi, fare la vita di spogliatoio, con gente che potrebbe essergli padre? Hai un ricordo in particolare legato a quest’esperienza?

"Credo sia stata l’esperienza della svolta quella vissuta a Noicattaro. L’ambientamento fu lungo e la tensione era molta agli inizi. Fino all’anno prima giocavo con i miei pari età, invece in quella stagione mi trovai catapultato in una realtà diametralmente diversa. Ebbi la fortuna di allenarmi sotto le cure del mister Pietro Maiellaro, che da calciatore ha militato in squadre di serie A come la Fiorentina, il Bari ed il Taranto in serie B. Vivere, sportivamente parlando, in un ambiente com’era quello di Noicattaro m’ha fatto crescere moltissimo, ho respirato l’aria del vero calcio, ho avuto a che fare con professionisti del pallone e dopo quell’esperienza il mio approccio non è più stato lo stesso. Ciò che non dimenticherò mai è successo il primo giorno di allenamento. Mi ritrovai nel bel mezzo di una contestazione da parte dei tifosi contro la squadra e per poco le due parti non vennero al contatto fisico. Fu un gran bel battesimo per me".

All'età di 18 anni parti per Bologna, ad attenderti il Boca San Lazzaro e l'eccellenza Romagnola. Come giudichi quell'esperienza?

"Il giudizio rispetto quest’esperienza è duplice. Partendo dal punto di vista umano è stata un’esperienza molto positiva. Sono andato via di casa, mi sono allontanato dai miei affetti, dai miei cari, dai miei amici e per forza di cosa ho dovuto imparare a cavarmela da me e a diventare un uomo. Dal punto di vista calcistico invece non sono sicuro che rifarei la stessa scelta. Avendo vissuto sia il calcio dilettantistico Pugliese che quello Romagnolo posso dire che il nostro è molti gradini sopra quello che vivono al nord. Ma all’ epoca la voglia di buttarmi in quella sfida fu molto forte e credo che la voglia di mettersi alla prova avrebbe la meglio anche oggi".

L'anno scorso hai contribuito in prima persona alla conquista della Promozione da parte della Virtus Bitritto con 21 presenze e soli 8 gol subiti. La giudichi la tua miglior stagione?

"Senza dubbio il campionato vissuto l’anno scorso a Bitritto è stata la mia migliore stagione. Tornato a Bari, nonostante le offerte di altri club Romagnoli, decisi di ripartire da “zero” ed accolsi l’offerta fattami dal mister Ciccio Mongelli, che ritrovavo dopo l’ ultima esperienza a Conversano, e dalla Virtus Bitritto. Ripartì dalla 1° categoria. Mi ritrovai ad affrontare in campo squadre di ben altro stampo rispetto quelle che fronteggiavo in eccellenza Romagnola, ma questo non mi scoraggiò. Ho vissuto la stagione nel Bitritto con gran umiltà, giocando un gran campionato e contribuendo a fare la storia di questa giovane società con il salto in Promozione".

Sei uno studente di "Scienze Motorie" presso l' Università di Foggia. Il tuo fine è quindi quello di fare dello sport il tuo lavoro?

"Lo sport è la mia vita, vivo per l’essere in campo. Al momento sono partecipe di un progetto molto interessante che mi vede allenare la squadra dei piccoli amici ed il reparto portieri dei giovanissimi e degli esordienti presso la società sportiva Eventi Sportivi di Conversano, che da quest’anno è diventata “scuola calcio Milan”. Il mio sogno sarebbe quello di contribuire, nel mio piccolo, tramite la mia esperienza, alla crescita del profilo calcistico Conversanese. Non nego di “soffrire” molto nel vedere la realtà calcistica attuale, specie se paragonata a quella di altri comuni ai quali Conversano non ha nulla da invidiare".

Chiudiamo con una curiosità. Sei un portiere, ma c'è mai stato un periodo, da bambino, in cui avresti voluto giocare in un altro ruolo?

"Si certo, capitava quando giocavo nei pulcini di alternarmi nei ruoli in mezzo al campo oltre che in porta. Ma vedendo le mie prestazioni come portiere il mister di allora, Francesco Chiaffarato, mi “costrinse” a rimanere tra i pali".

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