Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Alla scoperta dei talenti nostrani fuorisede. Nicola Vavalle

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Prosegue il nostro viaggio nel mondo degli atleti conversanesi militanti in team lontani dalle mura amiche. Questa settimana abbiamo incontrato Nicola Vavalle, 32 anni, protagonista quest’anno con la maglia della Virtus Monopoli nel campionato di Serie B di calcio a 5. Una vita sui campi da calcio per poi passare allo sport indoor per eccellenza.

Nicola, abbiamo inaugurato questa rubrica per capire come mai così tanti conversanesi giochino lontano dal nostro paese.

"Hai scelto la persona giusta, perché io da Conversano me ne sono scappato. È da sei anni che gioco a calcio a 5, e non è un caso che me ne sia andato via dopo il primo anno e mezzo. Fuori ti apprezzano di più. E poi da noi c’è sempre stata la rincorsa gli stranieri. Brasiliani ed argentini che però non hanno mai reso secondo le aspettative. Invece i risultati hanno dimostrato che ci sono tanti ragazzi conversanesi che sono stati costretti ad andare fuori a fare la fortuna di altre squadre".

È un male solo nostro?

"No, molte società ragionano così. Però, per esempio, lo scorso anno ho giocato a Fasano e anche lì c’erano degli stranieri, ma erano dei fenomeni e valeva la pena prenderli. A Conversano questo non è mai successo".

E quindi il conversanese si deve accontentare della panchina…

"Eppure ci sono ragazzi che meritano. Ma se giochi ad un certo livello e non ti danno i giusti meriti e normale che te ne vai. Non è solo una questione di riconoscimento economico, ma anche di sapersi rapportare con le persone. Diciamo che è un problema di considerazione. E secondo le società il conversanese si deve solo accontentare perché a chi viene da fuori devi riconoscere qualcosa in più".

Eppure Conversano può vantare atleti di valore.

"Secondo me ci sono sette otto giocatori ad un livello altissimo. Ma più della metà sono andati fuori. Questo vuol dire che le società non li sanno tenere. Quando gioco contro squadre di Conversano mi rinfacciano il fatto di essere andato furori. Ma chi conosce l’ambiente nostrano del calcio a cinque sa che non è una questione di soldi . è che il giocatore del posto viene considerato di seconda fascia".

Pensi che sia un problema culturale?

"Si, di certo. Pensa che una squadra di otto giocatori tutti della stessa città, per un paese che conta 25mila abitanti, sarebbe un unicum in Italia. E invece non viene valorizzato il territorio ed il prodotto che c’è. È mancanza di valorizzazione di chi e nativo di Conversano".

Negli ultimi anni sono molti i ragazzi che si sono avvicinati a questo sport.

"Il problema è che quando finirà di giocare la nostra generazione dietro di noi non ci sarà nessuno. E questo non perché non ci siano ragazzi bravi. C’è un vuoto enorme perchè non c’è la cultura della formazione. Si dovrebbero unire i giovani con i più esperti che saprebbero far maturare tutto il gruppo. Questo non è stato fatto. E lo dico con rabbia. Io sono incavolato per il fatto di non giocare a Conversano. Il mio desiderio è quello di tornare a giocare qui. Sono anni che aspetto che l’Aiace mi chiami, ma se non cambia la mentalità, se non ti danno la considerazione che vorresti, allora vai in una squadra di pari categoria che però ti fa sentire protagonista".

Quale potrebbe essere la soluzione a questa diaspora?

"Nello sport ci sono due vie: o badi ai risultati o alla crescita. E le due strade possono intrecciarsi. Cercare la crescita significa lavorare negli anni, avvicinare la gente allo sport in generale e poi al calcio a 5. Ci vuole pazienza e le società devono investirci a lunga scadenza. Si dovrebbe iniziare con una crescita a diffusione capillare. Su cento ragazzi ne andranno bene otto, nove. Se ne porti dieci non ne trovi nessuno. Io dico che dovremmo mettere da parte i risultati e cercare di crescere come paese. Lo possiamo fare perchè ci sono esperti e giovani che adorano questo sport. E questo è positivo. Con l’aiuto dei giocatori più grandi si può lanciare un messaggio per avvicinare altre persone e allargare il parco giocatori. Questo è il mio auspicio".

Poi ci sono, forse, troppe società che praticano lo stesso sport.

"Esatto. Molte società che si dividono i ragazzi. Si punta alla quantità e non alla qualità. Spesso è solo per cercare di guadagnarci economicamente".

Lancia un messaggio allo sport conversanese.

"Il mio augurio è quello di tornare a giocarci l’anno prossimo".

Commenti 

 
#3 angelo 2012-03-01 16:36
Io faccio sempre il tifo per i nostri giovani sia a livello nazionale che a livello locale! Non sopporto l'esterofilia. Ma chi sono sti brasiliani?? Se il cognome di un giocatore finisce con "inho" vuol dire che è un campione?? Non è così.....sappiamo noi chi sono i veri campioni fuori e dentro il campo!!! Viva l'Italia viva Conversano!! Forza Nicola!!
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#2 fierobecco 2012-02-28 10:21
Quant'è vero tutto questo, l'esempio lampante è il portiere conversanese degli azzurri, sostituito dopo due gare ...
"nemo profeta in patria"
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#1 W la Verità 2012-02-27 11:46
Grande Nicola, hai detto senza mezzi termini cosa succede nello sport conversanese...... se poi ci aggiungiamo cosa succede con gli assegni degli sponsor, con i versamenti IVA e con le scommesse completiamo il quadro di un sport malato.......MA LE ISTITUZIONI DOVE SONO??????
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